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Dio, natura, umanità
Markus Knapp

Dio, natura, umanità

Per una lettura teologica della crisi climatica

Prezzo di copertina: Euro 25,00 Prezzo scontato: Euro 23,75
Collana: Giornale di teologia 473
ISBN: 978-88-399-3473-4
Formato: 12,3 x 19,3 cm
Pagine: 192
© 2025

In breve

La grave crisi climatica che stiamo vivendo non è solo un problema ambientale, ma svela le storture di un rapporto umano-natura che è problematico in radice. Knapp propone di passare dal comando di “dominare” alla custodia responsabile.

Una prospettiva filosofico-teologica originale e aperta al dialogo.

Un riassetto sostanziale del rapporto dell’umanità con la natura e con Dio.

Descrizione

La crisi climatica sta alterando in maniera irreversibile le condizioni di sopravvivenza sul nostro rapporto con la natura. Ora, secondo alcuni, un atteggiamento predatorio e di dominio dell’umano verso la natura sarebbe stato legittimato proprio delle religioni bibliche, in nome di un’investitura da parte del dio creatore.
Markus Knapp esamina a fondo entrambe le questioni ed entra poi in dialogo con il pensiero di Horkheimer e Adorno, che si cimentano in un radicale ripensamento dell’illusione illuministica del “progresso indefinito” e in una profonda conversione del rapporto uomo-natura.
È questa la sponda filosofica per una potente interpretazione teologica della crisi climatica, che corregge i presupposti sbagliati e ci porta a riconoscere la nostra dipendenza creaturale. La Scrittura chiama gli esseri umani a custodire in modo responsabile il creato, riconoscendone il valore intrinseco e l’indisponibilità.
Un testo chiaro, profondo e necessario per chiunque voglia confrontarsi seriamente con la più grande sfida per l’umanità del XXI secolo.

Recensioni

Tra le tante pubblicazioni che indagano la crisi climatica, è sempre più difficile trovare testi che offrano prospettive nuove. Molte opere si riducono a un commento, più o meno approfondito, della Laudato si', peraltro, senza nessun approccio teologico. Citare il papa sembra essere divenuto per molti autori un modo per dare autorevolezza al proprio pensiero. Tuttavia, questo rischia di impoverire il dibattito teologico e privarlo di una prospettiva innovativa e profetica.

In questo panorama teologico, lo studio di Markus Knapp, professore di Teologia fondamentale all'Università di Bochum, si distingue per la profondità dell'analisi del problema climatico. L' A. si colloca come una voce fuori dal coro, offrendo una prospettiva che si discosta dalle consuete letture, per proporne una veramente teologica, fondata sulla Scrittura e su di solido pensiero filosofico. Uno degli aspetti interessanti di questo studio è la scelta di non citare mai la Laudato si' né altri documenti del magistero. Questa decisione, che potrebbe essere letta da alcuni poco "cattolica", trova invece la sua ragion d'essere: elaborare un approccio teologico alla crisi ambientale che non si limiti a ripercorrere sentieri già battuti o a cercare scorciatoie, ma che si sforzi di interrogare in profondità le Scritture e l'esperienza umana. Va sottolineato, tuttavia, che anche senza richiamare esplicitamente il Magistero di Francesco, il pensiero di Knapp si muove in profonda sintonia con esso.

Il punto di partenza dell'indagine del teologo tedesco si fonda su una riflessione circa il nostro rapporto con la natura. L'A. invita a considerare la natura non esclusivamente come realtà esterna all'essere umano, ma come una dimensione che ci abita e ci costituisce. In questa prospettiva, la natura non è soltanto ciò che ci circonda, ma è quella parte di cui siamo intrinsecamente partecipi; proprio in questa doppia appartenenza si annida la radice degli sconvolgimenti ambientali che stiamo sperimentando.

Knapp sottolinea quanto sia fondamentale interrogarsi sulla posizione dell'essere umano nel mondo e nel suo rapporto con Dio. Tale riflessione risulta imprescindibile per comprendere le cause profonde della crisi ambientale, poiché la relazione che l'uomo intrattiene con la natura è inevitabilmente influenzata dalla consapevolezza di essere parte di essa. L'A. evidenzia inoltre che, se la maggior parte degli individui nel mondo si riferisce a valori religiosi o a una qualche forma di credo, questa dimensione non può essere esclusa nell'analisi del rapporto distorto che spesso caratterizza la relazione tra uomo e natura. Secondo questa impostazione, la presenza di valori religiosi e di credenze spirituali nella vita delle persone costituisce un elemento centrale per tentare di comprendere come si sia generato e come si sia sviluppato un rapporto problematico con la natura. Ignorare questa componente significherebbe trascurare una parte essenziale del vissuto umano e delle dinamiche che hanno portato agli attuali sconvolgimenti.

