15/09/2023
543. LA VITA È UN PUZZLE DI 99 PEZZI di Clemens Sedmak
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In questa puntata del blog, vi proponiamo una gustosa riflessione di Clemens Sedmak (tratta da: Vivere il bene), sull’opera La vita, istruzioni per l’uso di G. Perec. Che cos’è la vita, per Perec? Forse un puzzle personale, che ci è dato costruire con decine di pezzi che Qualcuno mette a nostra disposizione? E se i pezzi non combaciano come vorremmo?

 

Un approccio particolare alla vita è quello offerto nel 1978 da Georges Perec, un autore francese (1936-1982), il quale, nella sua opera monumentale La vita, istruzioni per l’uso, sceglie un indirizzo parigino fittizio (Rue Simon-Crubellier, 11) e in novantanove capitoli descrive uno stabile con le sue (novantanove) stanze, i suoi dieci piani e i suoi numerosi abitanti. Ciò viene fatto sotto forma di «romanzi», come suggerisce il sottotitolo del libro. Perec racconta centinaia di storie, gioca con citazioni e allusioni; era infatti un artista del linguaggio, capace di scrivere un altro romanzo di ben trecentoventi pagine in francese (La disparition) senza mai impiegare la lettera «e».

Ebbene, che cos’è la vita? Perec ci fa capire molto dai volti e dalle storie delle donne e degli uomini che abitano questa casa: sembra che in questa grande casa si riuniscano cose assolutamente impossibili da collegare. La stessa trama ha una durata reale di soli pochi minuti e non se ne riesce a cogliere il filo conduttore, anche se la struttura è costruita con rigore matematico. Il centro misterioso è costituito dall’arte del puzzle.

In breve: Bartlebooth, un inglese facoltoso, si era proposto un progetto di vita di cinquant’anni; per dieci anni aveva voluto studiare la pittura ad acquerello, poi aveva voluto viaggiare per il mondo per vent’anni, ritraendo cinquecento paesaggi marini, che con grande dispendio erano stati accuratamente trattati da un artigiano specializzato in modo da formare con ciascuna un complicato puzzle. Inoltre Bartlebooth aveva ordinato appositamente cinquecento scatole assolutamente uguali di cartone nero. Nel giro di vent’anni, ogni quindici giorni lo stesso Bartlebooth doveva ricostruire ogni puzzle e rispedirlo nel luogo stesso in cui era stato dipinto. Là ogni acquerello, esattamente vent’anni dopo la sua creazione, doveva essere immerso in una soluzione solvente da cui non sarebbe riemerso che un semplice foglio di carta senza tracce del dipinto. Questo era il progetto, il progetto principale. Tuttavia è un progetto che non potrà realizzarsi completamente, poiché la vista di Bartlebooth si va affievolendo e per questo i puzzle gli diventano sempre più complicati. Così Bartlebooth non riesce a completare i puzzle secondo il suo piano e muore mentre sta finendo il puzzle numero 439, in ritardo già di sedici mesi rispetto al progetto di vita che si era fatto.

Si può dire allora che la vita ha vinto perché non si lascia ridurre a un calcolo perfetto, dove tutto va liscio e i conti tornano sempre!?



Progettare la vita

Nella letteratura filosofica si trova il concetto di «progetto di vita». Un progetto di vita comprende dei propositi di lungo periodo e anche dei «modi di approcciarsi alla vita», delle strategie di vita. In tal modo i desideri e gli sforzi saranno inquadrati in un ordine («autobiografico»). Il filosofo americano John Rawls riteneva addirittura che la caratteristica di un uomo razionale fosse la costruzione di un progetto di vita che gli consentisse di coltivare delle capacità e di raggiungere degli obiettivi. Una vita buona, dice Rawls, consiste senz’altro anche nel perseguire con successo un progetto razionale di vita.

Ma il progetto di vita fatto da Bartlebooth era razionale? In ogni caso per dieci anni aveva assecondato una propria capacità (l’arte dell’acquarello), trasformandola poi coerentemente e, viaggiando in tutto il mondo, utilizzandola per esercitare altre capacità (le «capacità necessarie per il puzzle»: tenacia, pazienza, abilità combinatoria, spirito di osservazione), inserendo il tutto in una cornice che ricorda un’opera d’arte buddhista, che viene cancellata dopo essere stata costruita con grande fatica.

