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Farsi amico il desiderio
Philip Sheldrake

Farsi amico il desiderio

Prezzo di copertina: Euro 18,00 Prezzo scontato: Euro 15,30
Collana: Spiritualità 180
ISBN: 978-88-399-3180-1
Formato: 13,2 x 19,3 cm
Pagine: 216
Titolo originale: Befriending Our Desires
© 2018

In breve

Un libro che scandaglia il mistero del desiderio umano in tutta la sua multiforme varietà, profondamente meditato e scritto magistralmente. Un libro positivo e incoraggiante, vivamente raccomandato a chiunque stia cercando di avere una maggiore padronanza del proprio dinamismo spirituale.

Descrizione

Il desiderio è il motore dell’essere umano. La forza del desiderio, che è anche passione – e passione incarnata, certo, che tende al piacere dei sensi –, è anzitutto un dono di Dio, un suo appello. E può essere la chiave (non il nemico!) di tutto un cammino spirituale. È questo infatti il mistero di una umanità che gode di un desiderio profondissimo, di ampiezza infinita, il quale in ultima analisi solo in Dio può trovare appagamento.
Philip Sheldrake delinea allora qui l’intimo legame tra desiderio e dinamismo spirituale. Attingendo alle Scritture ebraiche e cristiane, ai classici della tradizione spirituale (cristiana, ma non solo), alla poesia e alla prosa, oltre che all’esperienza personale e pastorale, l’autore esamina il ruolo del desiderio in rapporto a Dio, alla preghiera, alla sessualità, alle scelte di vita e al cambiamento (l’apertura a ciò che è altro da noi). Sheldrake vola alto, senza dubbio, ma sa sempre mantenere il contatto con la quotidianità e con la fatica umana di crescere.
Ne risulta un libro profondamente meditato e scritto magistralmente, che spiega con chiarezza l’intricata eppure profonda interconnessione fra bramosia umana e spiritualità.

Recensioni

Un libro che scandaglia il mistero del desiderio umano in tutta la sua multiforme varietà, profondamente meditato e magistralmente scritto. Un libro positivo e incoraggiante, raccomandato a chiunque stia cercando di avere una maggiore padronanza del proprio dinamismo spirituale.

II desiderio è il motore dell'essere umano. La forza del desiderio, che è anche passione - e passione incarnata, certo, che tende al piacere dei sensi -, è anzitutto un dono di Dio, un suo appello. E può essere la chiave (non il nemico!) di tutto un cammino spirituale. È questo infatti il mistero di una umanità che gode di un desiderio profondissimo, di ampiezza infìnita, il quale in ultima analisi solo in Dio può trovare appagamento.

Philip Sheldrake delinea allora qui l'intimo legame tra desiderio e dinamismo spirituale. Attingendo alle Scritture ebraiche e cristiane, ai classici della tradizione spirituale (cristiana, ma non solo), alla poesia e alla prosa, oltre che all'esperienza personale e pastorale, l'autore esamina il ruolo del desiderio in rapporto a Dio, alla preghiera, alla sessualità, alle scelte di vita e al cambiamento (l'apertura a ciò che è altro da noi). Sheldrake vola alto, senza dubbio, ma sa sempre mantenere il contatto con la quotidianità e con la fatica umana di crescere. Spiega con chiarezza l'intricata e profonda inter-connessione fra bramosia umana e spiritualità.


In Consacrazione e Servizio 3/2018, 133-134

Il desiderio ci accompagna sempre. Nel suo significato più profondo è la dimensione dell'identità umana data da Dio. Come tale, il desiderio è ciò che alimenta tutta la spiritualità umana. Al centro della spiritualità cristiana c'è la sensazione che l'umanità sia afflitta e benedetta dall'inquietudine e dal desiderio che possono essere soddisfatti definitivamente solo in Dio. Sono queste alcune delle intuizioni che avviano la ricerca di Philip Sheldrake nel suo libro, Farsi amico il desiderio.

