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La rivista


per l'insegnante
di religione

Mariateresa Zattoni Gillini

ALLELUIA!
Religione cattolica per la scuola primaria


 

Le scelte metodologiche

Il clima di classe

E' scontato dire che il bambino dev’essere il centro dell’apprendimento e che deve porsi in modo attivo, a partire dalla propria esperienza. Molto meno scontato è osservare che il bambino non può essere astratto dal gruppo di classe e che proprio il clima di classe qualifica l’apprendimento. Si è dunque prestata particolare attenzione al clima di classe proponendo alcune strategie:

  1. Alcuni esercizi richiedono una previa discussione di gruppo; l’insegnante formerà "gruppi di consultazione" in cui si elaborino dei significati e delle risposte, e poi ciascuno riporterà in proprio i risultati sul quaderno;

  2. Certi lavori sono propriamente ricerca di gruppo, ed il risultato sarà "premiato" dall’insegnante proprio come prodotto di gruppo, indipendentemente dall’apporto di ciascuno;

  3. Certe discussioni e certe trame di lavoro sono preparate dall’intera classe con l’insegnante, soprattutto là dove si tratta di "mettere in scena" un piccola sitcom, di fare manifesti o di preparare "uscite" di classe per ricerche ed esplorazioni sul territorio.

  4. Dopo aver svolto alcuni esercizi sul Quaderno operativo che riguardano scelte e desideri, ciascun alunno può qualche volta "sbirciare" nel quaderno dei compagni: in pratica, la classe viene invitata a passarsi i quaderni perché ciascuno conosca e gusti le scelte dei compagni.

Il ruolo dell’adulto

Va da sé che l’adulto di riferimento è primariamente l’insegnante, ma non dimentichiamo che il bambino può e deve essere in contatto con altri adulti. Come è noto, spesso i genitori fanno intrusioni sui compiti del figlio (o per mettere fretta, o per controllarli o… per farli al suo posto): ebbene, sono stati programmati proprio alcuni esercizi per cui tale intrusione non solo è permessa ma richiesta. Ci sono domande la cui risposta può essere appresa anche con un apporto adulto (e vanno bene anche i nonni, le zie e le baby sitter!) perché il bambino ha bisogno di verificare la "serietà" delle questioni (risposte sbagliate ammesse!) anche con gli adulti significativi. Tra tali adulti abbiamo anche inclusi gli educatori dei centri giovanili, sempre per il principio che l’unità, se da un lato genera approfondimento, scaturisce anche da posizioni diverse o da diverse esperienze.

La parte narrativa

Nel testo viene dato molto spazio alla narrativa, in particolare alla narrativa biblica, spiegata e attualizzata anche mediante racconti di vita; molti di questi racconti sono parte integrante del Testo e del Quaderno operativo, ma molti altri sono consegnati direttamente nelle mani dell’insegnante all’interno della Guida, perché egli impari a narrarli a viva voce come dono alla classe.
La dignità del narrare ci fa toccare con mano che l’evento comunicativo non è mai lineare: non si dà un puro passaggio unidirezionale da A verso B; l’insegnante che trasmette sapere non sta fuori dalla relazione, è anzi parte integrante di "ciò che passa". Ogni comunicazione, se esige un passaggio da A a B, esige anche un ritorno da B a A: il feed-back che testimonia il rapporto circolare è ben noto alle scienze pedagogiche. Narrare perciò non è ripetizione, non è un riempitivo in assenza di fantasia pedagogica, non è pigrizia in assenza di strategie attive. Anzi, ogni narratore sa bene che, dopo il fascino del racconto, niente rimane immutato: l’attività (e non l’attivismo) nasce da questo fulcro: pensieri, disegni, animazioni, piste, ricognizioni non sono semplici aggiunte, ma fanno parte a pieno titolo del narrare come l’abbiamo inteso.

Perché Alleluia?

Alleluia, nella Bibbia, è un Leitmotiv di lode a Jahwé per la vittoria della luce sulle tenebre, della riconciliazione sulla malvagità. è una sorta di contro-veleno in un mondo di violenti e di senza speranza. E così osiamo pensare che questo nome sacro, squillante e vivace per un testo di IRC induca una sorta di allegria, di gioia e di fiducia in un mondo migliore.


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