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Mariateresa Zattoni Gillini
ALLELUIA!
Religione cattolica per la scuola primaria
Le scelte metodologiche
Il clima di classe
E' scontato dire che il bambino dev’essere il
centro dell’apprendimento e che deve porsi in modo attivo, a partire
dalla propria esperienza. Molto meno scontato è osservare che il bambino
non può essere astratto dal gruppo di classe e che proprio il clima di
classe qualifica l’apprendimento. Si è dunque prestata particolare
attenzione al clima di classe proponendo alcune strategie:
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Alcuni esercizi richiedono una previa discussione
di gruppo; l’insegnante formerà "gruppi di consultazione" in cui si
elaborino dei significati e delle risposte, e poi ciascuno riporterà in
proprio i risultati sul quaderno;
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Certi lavori sono propriamente ricerca di gruppo,
ed il risultato sarà "premiato" dall’insegnante proprio come prodotto di
gruppo, indipendentemente dall’apporto di ciascuno;
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Certe discussioni e certe trame di lavoro sono
preparate dall’intera classe con l’insegnante, soprattutto là dove si
tratta di "mettere in scena" un piccola sitcom, di fare manifesti o di
preparare "uscite" di classe per ricerche ed esplorazioni sul
territorio.
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Dopo aver svolto alcuni esercizi sul Quaderno
operativo che riguardano scelte e desideri, ciascun alunno può qualche
volta "sbirciare" nel quaderno dei compagni: in pratica, la classe viene
invitata a passarsi i quaderni perché ciascuno conosca e gusti le scelte
dei compagni.
Il ruolo dell’adulto
Va da sé che l’adulto di riferimento è
primariamente l’insegnante, ma non dimentichiamo che il bambino può e
deve essere in contatto con altri adulti. Come è noto, spesso i genitori
fanno intrusioni sui compiti del figlio (o per mettere fretta, o per
controllarli o… per farli al suo posto): ebbene, sono stati programmati
proprio alcuni esercizi per cui tale intrusione non solo è permessa ma
richiesta. Ci sono domande la cui risposta può essere appresa anche con
un apporto adulto (e vanno bene anche i nonni, le zie e le baby sitter!)
perché il bambino ha bisogno di verificare la "serietà" delle questioni
(risposte sbagliate ammesse!) anche con gli adulti significativi. Tra
tali adulti abbiamo anche inclusi gli educatori dei centri giovanili,
sempre per il principio che l’unità, se da un lato genera
approfondimento, scaturisce anche da posizioni diverse o da diverse
esperienze.
La parte narrativa
Nel testo viene dato molto spazio alla narrativa,
in particolare alla narrativa biblica, spiegata e attualizzata anche
mediante racconti di vita; molti di questi racconti sono parte
integrante del Testo e del Quaderno operativo, ma molti altri sono
consegnati direttamente nelle mani dell’insegnante all’interno della
Guida, perché egli impari a narrarli a viva voce come dono alla classe.
La dignità del narrare ci fa toccare con mano che l’evento comunicativo
non è mai lineare: non si dà un puro passaggio unidirezionale da A verso
B; l’insegnante che trasmette sapere non sta fuori dalla relazione, è
anzi parte integrante di "ciò che passa". Ogni comunicazione, se esige
un passaggio da A a B, esige anche un ritorno da B a A: il feed-back che
testimonia il rapporto circolare è ben noto alle scienze pedagogiche.
Narrare perciò non è ripetizione, non è un riempitivo in assenza di
fantasia pedagogica, non è pigrizia in assenza di strategie attive.
Anzi, ogni narratore sa bene che, dopo il fascino del racconto, niente
rimane immutato: l’attività (e non l’attivismo) nasce da questo fulcro:
pensieri, disegni, animazioni, piste, ricognizioni non sono semplici
aggiunte, ma fanno parte a pieno titolo del narrare come l’abbiamo
inteso.
Perché Alleluia?
Alleluia, nella Bibbia, è un Leitmotiv di lode a
Jahwé per la vittoria della luce sulle tenebre, della riconciliazione
sulla malvagità. è una sorta di contro-veleno in un mondo di violenti e
di senza speranza. E così osiamo pensare che questo nome sacro,
squillante e vivace per un testo di IRC induca una sorta di allegria, di
gioia e di fiducia in un mondo migliore. |