Disponibile
Praticare e raccontare i “santi segni”
Franco Giulio Brambilla

Praticare e raccontare i “santi segni”

Prezzo di copertina: Euro 8,00 Prezzo scontato: Euro 7,60
Collana: Meditazioni 258
ISBN: 978-88-399-3258-7
Formato: 11 x 20 cm
Pagine: 120
© 2020

In breve

Un itinerario per gustare il sapore della vita, introducendo al mondo dei segni liturgici: per consegnare alle nuove generazioni il fuoco dell’esistenza.

Descrizione

«Viviamo in un mondo di segni, ma la realtà che essi significano l’abbiamo perduta»: nel 1927 Romano Guardini scriveva un libricino prezioso su I santi segni, vergando pagine d’inarrivabile profondità. Franco Giulio Brambilla riprende e rivisita il tema da par suo, con gusto e linguaggio attuale, e ordina i “santi segni” raggruppandoli secondo la loro tonalità principale.
La mappa si apre con il segno della croce e si chiude con la benedizione. Questi fanno da cornice a tre gruppi di segni connotati dal loro tratto prevalente: segni corporei (stare in piedi, inginocchiarsi, battersi il petto, alzare e imporre le mani), segni creaturali (acqua, luce/fuoco, olio, pane e vino) e segni rituali (cero, cenere, incenso, vesti, campane).
Ne risulta un percorso sorprendente, che rinnova sapientemente i simboli, nutrendone il senso alla fresca corrente della sacra Scrittura e della tradizione liturgica della chiesa.

Recensioni

Simboli, riti, gesti del mondo cattolico purtroppo risultano oggi poco chiari anche a coloro che non sono lontani dalla vita della Chiesa. Ben vengano allora approfondimenti che aiutano a cogliere il significato di questi aspetti che sostanziano i riti e le prassi comunitarie.

Sulla scia della riflessione del teologo Romano Guardini (morto nel 1968), il vescovo Franco Giulio Brambilla ha pubblicato con Queriniana Praticare e raccontare i santi segni (pp 114, euro 8). Pastore della diocesi di Novara dal 2012 e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana dal 2015, il presule porta anche dati storici poco conosciuti al grande pubblico, per esempio che il segno della croce a partire dalla fronte, attestato fin dal V secolo, compare ufficialmente nella Messa solo nel Seicento. Esso rappresenta «il sigillo del mistero che avvolge il tuo spazio (corpo) e il tuo tempo (vita)» (p. 17).

Il gesto tipico del cristiano è il pregare in piedi, atteggiamento pasquale «perché il Dio dell’alleanza non vuole schiavi, ma uomini liberi» (p. 21). L’imposizione delle mani invece è atto di benedizione, fonte di guarigione, trasmissione di un incarico con conferimento della relativa autorità, partecipazione sacrificale. A proposito del battesimo per infusione, quello normalmente praticato, che viene spesso ritenuto più recente rispetto a quello per immersione, il libro rileva al contrario che sono stati rinvenuti antichi battisteri poco profondi in cui l’acqua, elemento di purificazione e ristoro, arrivava solo al ginocchio.

Il volume si sofferma anche su olio, luce, pane, vino, cero, cenere, incenso, abiti. A proposito delle campane, si spiega che il loro nome deriva dall’impulso che san Paolino da Nola nel V secolo avrebbe conferito alla produzione nella sua regione, la Campania appunto, dei bronzi per richiamare con il loro suono i fedeli, anche se in Occidente la loro diffusione si afferma quattrocento anni dopo e in Oriente ottocento. Il suono diverso nell’Italia settentrionale è spiegato con il fatto che lì «le campane sono controbilanciate» (p. 100), con il perno più in basso, anziché “a slancio”, con il perno posizionato nell’estremità superiore della campana stessa.

Insomma, in questo testo storia e teologia s’intrecciano nella liturgia. Interessante la conclusione: «“Trasmettere e raccontare i santi segni” è la sfida per immunizzare l’annuncio del Vangelo da un intellettualismo scadente e da un sentimentalismo melenso» (p. 108).


F. Casazza, in La Voce Alessandrina 28 gennaio 2021, 14

Un universo di senso condensato in simboli, che ritmano e caratterizzano la liturgia, e insieme abitano il quotidiano. Un intreccio tra i gesti semplici della devozione che aprono, con la loro narrazione, alla ricerca profonda di fede. Sono i «Santi Segni», protagonisti di un percorso in sette catechesi proposto dal vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla durante lo scorso Avvento attraverso dirette streaming e che adesso la diocesi di Novara ha rieditato e ripubblicato sul proprio canale YouTube e sul sito diocesinovara.it.

La mappa del cammino è disegnata dall’ultimo lavoro del vescovo Praticare e raccontare i santi segni (edito da Queriniana nella collana Meditazioni), che si ispira sin dal titolo all’opera Lo spirito della liturgia. I santi segni del teologo Romano Guardini, citato nell’introduzione: «Viviamo in un mondo di segni, ma la realtà che essi significano l’abbiamo perduta».

Ecco, quindi, l’itinerario su cui il vescovo Brambilla guida gli spettatori in streaming: una riscoperta dei segni liturgici, attraverso un racconto che è anche pratica, lasciato parlare nella celebrazione attraverso la storia che essi evocano. E così i sette video non sono sette lezioni ma sette momenti di preghiera, che idealmente proseguono l’appuntamento quotidiano iniziato da Brambilla durante il primo lockdown, pensati per essere vissuti personalmente, ma anche e soprattutto in famiglia. «Non avrei mai pensato di tornare a proporre questo bell’appuntamento di preghiera insieme in un momento in cui la pandemia segna ancora così tanto le nostre vite – dice il vescovo –. I video sono rivolti soprattutto a catechisti e operatori pastorali, ai nonni e ai bambini, perché vivendoli insieme in famiglia possano sentirsi meno soli».

Al centro di questo primo gruppo di catechesi ci sono i segni della Croce, dell’Acqua, della Luce, dell’Olio, del Pane e del Vino. Nella prossima Quaresima il viaggio proseguirà, con la presentazione di altri «Santi Segni» che toccano da vicino la vita dei fedeli.


A. Gilardoni, in Avvenire 19 gennaio 2021, 17

Consigliati