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Che cosa significa la Pasqua
Karl Rahner

Che cosa significa la Pasqua

Prezzo di copertina: Euro 7,00 Prezzo scontato: Euro 6,65
Collana: Meditazioni 262
ISBN: 978-88-399-3262-4
Formato: 11 x 20 cm
Pagine: 64
Titolo originale: Was Ostern bedeutet
© 2021

In breve

«Di fronte alle tante speculazioni, noi diciamo “Pasqua”, risurrezione. E ciò significa che il futuro definitivo è già iniziato. La trasfigurazione del mondo non è un ideale, ma una realtà» Karl Rahner.

Descrizione

Karl Rahner, teologo di fama mondiale, è anche il più grande autore nel campo della spiritualità del XX secolo. Quando parla della fede cristiana è per indicare quanto la fede arricchisce la vita. Ciò vale anche per la Pasqua, che è molto più del sentire la primavera che sboccia, organizzare la gita fuori porta o godere qualche giorno di vacanza. È per Rahner il nucleo misterioso della fede cristiana che dona gioia, che dà forza, che motiva la vita.
Con le quattro meditazioni qui raccolte si acquisisce una miglior comprensione dei contenuti centrali della fede cristiana interiorizzando «che cosa significa la Pasqua» e perché i cristiani sono ottimisti. Infatti «a partire dalla morte e dalla risurrezione di Gesù ora, nell’intimo della terra, brucia il fuoco di Dio che trasfigura in bene la terra pezzo per pezzo, così che il credente può amarla anche se percepisce di questo processo di trasformazione tanto poco quanto dell’aria in cui ci muoviamo».

Recensioni

Questa frase di Karl Rahner la dice lunga sull’assenza di confini tra l’essere un teologo e un uomo di spiritualità: «Uno non si fa certo gesuita per diventare un giorno professionista di filosofia, ma per prendersi cura delle anime, per essere prete, religioso. Ho sempre fatto teologia per l’annuncio, la predicazione e la cura delle anime». Un bel monito per i teologi e la teologia di oggi, di quelli che verranno.
Queriniana raccoglie in questo prezioso piccolo testo 4 meditazioni del gesuita p. Karl.
«Nel primo testo – scrivono i curatori del libretto, Andreas R. Batlogg e Peter Suchla – Rahner strappa il venerdì santo dai libri della storia e lo pone al centro della nostra vita. Il testo del sabato santo: noi abbiamo fatto il salto dal nulla alla vita e nessuna morte può mai più prenderci questa esistenza che rimane conservata sempre in Dio». Il testo poi prosegue con due contributi sulla Pasqua. «Rahner colloca la risurrezione all’interno della domanda di senso dell’essere umano, a cui Dio dà una risposta quasi incredibile: inizio della gloria. Con il quarto testo Una fede che ama la terra Rahner indica che cos’è l’ottimismo cristiano».
Ho scelto, in questo caso, di non riportare frasi scelte di Rahner dalle sue 4 meditazioni perché è come togliere una pietra da un mosaico: bisogno contemplarlo nell’insieme, personalmente.


G. Ruggeri, in Recensionedilibri.it 14 aprile 2021

La Pasqua è il nucleo misterioso della fede cristiana che dona gioia, che dà forza, che motiva la vita.

L’autore definisce il primo Venerdì santo “lo scandalo, la follia della croce”, che però, come dice san Paolo, è invece la “sapienza e la forza” di Dio per coloro che credono. Ai piedi della croce siamo responsabili di questa morte, colpevoli, debitori di amore verso gli altri. Siamo piuttosto pessimisti, incompresi, mentre, stando sotto la croce, ci sentiremmo rianimati dalla grazia di Dio, levando lo sguardo verso il Crocifisso, immergendoci nel mistero della sua morte.

Nelle sue ultime parole è delineato il baratro dell’esistenza, in cui però pulsa l’amore e la vita stessa, cioè Dio. Invocando il Padre e ponendo nelle sue mani la vita, la morte, verrà poi come conseguenza il premio della salvezza.

