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Spiritualità e Bibbia
Gianfranco Ravasi

Spiritualità e Bibbia

Prezzo di copertina: Euro 17,00 Prezzo scontato: Euro 14,45
Collana: Giornale di teologia 404
ISBN: 978-88-399-3404-8
Formato: 12,3 x 19,5 cm
Pagine: 264
© 2018

In breve

Un libro per avvicinare la Bibbia come fonte di autentica vita spirituale, per dare sostanza biblica all’attuale revival della spiritualità, evitando facili derive e parzialità.

Descrizione

L’itinerario qui proposto percorre sostanzialmente due traiettorie.
Dopo aver offerto la chiave simbolica per entrare nell’orizzonte spirituale delle sacre Scritture, ricco di iridescenze tematiche, Ravasi procede innanzitutto a uno spoglio integrale dei due Testamenti nel loro ordine canonico. Qui si rendono necessarie alcune soste specifiche affrontando testi capitali come i profeti, i salmi, Giobbe, il Cantico, le beatitudini – veri e propri sentieri d’altura della spiritualità biblica.
L’altro percorso seguito è più panoramico: Ravasi delinea una mappa sintetica della spiritualità delle Scritture, così da comporre un messaggio teologico unitario, basato sulla categoria di “conoscenza” nella sua vasta molteplicità semantica biblica.
Questi due movimenti, accompagnati da una costellazione di temi aggregati – come lo Spirito santo, la povertà, la lectio divina o la spiritualità della sofferenza – delineano alla fine non solo una guida alla mistica, ma anche un’essenziale sintesi della teologia biblica. Lì fin dall’origine lo spirituale è esperienza affettiva ma non irrazionale, interiore ma non astratta; è esperienza incorporea ma anche “carnale”, è mistero ma anche epifania; è silenzio ma non afasia.

Recensioni

«Per individuare un profilo più genuino di questa esperienza che nella sua autenticità è intimamente connessa alla fede, circoscriveremo la nostra ricerca a quell'orizzonte testuale, per altro molto ampio, che sono le 305.441 parole dell’Antico Testamento», oltre i sette libri deuterocanonici e il Nuovo Testamento.
Il cardinale Gianfranco Ravasi ci introduce alla simbologia spirituale biblica (prima parte), ne analizza i testi sacri (seconda) e fornisce una sorta di mappa della spiritualità delle Scritture, fondata sull'esperienza affettiva.
In Jesus 7/2018, 92

L'itinerario proposto percorre sostanzialmente due traiettorie. Dopo aver offerto la chiave simbolica per entrare nell'orizzonte spirituale delle sacre Scritture, ricco di iridescenze tematiche, Ravasi procede innanzitutto a uno spoglio integrale dei due Testamenti nel loro ordine canonico. Qui si rendono necessarie alcune soste specifiche affrontando testi capitali come i profeti, i salmi, Giobbe, il Cantico, le beatitudini – veri e propri sentieri d’altura della spiritualità biblica.

L'altro percorso seguito è più panoramico: Ravasi delinea una mappa sintetica della spiritualità delle Scritture, così da comporre un messaggio teologico unitario, basato sulla categoria di “conoscenza" nella sua vasta molteplicità semantica biblica. Questi due movimenti, accompagnati da una costellazione di temi aggregati – come lo Spirito santo, la povertà, la lectio divina o la spiritualità della sofferenza – delineano alla fine non solo una guida alla mistica, ma anche un'essenziale sintesi della teologia biblica. Lì fin dall'origine lo spirituale è esperienza affettiva ma non irrazionale, interiore ma non astratta; è esperienza incorporea ma anche "carnale", è mistero ma anche epifania; è silenzio ma non afasia.


In Consacrazione e Servizio 3/2018, 132-133

Il card. Ravasi offre ai lettori una guida alla comprensione delle Sacre Scritture, rilevando la ricchezza spirituale dei suoi molteplici significati e avvertendo i rischi di una lettura integralista. Avvalendosi dell’apparato critico offerto dai maggiori biblisti, fa emergere aspetti dell’Antico e Nuovo Testamento di interesse sia per i credenti che per i non credenti. Da questa esegesi si ricava che la teologia retributiva – delitto-castigo, giustizia-premio – presenta una concezione riduttiva, e sostanzialmente falsa, del volto di Dio. Il simbolo del pastore che custodisce il gregge, presente spesso nelle Scritture, rappresenta invece efficacemente il rapporto fra Dio e uomo. Il puntiglioso e costante richiamo ai testi sacri è di aiuto per chi intenda approfondire il senso delle sue diverse parti e i loro tanti legami.
G. Azzano, in Il Regno Attualità 8/2018, 222

Cos'è la spiritualità? Essa è forse la profondità dell'anima di cui già Eraclito di Efeso faceva presagire gli abissi scrivendo nel V secolo prima di Cristo: «Per quanto tu possa camminare, neppure percorrendo intera la via, non riusciresti mai a trovare i confini dell'anima, tanto profondo è il logos che essa porta con sé»? Oggigiorno si parla molto di spiritualità e se si va a indagare il significato sottostante a tale termine, ci si trova dinanzi a realtà variegate, a volte contraddittorie tra di loro. Cosa si intende allora quando si parla di spiritualità biblica?

