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La rivista
per l'insegnante
di religione |
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(09/01/2007) 5. KARL-JOSEF KUSCHEL, «L’EBREO, IL CRISTIANO E IL MUSULMANO SI INCONTRANO?» NATHAN IL SAGGIO DI LESSING, QUERINIANA, BRESCIA 2006 Presentazione di Mauela Lorini
Per una didattica dell’interculturalità suggeriamo questo saggio recentemente pubblicato dall’Editrice Queriniana, che riprende il dramma di Lessing e ne approfondisce i contenuti in un contesto diverso dall’illuminismo in cui esso ha origine, ma che ne evidenzia l’attualità. L’insegnante che vorrà servirsene per la sua azione didattica troverà in questo saggio numerosi materiali che potrà organizzare secondo le sue opportunità e i suoi obiettivi. I materiali potranno anche essere adattati ai diversi gradi di scuola e alle diverse esigenze di confronti interdisciplinari.
«Non ridete!- Chi sa?
O lasciatelo almeno un’illusione
in cui l’ebreo, il cristiano e il musulmano si incontrano.
Una dolce illusione!»
«Come potrebbero i credenti delle religioni riconciliarsi fra di loro?». Per questa domanda decisiva Lessing scrisse il suo poema drammatico: Nathan il saggio.
Più di 225 anni dopo ci poniamo ancora la stessa domanda, a cui, a quanto pare, non si è riusciti a trovare una risposta convincente. Proprio per questo il dramma di Lessing-Nathan risulta sempre attuale e ben difficilmente perderà la sua attualità nel clima politico mondiale che si è delineato dopo l’attentato alle Torri Gemelle.
Dopo questo terribile evento che ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale, nuovi allestimenti teatrali dell’opera di Lessing sono stati organizzati un po’ in tutto il mondo, ma non in tutti si è mantenuta la visione originale del drammaturgo sul problema della tolleranza religiosa e la convivenza tra ebrei, cristiani e musulmani.
Il saggio di Kuschel si ripropone di ricostruire la genesi del Nathan, di ridonare al dramma il suo significato più autentico e di spiegare la concezione lessinghiana di «pura umanità» che sta alla base del suo modello di convivenza pacifica tra credenti di religioni diverse che noi, alla luce dei fatti odierni, vediamo come un lieto fine da favola irreale e onirico, ma un lieto fine a cui Lessing voleva assolutamente credere.
Il Nathan doveva fungere da contrappunto a proposito di ebrei, cristiani e musulmani, alla precedente drammaturgia europea. Solo quest’opera è strutturata ‘trialogicamente’ e presenta le tre religioni abramitiche non in modo ideale o didascalico, ma libere da pregiudizi e nella maniera più realistica possibile.
Il drammaturgo vuole operare criticamente, in un contesto negativo, ponendo coscientemente in risalto gli aspetti positivi di ebrei e musulmani, secondo una logica di «rivalutazione calcolata del disprezzato» e agendo in una dimensione critica nei confronti del cristianesimo e soprattutto contro i «fanatici cristiani». (Non a caso il Nathan è ambientato al tempo delle crociate).
Il destino di tutti i personaggi dell’opera è indissolubilmente intrecciato, e ciò che all’inizio della pièce sembrava appartenere a mondi separati, alla fine si scopre far parte di un’unica comunità, di un’unica famiglia.
Si è spesso parlato del Nathan come di un dramma teatrale pro-islamico e questo può essere ritenuto vero, secondo Kuschel, nella misura in cui pensiamo di far dipendere la concezione di Lessing dal sufismo. Sono tre le affermazioni chiave presenti nel Nathan che affondano le radici nella cultura musulmana, e cioè: la coesistenza delle religioni come espressione della volontà di Dio, l’emulazione nel compiere il bene e la devozione a Dio.
Il climax della pièce, ma anche dell’ideologia di Lessing, è sicuramente rappresentato dalla «Parabola dei tre anelli», posta non a caso in posizione centrale nel dramma. Questa parabola è ripresa dalla terza novella del primo giorno del Decamerone di Boccaccio, che è a sua volta ripresa dal Novellino e da tradizioni orali anteriori.
Lessing la rielabora in accordo con le sue teorie, attribuendo un valore di equivalenza e pari dignità a tutte e tre le religioni, e assegnando un’importanza centrale all’amore. Infatti, soltanto attraverso la prassi umana dell’amore, dono divino, è possibile resistere all’abisso dell’inganno e del tradimento: questa è la svolta proposta da Lessing verso una cultura dell’emulazione piena d’amore.
L’autore scrive consapevolmente un lavoro anti-tragico, in aperta rottura con la tradizione precedente, confidando nel fatto che proponendo «il miracolo» di una convivenza pacifica e ugualitaria tra credenti di religioni diverse avrebbe esercitato un influsso educativo, generando la speranza di un futuro possibile e doveroso.
Questa «dolce illusione», come ben la descrive l’autore stesso, non potrebbe essere più lontana dal contesto moderno, dopo Auschwitz e dopo l’11 Settembre, ma se ancora ci si interroga sul Nathan probabilmente una speranza di pace, in un mondo così tragico, esiste e la rilettura di questa opera in chiave moderna è finalizzata proprio a far riemergere un sentimento di speranza così spesso abbandonato o dimenticato, dall’uomo moderno, nell’angolo più nascosto di sé.
Nathan, il protagonista del dramma, è sì ebreo, ma è prima di tutto un uomo, un uomo comune che tiene più in considerazione il modo realistico di agire che non le fantasie e le ideologie, un uomo in cui ci si può identificare, che vive in un mondo tragico, ma continua a sperare in un futuro migliore, esattamente come Lessing, esattamente come noi.
(c) 2007 by Editrice Queriniana, Brescia Rubrica a cura di Gianni Francesconi Editrice Queriniana, Brescia (UE) |
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