Il Sabato Santo è un giorno aliturgico, che si interpone tra l’orrore del Venerdì santo e il giubilo della Pasqua: è un simbolo dell’ordinaria trama della vita, una fase di transizione, in cui magari il “peggio” è alle spalle, ci siamo raccolti in una rassegnazione. Occorre però, come nel passaggio tra il Venerdì santo e la Pasqua, trasformare la sopportabilità del dolore in una felicità eterna. Così il Sabato santo della nostra vita deve far perseverare nella speranza del premio finale, la gloria di Dio.

Perciò occorre pazienza nell’aspettare, buon umore che non vede tutto tragico, prontezza a lasciar posto agli altri, fiducia di riuscire nonostante le difficoltà, con il coraggio di trovare una soluzione. La virtù fondamentale è la speranza, con la quale si fa tutto il possibile e si affida l’impossibile a Dio. Così il trambusto è passato. Ora sta per venire la Pasqua, la vita vera ed eterna.

La Pasqua non è un avvenimento passato: la Risurrezione è l’inizio della gloria che si sta compiendo e durerà a lungo e troverà compimento attraverso il dolore mortale di una trasformazione naturale e universale.

La natura si evolve nel tempo in uno sviluppo dietro al quale sta la potenza creatrice di Dio. Così anche la storia dell’umanità è orientata verso una meta con una direzione irrevocabile che trova la sua pienezza in Dio, che è il punto terminale della storia. Questo si è realizzato attraverso la morte di Gesù di Nazareth, crocifisso e risorto, che proprio nella Pasqua apre il cammino verso la beatitudine eterna.

Infatti Cristo è asceso al cielo nella sua umanità, che viene poi glorificata condividendo ogni sofferenza umana, per cui lo troviamo, ad esempio, nel mendicante a cui facciamo un dono. É misericordioso con chi pecca, elargendo il suo amore eterno, al di là di ogni divisione umana, ponendosi come luce che illumina i nostri giorni.

A questo punto entra in gioco la nostra fede. Se noi crediamo nel Cristo risorto, venuto tra noi per renderci partecipi della sua resurrezione, godiamo dello splendore della sua gloria che si manifesta in ogni realtà terrestre.

Le meditazioni aiutano a comprendere i contenuti centrali della fede cristiana che sono motivi propulsori del nostro vivere quotidiano, animato dalla gioia dell’amore misericordioso che trae origine dal Salvatore risorto.


G. Stucchi, in ValtellinaNews.it 31 marzo 2021

GENERARE, SEGNO DI SPERANZA (28:03:2021)

<br>I due curatori – Andreas R. Batlogg e Peter Suchla – hanno raccolto per la prima volta in un singolo volumetto quattro brevissime meditazioni (pp. 17-52) scritte dal grande teologo tedesco (1904-1984) nella settimana santa del 1957 (Venerdì santo, Sabato santo), nel 1946 la prima sulla Pasqua (Inizio della gloria) e nel 1950 la seconda (Una fede che ama la terra). Edite varie volte in svariati volumi, sono ora disponibili in italiano in un volume ad esse specificamente dedicate.

Rahner non amava la distinzione fra scritti teologici e altri testi definibili come “spirituali” o “devozionali”. Per lui non esisteva un confine preciso. Rahner si chiedeva come i contenuti della fede si attuino e si estendano nella vita quotidiana ed era molto attento allo svolgimento dell’anno liturgico. I suoi scritti più divulgativi sono sempre stati molto apprezzati per la loro ricchezza teologica e accessibilità di linguaggio.