Il libro esplora il ruolo del desiderio nella nostra ricerca di Dio, nella preghiera, in relazione alla nostra sessualità, quando compiamo scelte e siamo stimolati a rispondere al cambiamento.

Il desiderio si distingue dal bisogno

Riconoscere il desiderio implica la necessità di discernere i desideri tra desideri costruttivi e desideri distruttivi. I grandi maestri spirituali del cristianesimo osservano che «mentre il desiderio è un'energia data da Dio che ci fa procedere nel viaggio spirituale, il nostro desiderio più profondo necessita di essere distinto attentamente dai nostri bisogni o attrattive immediati. Da questa percezione è nata la tradizione cristiana del discernimento come base della buona scelta. Tutte le grandi tradizioni spirituali cercano di identificare un oggetto di desiderio degno del nostro potenziale umano e che ci porti oltre ciò che è superficiale ed egocentrico».

Il desiderio esprime la nostra identità

Il desiderio non è una sorta di forza impersonale "esterna" che ci controlla. I desideri si comprendono meglio come «le esperienze più sincere di noi stessi», quando ci mettiamo in relazione con le persone e le cose attorno a noi. Sebbene i desideri abbiano ricevuto talvolta un giudizio negativo, venendo più o meno ridotti all'istintualità, essi di fatto implicano «un elemento riflessivo». Essi sono «qualità umane». Per cui è necessario sottrarre il "desiderio" ai tentativi di ridurne il significato «alla libido sessuale e alle sempre più torbide associazioni con l'abuso sessuale o con giochi di potere sessuali».

Il desiderio celato e il discernimento

«Non arriveremo mai a conoscere il nostro desiderio più profondo se non attraverso l'attenzione ai molti desideri». Il nostro grande desiderio è spesso nascosto e sepolto «sotto un ammasso confuso di esigenze, necessità e desideri più insistenti». Attraversare i vari livelli del desiderio implica chiaramente discernimento.

Anzi, il desiderio ci aiuta nelle scelte vocazionali e nel nostro cammino di discernimento. Scrive l'a.: «Possiamo pensare ai nostri desideri autentici come a una sorta di orientamento vocazionale. Essi ci guidano verso ciò che siamo chiamati a diventare, a vivere e a fare». Il bello dei desideri è la loro dimensione di incarnazione: «I desideri ci tengono saldi nel momento presente ma, allo stesso tempo, ci indicano che questo momento non contiene tutte le risposte».

Il desiderio come via verso Dio

San Bonaventura spiega che «chi non è poi uomo di desideri non è disposto in alcun modo alle divine contemplazioni che conducono ai rapimenti dell'estasi». Per la mistica Giuliana di Norwich capiamo che è Dio «colui che pone il desiderio nei nostri cuori ed è il completamento di tutti i nostri desideri veri». Gesù dice alla mistica: «Sono io che ti spingo a desiderare, sono io l'infinito compimento di ogni tuo vero desiderio».

La. invita a non ignorare alcun desiderio, ma ad auscultare ogni desiderio per capire da dove viene e dove va: «Non possiamo dire di nessun desiderio che sia irrilevante nel processo di crescita e di discernimento spirituale. Ogni tipo di desiderio è toccato in qualche modo dallo Spirito di Dio, anche se può essere indirizzato male».

Parlando di sant'Ignazio di Loyola, egli afferma che «per Ignazio è molto meno utile cercare le radici delle nostre azioni che concentrarsi sulla direzione in cui si muovono i nostri desideri e bisogni e sugli stati d'animo profondi che essi creano. Il discernimento riguarda il riconoscimento delle energie che ci guidano». E aggiunge spiegando che l'indicatore della consolazione è l'aumento dell'amore di Dio e l'approfondimento dell'amore umano. Una caratteristica del nostro desiderio profondo è che, «mentre può essere collocato metaforicamente al "centro" del nostro essere, non è egocentrico. Implica un movimento lontano dall'isolamento e dall'introspezione verso l'armonia o l'unione con noi stessi, con Dio e con tutte le persone e le cose».