Perec tuttavia fa capire se non altro che la vita non si lascia ridurre completamente a un progetto perfetto – è in ogni caso sorprendente che Bartlebooth abbia avuto tanta tenacia. Perché in realtà si presentano i problemi di salute, le persone si innamorano, attraversano delle crisi, ciò che è stato costruito viene meno prima del tempo, ciò che si è iniziato non viene finito (per tempo), le persone amate escono dalla vita, fanno errori, falliscono, conoscono il successo e poi la rovina. La vita sorprende sempre, al di là di ogni progetto; si manifestano rotture e strappi, ma si possono scoprire anche ponti e un continente inatteso. 



La vita non si lascia prevedere

Questa è la vita. «Qui si può solo descrivere e dire: così è la vita umana», aveva annotato il pensatore austriaco Ludwig Wittgenstein, constatandone la molteplicità e la ricchezza. La vita non si lascia prevedere – può essere completamente sconvolta da un piccione che un bel momento si presenta davanti alla porta della propria camera (è il contenuto nella novella di Patrick Süskind, Il piccione).

Proviamo a immaginare un regime dittatoriale che il giorno del diploma sorteggia o distribuisce progetti di vita. A ogni ragazzo viene attribuito un posto da studente all’università o una professione, indicando forse anche la data in cui sposarsi e il nome della sposa o dello sposo. Non di rado è andata così nel caso di carriere professionali già tracciate («Tu rileverai il negozio di famiglia», «Tu imparerai il mestiere di tuo padre») o nel caso di matrimoni combinati. Ma anche questi punti di riferimento combinati non anticipano la vita. Il piccione di cui abbiamo detto può scombinare ogni cosa e lo stesso vale per un innamoramento o un’ispirazione. […]

Il concetto di «progetto di vita» dimostra la sua inadeguatezza. Infatti si può forse affermare che se anche il progetto di Bartlebooth del romanzo di Perec fosse riuscito, in realtà sarebbe stata la vita a vincere, visto che la pienezza della vita si può manifestare anche in cose che restano senza traccia. Perec si è sempre interessato dell’ordinario, di ciò che è comune, riuscendo a scorgere l’elemento profondo e speciale in ciò che in apparenza non lo è affatto.

La vita di ciascuno, ogni incontro nella vita di una persona può assumere una profondità speciale. Ogni vita umana ha una sua profondità; ogni incontro può avere una profondità. Una volta, Raymond Queneau, un contemporaneo e collega scrittore di Perec, nei suoi Esercizi di stile ha descritto un piccolo avvenimento non particolarmente emozionante avvenuto su un omnibus di Parigi applicandovi novantanove variazioni di stile, utilizzando prospettive differenti e diversi mezzi stilistici, come il racconto, la lettera, il sogno, la profezia, la metafora. Così, un banale accadimento acquista importanza. È un esercizio che merita di essere fatto per alcune esperienze.

Il polacco Janusz Korczak, pediatra e direttore di un orfanotrofio, ha detto che se si vuole comprendere un bambino bisogna riflettere in modo approfondito su degli accadimenti particolari: perché il bambino ha reagito così in quella situazione, perché ha detto questo e perché lo ha detto in quel modo? L’osservazione dei dettagli è fruttuosa. Non deve meravigliare che Janusz Korczak avesse una stima particolare per l’entomologo francese Fabre, famoso per il suo fenomenale spirito di osservazione. I piccoli avvenimenti tradiscono molte cose: «Un buon educatore sa che vale la pena riflettere anche sui piccoli episodi: è là che si nascondono i problemi». Un’osservazione allora è come la tessera di un puzzle all’interno di un gioco ben più grande.

Perec utilizza l’immagine del puzzle per descrivere la vita; è un simbolo adeguato? La personalità di un singolo è fatta da tutto quello che costituisce la sua vita; da una notte di veglia al capezzale di un malato, da uno sfogo di rabbia di cui poi ci si pente, da un primo contatto delicato, dalla partenza per un viaggio, da un forte mal di denti, dal ritorno da una spedizione, dall’esperienza del lutto per una perdita. La vita è tutto questo.



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