Nell’introduzione (pp. 5-16) i due curatori forniscono una traccia sicura di lettura dei testi rahneriani. Ce ne avvaliamo per tener fermo e sicuro il filo del discorso. Nella prospettiva dell’abisso tremendo della morte, il Venerdì santo lo si può vivere solo nell’abbandono al Padre, anche se è difficile percepire il suo amore che ci attende. Quel giorno ha fatto emergere ciò che ancora rimane in atto: lo scandalo, la follia della croce. Questa pazzia – dice però Paolo – è tuttavia la sapienza e la forza di Dio per coloro che credono.

L’abisso è duro da affrontare, ma occorre tener duro e resistere, perché, alla fine, «sarà per noi giocoforza puntare gli occhi sull’abisso e precipitarvi a corpo morto» (p. 20). Siamo pieni di forze vitali, ma è bene stare sotto la croce. Lì ci possiamo lasciar rianimare dalla grazia di Dio, accettare di buon grado lo scandalo e l’assurdità del nostro «punto di vista» considerandolo come «forza e sapienza di Dio», guardando al Crocifisso, tuffandoci nel mistero della sua morte.

Per non sbagliare anche l’ultimo atto della nostra vita, «è molto meglio celebrare anticipatamente il Venerdì santo del Signore, accostandosi alla sua croce, ripetendo con lui le sue ultime parole» (pp. 21-22). In questo modo è possibile vedere l’abisso in cui si piomba, ma «si crede fermamente che in esso pulsa l’amore e la vita stessa: Dio» (p. 22). Tutto il fattibile è compiuto, quando si invoca il Padre affidandogli la propria vita, il proprio spirito, la propria morte. L’estasiante premio della salvezza verrà poi come logica conseguenza.

Il Sabato santo rappresenta la realtà che gli uomini vivono tutti i giorni. Esso rappresenta il luogo in cui la persona agisce, decide, riesce o fallisce. È il simbolo del quotidiano. La sua «mediocrità» si estende fra il timore e il giubilo. Nella quotidianità si sperimentano dolori e preoccupazioni, ma noi siamo, noi abbiamo fatto il salto dal nulla alla vita, e siamo davvero e nessuna morte può ormai prenderci questa esistenza, che rimane conservata per sempre in Dio.

Il Sabato santo è però anche il passaggio tra il Venerdì santo e la Pasqua. Per questo motivo il cristiano non deve rassegnarsi alla mediocrità, alla normalità della propria esistenza, perché la sua vita sta già nel segno della Pasqua e non ha il diritto «di essere troppo modesto». La quotidianità «si muove risolutamente in direzione della Pasqua, e pertanto i cristiani sperano non solo che i loro giorni non siano tutto ciò che la vita ha da offrire; dalla Pasqua possono pretendere quasi tenacemente, senza falsa modestia» (p. 14).

La prima riflessione sulla Pasqua come Inizio della gloria si sofferma sul fatto che essa non è un evento passato, ma puro presente. Con la Pasqua, nel mondo è cominciato qualcosa che irreversibilmente lo muove verso il suo significato pieno. La miccia è stata accesa nel passato, brucia ora, ma cambierà inarrestabilmente il futuro nel futuro buono di Dio. Il risuscitamento di Gesù è posto all’interno della domanda di senso dell’essere umano, a cui Dio dà una risposta quasi incredibile.

La seconda meditazione sulla Pasqua, dal titolo Una fede che ama la terra, riflette sul fatto che siamo in cammino verso la nostra reale dimora ma sulla terra non siamo solo ospiti passeggeri. Si deve amare il cielo o la terra? Rahner risponde riflettendo sull’ottimismo cristiano. La terra si sviluppa positivamente. Siamo figli di questa terra e tali rimaniamo, ma da Pasqua la terra non è più quello che era. Dal momento della morte e risurrezione di Gesù, nel più intimo della terra brucia, figurativamente, il fuoco di Dio. Esso trasfigura progressivamente la terra in bene, così che il credente può amarla, anche se di questo processo di trasformazione il cristiano avverte poco, tanto quanto l’aria che respira e in cui si muove.


R. Mela, in SettimanaNews.it 27 marzo 2021

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