R. Cheaib, in Theologhia.com 4/2018

L'espressione "farsi amico" qualcuno o qualcosa dà a intendere che questo qualcuno o qualcosa non sia un nostro alleato naturale. Non a caso, tale espressione assume spesso le caratteristiche della raccomandazione rivolta a chi si pensa debba stare attento nello stabilire un rapporto con persone o realtà che si ritiene sia meglio avere dalla propria parte piuttosto che contro. Questa breve premessa mi sembra utile per introdurre alla lettura del libro di Philip Sheldrake, Farsi amico il desiderio, nel cui titolo troviamo proprio l'espressione di cui si è detto poco sopra. In effetti, la cultura occidentale - penso in particolare alla filosofia – ha espresso frequentemente un giudizio negativo nei confronti dei desideri. Gran parte dei pensatori classici, collegando il concetto di desiderio a quello di mancanza, ha letto nell'umano desiderare l'origine degli stati d'animo improntati a tristezza; oppure, confinando il desiderio nel recinto delle passioni, lo ha interpretato in modo negativo, come il nemico numero uno della ragione e, pertanto, come la fonte principale dei comportamenti irrazionali, disordinati e immorali. Certamente, tale concezione non è scomparsa al termine dell'antichità classica, ma ha trovato terreno fertile, lungo i secoli e fino a oggi, presso moltissimi pensatori: quanto pessimismo di cui è intrisa la filosofia contemporanea deriva dalla convinzione che l'uomo sia condannato a desiderare senza successo!

Philip Sheldrake non è di questo avviso; egli tenta la strada di chi vuole diventare amico dei propri desideri, arrivando addirittura a considerarli doni di Dio e suoi appelli. A proposito di quanto l'uomo avverte nel proprio cuore, Sheldrake, riecheggiando alcune celeberrime parole di Sant'Agostino, scrive: «È questo infatti il mistero di una umanità che gode di un desiderio profondissimo, di ampiezza infinita, il quale in ultima analisi solo in Dio può trovare appagamento». Il nostro autore cerca di porre il desiderio al centro della vita spirituale, accettandone l'ineliminabile presenza e tentando di privarlo di quelle componenti oscure e distruttive che non poche volte rischiano di intossicare il nostro animo. Secondo Sheldrake, c'è un desiderio falso e ignorante che ci imprigiona, ci lascia in balia del disordine interiore e ci rende schiavi degli affetti, delle brame, dell'odio, della rabbia. Accanto a questo genere di desiderio ce n'è un altro che, come si legge nel libro, «esprime un movimento sempre progressivo verso un futuro indefinibile». «In questo caso - afferma l'autore – il desiderio è inevitabilmente legato alla nostra relazione con Dio. La forma più alta di amore, che ci conduce in una relazione più completa con Dio, implica, anziché escluderlo, il meglio di tutte le nostre esperienze umane dell'amore».


M. Schoepflin, in Avvenire 24 aprile 2018, 31

È il desiderio che sta al fondamento dell’identità umana. È la molla, l’energia nascosta che guida l’essere umano postosi alla ricerca di un ulteriore senso, oppure innesca quel senso di continua insoddisfazione che rischia di volgere in autodistruzione. Resta, in ogni caso, il dato incontrovertibile che sia proprio il desiderio a porsi al centro della vita spirituale del cristianesimo: l’inquietudine dei giorni trova modo di essere soddisfatta solo dal desiderio colmato dalla presenza di Dio. Essere persona significa, infatti, «essere-in-relazione». Facendosi interrogare dalle Scritture, passando attraverso i classici della spiritualità orientale come il buddhismo, inoltrandosi nella poesia senza tralasciare gli esempi provenienti dalla prosa, l’a. delinea in modo coinvolgente l’intimo rapporto che lega il desiderio con la preghiera, la sessualità e le scelte di vita: in una parola il desiderio che si apre all’Assoluto vissuto nella quotidianità.
D. Segna, in Il Regno Attualità 8/2018, 223