A questa domanda si dedica il libro di Gianfranco Ravasi, Spiritualità e Bibbia. Nella prima delle cinque parti del volume, l'a. analizza il bisogno di uno spiraglio spirituale e mistico anche in scienziati e studiosi che non si riconoscevano in una tradizione religiosa o in una particolare forma di pratica spirituale. Già l'agnostico Bertrand Russell confessa: «I più grandi filosofi hanno sentito il bisogno sia della scienza sia della mistica». La mistica per lui è «poco più di una certa intensità e profondità di sentimento nei riguardi di ciò che si pensa a proposito dell'universo». La mistica non nasce dalla conoscenza teorica, ma dall'esperienza concreta. Per questo Giovanni Gerson, cancelliere dell'Università di Parigi nel XIV secolo, asseriva che «coloro che non abbiano mai fatto l'esperienza interiore di Dio, non potranno mai sapere intimamente che cosa sia la teologia mistica». Inoltre, «la mistica non è un decollo dalla terra verso cieli remoti, ma un tendere all'eterno e all'infinito tenendo i piedi ben piantati nella polvere della storia».

L’esperienza spirituale biblica non è, prima di tutto, un'esperienza su Dio ma di Dio. C'è un a priori assoluto di Dio rispetto a ogni desiderio dell'uomo, perché prima ancora che l'uomo s'interessi di Dio, è Dio che si prende cura di lui (cf.ls 40,27; 49,14-16).

In principio all'esperienza biblica c'è la teofania, ossia un'epifania di Dio, c'è la sua eudokia o "buona volontà" che precede quella umana (cf. Lc 2,14). La Bibbia annunzia costantemente il primato della rivelazione divina sulla ricerca umana, della grazia sul merito, del regno di Dio che cresce da solo come il seme nella terra, sia che il contadino dorma sia che vegli (cf. Mc 4,26-29).

I luoghi della rivelazione biblica sono la storia, lo spazio e la parola, ed è lì che si gioca l'avventura della spiritualità nella concretezza dell'esperienza quotidiana. Da qui parte la presentazione dell'a., con la concisione e chiarezza che la contraddistinguono, per declinare la spiritualità con i vari libri dell'Antico e del Nuovo Testamento.


R. Cheaib, in Theologhia.com 3 marzo 2018

La collana «Giornale di teologia» si arricchisce del libro di Gianfranco Ravasi Spiritualità e Bibbia (Queriniana, pag. 264, euro, euro 17). Se è inutile parlare dell’autore, esperto biblista ed ebraista, attuale presidente del Pontificio consiglio della cultura e di quello di archeologia sacra, vale la pena parlare del libro, pensato per avvicinare la Bibbia come fonte di autentica vita spirituale, per dare sostanza biblica all’attuale ricerca di spiritualità, evitando piuttosto derive e parzialità.

Il volume presenta al lettore una duplice traiettoria di approfondimento. Dopo aver offerto la chiave simbolica per entrare nell’orizzonte spirituale delle sacre Scritture, l’autore procede innanzitutto a uno spoglio integrale dei due Testamenti nel loro ordine di tempo. I Profeti, i Salmi, Giobbe, il Cantico dei cantici, il Vangelo delle beatitudini sono presentati come vette della spiritualità biblica. Nell’altro percorso Ravasi delinea una mappa sintetica della spiritualità delle Scritture, così da comporre un messaggio teologico unitario, basato sulla categoria di “conoscenza” nella sua vasta molteplicità semantica biblica.