Dopo aver risposto alle accuse secondo cui la religione ebraico-cristiana sarebbe all'origine della crisi ambientale, l'A. dimostra come, al contrario, sia proprio la dimensione religiosa a offrire una chiave di lettura profonda del problema. Infatti, di fronte al fenomeno della "morte di Dio" e allo smantellamento di tutto l'impianto metafisico della filosofia, l'uomo si ritrova immerso in una solitudine e angoscia esistenziale. La liberazione da Dio, che a molti poteva sembrare un progresso, ha in realtà privato l'essere umano dell'unico Assoluto capace di instaurare con lui una relazione autentica e di dare senso alla sua esistenza. L'assenza di Dio ha lasciato così l'uomo privo di un fondamento solido a cui ancorarsi, accentuando il senso di smarrimento e di vuoto che caratterizza la condizione contemporanea.

Il riconoscimento della presenza costante di Dio, al contrario, che si fa vicino e si rende accessibile in Gesù, costituisce la base di una relazione giusta e responsabile anche con il creato. Solo a partire da questo rapporto è possibile superare questa solitudine. Knapp, nel suo percorso, si rifà alla riflessione della scuola di Francoforte, in particolare alla celebre opera Dialettica dell'illuminismo di Adorno e Horkheimer. In questo contesto, viene messo in luce come la ragione illuminista, nata con l'intento di emancipare l'umanità dalle superstizioni religiose e dalle credenze oscurantiste, abbia paradossalmente contribuito ad accrescere le tante barbarie che affliggono l'umanità. Secondo l'A., Adorno e Horkheimer denunciano il fatto che la ragione, nel suo sviluppo moderno, si sia tramutata in una «pura costruzione di mezzi». In questa logica, la razionalità non mira più alla comprensione profonda della realtà, ma si limita a fornire strumenti utili al dominio e al controllo.

Tale riduzione strumentale rende la ragione stessa ''distruttiva", poiché perde la capacità di dialogare con ciò che le è sconosciuto o irrazionale. La conseguenza di questo processo è il rifiuto sistematico di tutto ciò che non può essere spiegato, classificato o dominato. La natura, in tale prospettiva, viene percepita come una minaccia, una realtà ostile e sconosciuta da cui l'uomo moderno si sente alienato. L'incapacità di assoggettare la natura, unita all'angoscia di essere sopraffatti da essa, porta l'individuo "illuminato" a difendersi e spegnere il senso di smarrimento attraverso il dominio. L'umanità, nel suo sforzo di soffocare la paura dell'ignoto e di ciò che non può controllare, finisce per adottare la forza come strumento per conquistare fa natura. La storia umana, dunque, si configura come un percorso di crescente dominio della stessa.

L'essere umano si trova così immerso in una contraddizione profonda: da una parte, egli è parte integrante della natura, ne condivide la sostanza e ne è plasmato; dall'altra, tenta costantemente di esercitare un controllo su di essa, adottando la forza come strumento di governo. Questo sforzo di guidare e addomesticare la natura si traduce in un conflitto interiore. Nel tentativo di trasformare il caos naturale in un cosmo ordinato, l'uomo finisce per usare violenza anche verso se stesso in quanto essere ''naturale". A questa dinamica distorta, l'A. contrappone la sua proposta teologica, che invita a recuperare la relazione originaria dell'uomo con Dio, Il riconoscimento della propria creaturalità diventa il primo passo per instaurare una relazione autentica con il mondo e con Dio.

Riconoscere se stessi come creature implica, infatti, ammettere l'esistenza di un amore originario che ci precede e ci sostiene, quell'amore divino che, secondo la prospettiva cristiana, si è reso visibile e concreto nel volto umano di Gesù. Solo accettando di essere destinatari di questo amore, l'uomo può aprirsi a una relazione vera con Dio, che non è più un'entità distante, ma una presenza personale e vicina.


G. Bozza, in Studia Patavina 2/2026, 358-360