06/11/2017
381. IN MEMORIAM Gregory Baum (1923-2017): Il teologo tedesco-canadese che ha aiutato la Chiesa cattolica ad aprirsi di Stephen Bede Scharper (Professore associato dell’Università di Toronto)
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Gregory Baum, il più eminente teologo cattolico canadese, si è spento il 18 ottobre 2017 a Montreal, all’età di 94 anni.

Uomo di profonda conoscenza, amante della disciplina, e dotato di un eccezionale coraggio intellettuale, grazie agli oltre venti libri pubblicati, alle centinaia di articoli, alle molte interviste rilasciate e alle migliaia di studenti avuti in più di mezzo secolo d’insegnamento, Baum si è fatto portavoce e anche esempio dell’”apertura al mondo moderno” della Chiesa cattolica.

Quando papa Giovanni XXIII decise di “aprire le finestre” della chiesa, indicendo il concilio Vaticano II (1962-1965), Baum, all’epoca sacerdote agostiniano fresco di dottorato con una tesi sull’ecumenismo, venne convocato a Roma per contribuire ad arieggiare quelle stanze e a rinnovare un’istituzione sempre più paralizzata.

In qualità di perito, Baum ha collaborato alla stesura dei decreti conciliari sull’ecumenismo e sulle relazioni con le fedi non cristiane, dando il proprio contributo al nuovo interesse della chiesa per un’apertura al protestantesimo e all’ebraismo, segnando così una rottura foriera di nuove speranze dopo secoli bui di ostilità e intolleranza religiosa. Queste dichiarazioni rappresentano tutt’ora l’insegnamento più autorevole della chiesa su queste tematiche.

Proprio come sant’Agostino d’Ippona (354-430), suo maestro spirituale (le cui Confessioni suscitarono la sua conversione al cattolicesimo), Baum, nato a Berlino e cresciuto nella fede protestante, a causa della discendenza ebraica [da parte materna] fu costretto a lasciare la Germania appena diciassettenne, e a lottare per trovare la propria autenticità spirituale nel mezzo di questi enormi sconvolgimenti politici e culturali. Questa ricerca si è manifestata, a livello personale, nel percorso che l’ha portato all’ordinazione sacerdotale nel 1947, negli anni fruttuosi del sacerdozio e, a causa di pressioni ecclesiastiche, nel ritiro sommesso dal ministero ordinato, nel 1976.

Sebbene sia impossibile descrivere qui appieno una figura che ci lascia un’eredità intellettuale così ricca, vi sono diversi aspetti del percorso teologico di Baum che danno conto del suo contributo straordinario, sia come teologo sia come persona.

Il primo è la disciplina, spirituale e professionale. Negli anni del mio dottorato con lui alla McGill University, sono rimasto profondamente colpito dalla sua etica lavorativa, che lo teneva in ufficio dal mattino presto fino a pomeriggio inoltrato. A Baum il lavoro donava energia, e non lo fiaccava. Credo che per lui disciplina significasse vivere una vita pienamente integra, restando fedele alla propria devozione verso Dio, il prossimo, la chiesa, e verso quelle comunità in lotta per la propria dignità, per i diritti umani e la giustizia sociale. Baum desiderava vivere con un cuore aperto e fecondo; la disciplina lo ha aiutato a mantenere salda la propria anima sottile.

Una seconda qualità che Baum ci ha lasciato è il coraggio. Nella sua autobiografia, The Oil Has Not Run Dry: The Story of My Theological Pathway, Baum riporta con un certo imbarazzo le proprie opinioni precedenti al Vaticano II sull’ebraismo, il protestantesimo e sul ruolo del cristiano, che egli percepiva, guardando a se stesso, come piuttosto chiuse e ristrette, in principio.

Egli documenta come, grazie alle idee, alle letture e ai propri maestri, si è sentito sfidato a dischiudere la propria fede per includere dei concetti che accogliessero queste lotte di senso ovunque si trovassero. La sua fede sciovinista divenne più spaziosa e accogliente, in particolare verso gli emarginati per motivi sociali o economici, compresi i poveri, le donne, gli omosessuali e le lesbiche, i musulmani e le persone di colore. Ha dimostrato che il teologo fedele, come la sua chiesa, possiede la capacità di “sfidare la propria mente”.

Una terza dimensione degna di nota nella vita di Baum è la sua adesione all’”opzione preferenziale” per i poveri e gli emarginati della teologia della liberazione, e l’attenzione rivolta alle scienze sociali in quanto partner essenziale per il dialogo.

Laddove la filosofia era, per tradizione, l’interlocutrice principale della teologia, Baum si rivolse alle scienze sociali per una migliore autocomprensione teologica ed ecclesiale.

Nella sua opera pionieristica, Religion and Alienation, che prende le mosse dal suo abbandono, nel 1969-1971, della New School for Social Research di New York, Baum riusciva a far dialogare i frutti delle riflessioni di Alexis de Tocqueville, Emile Durkheim, Ferdinand Toennies e Max Weber, tra gli altri, con la teologia contemporanea.

Questa commistione rese possibile per i cristiani comprendere che le ideologie, le circostanze sociali ed economiche e le condizioni culturali aiutarono a modellare e spiegare gli insegnamenti della chiesa lungo i secoli. Rendendo questa tradizione intellettuale tanto vivida e chiara per la teologia contemporanea, Baum diede il proprio contributo nel fornire ai teologi della liberazione quei fondamenti intellettuali, necessari per esaminare le strutture sociali dell’oppressione razziale, economica, politica, culturale e di genere.

La vita di Baum è stata contrassegnata da questa apertura, dalla compassione e dalla gratitudine, doti che rimangono costanti lungo la sua esistenza, nei suoi scritti e nelle innumerevoli vite che ha toccato.

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È anche da ricordare che il prof. Gregory Baum è stato attivo nei suoi molteplici contributi per la rivista internazionale di teologia «Concilium». Fin dall’inizio della sua edizione, Baum ha collaborato come membro consigliere nel Comitato direttivo, sul tema del rapporto tra chiesa ed ebraismo. In seguito poi ha assunto la direzione della tematica “Sociologia della religione”, nella quale sezione ha organizzato interessanti temi monografici con due sociologi americani, John Coleman e Andrew Greeley. Inoltre in lingua italiana ha al suo attivo La credibilità della Chiesa oggi (Queriniana 1969), dove difende gli sforzi di aggiornamento della chiesa cattolica nel tempo del post concilio. Ha anche collaborato ad una panoramica sulla teologia nordamericana, Teologia dal Nordamerica, a cura di Dean Peerman e Rosino Gibellini (Queriniana 1974, «Giornale di teologia» 80).






[traduzione dall'inglese-americano di Chiara Benedetti]



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