F. Mariucci, in La Voce 7 (22 febbraio 2018)

La spiritualità per la Bibbia non è tanto esperienza su Dio, quanto esperienza di Dio. All’origine della spiritualità non vi sta lo sforzo ascetico del credente che si isola dal mondo in vista di un contatto con il divino che lo distacchi dalla storia e dalla pesantezza della corporeità. Nella Bibbia l’esperienza spirituale è olistica e abbraccia la corporeità e l’intimo della persona, fatto di amore, di volontà e di decisione. All’inizio di tutto vi è l’autorivelazione gratuita di Dio che si manifesta nel mondo attraverso teofanie e parole. Alla teofania il credente risponde con la fede e l’amore, in un abbraccio vitale col proprio Dio. Nella Bibbia esiste una simbologia teologica fondamentale, dai tratti antropomorfici di necessità. Essa si presenta con i tratti della parola, del soffio-spirito-respiro e del regno di Dio. A livello antropomorfico in senso stretto, la simbologia teologica fondamentale biblica è quella che presenta Dio come ricattatore, padre, madre, sposo, amico, signore, giudice, pastore. La simbologia antropologica della risposta del credente è espressa con la terminologia del credere, della sicurezza e della fiducia che si dinamicizza nella speranza, nel “cercare il volto di Dio”. «La spiritualità, generata dalla grazia e dalla fede, si apre alla morale, alla legge, alle opere» (p. 38). Di qui la lode della Torah (cf. Sal 119) portata a compimento da Gesù nel NT, la centralità del culto e della preghiera. Il ritratto del credente che fa esperienza di Dio è rappresentato nell’AT dal “povero” che si inchina con umiltà e fiducia a Dio, da cui attende tutto. Il “povero” è colui che mette tutto nelle mani di Dio, con fede e speranza.

Dopo questa prima parte dedicata alla simbologia spirituale biblica (pp. 23-52), Ravasi dedica un’altra parte del suo volume (pp. 53-114) a una survey veloce diacronica su come la spiritualità si presenta nei vari blocchi letterario-teologici che compongono la Bibbia. C’è la spiritualità della Torah, strutturata attorno alle tre grandi tradizioni del Pentateuco incentrate sull’alleanza e sul tempio. La spiritualità deuteronomica e deuteronomistica insiste sul dovere dell’ascolto della parola e sul compimento dei comandi dati da YHWH. I re di Giuda e di Israele vengono giudicati secondo questo criterio. La spiritualità profetica vede nel profeta, nel veggente, l’uomo di Dio, che parla a nome di Dio e davanti al popolo. Egli è un uomo profondamente inserito nella storia, di cui diventa giudice e interprete a favore del popolo. La spiritualità sapienziale è fondata sul “timore del Signore” e sul seguire la sapienza che Dio ha partecipato all’uomo e al creato intero. I salmi esprimono con tutta la variegata possibilità di temi la fiducia, la supplica, il ringraziamento, il dolore, la gioia del credente che vuole vedere il volto di Dio e riceverne pace per continuare il proprio cammino nella lotta contro i vari tipi di avversari. Giobbe scopre una fede in Dio totalmente gratuita, svincolata totalmente da ogni aspettativa di ricompensa a una vita di fede e di pietà. Il Cantico loda l’amore umano sacramento di quello divino. La spiritualità del NT vede in Gesù colui che chiama alla sequela con radicalità, nell’annuncio del Regno. Le Beatitudini sono il ritratto spirituale di Gesù e il dono-impegno (Gabe-Aufgabe) offerto ai discepoli ma aperto a tutte le categorie del popolo di Dio. Quattro sono le colonne della spiritualità della comunità cristiana, ben illustrate da At 2,42. Paolo insiste, da parte sua, sulla grazia, la fede e l’adozione a figli. Lo Spirito rende nuove creature e dona la pienezza dei carismi per il bene personale e l’edificazione del corpo ecclesiale. Giovanni si serve di verbi spirituali propri – vedere, amare, rimanere – per esprimere la vita spirituale del credente. Le cinque promesse dello Spirito identificano in lui l’operatore dell’attualizzazione nel presente della storia della parola di Gesù pronunciata in un tempo puntuale del passato.

Nell’ultima parte della sua opera (pp. 177-220), Ravasi tenta una presentazione sincronica dei dati raccolti dapprima diacronicamente. Dio ha il primato e si manifesta per grazia nella storia, nello spazio cosmico, nel tempio di Sion e, infine, nella parola profetica e cosmica che invita ad un cammino impegnativo di risposta etico-teologica. Occorre guardarsi da una falsa spiritualità, basata su un’errata “conoscenza” di Dio. Una spiritualità nobile ma imperfetta è quella della via “naturale” cosmica. La spiritualità perfetta è quella della dialettica tra il credente e il suo Dio, che implica anche lotta, scoraggiamento, realismo, protesta, abbandono credente (Abramo, Giobbe, Qoèlet). La spiritualità biblica è esperienza di Dio. La spiritualità suprema è gustare Dio, esperimentarlo con tutto se stessi (il “conoscere” biblico), in una comunione “mistica” (non “spiritualistica e disincarnata”). Paolo, con le sue formule mistiche di inabitazione “in Cristo/in lui” può essere un’ottima guida per una spiritualità biblica equilibrata e incarnata nella storia. Prima di una sintetica bibliografia (pp. 251-253), chiudono il volume due Appendici, riguardanti la Lectio divina (pp. 221-230) e un’intensa e importante trattazione della spiritualità del malato e del dolore (pp. 231-250). «Le mie vie non sono le vostre vie», dice il Dio della Bibbia. Spiritualità è far propri “corporalmente” la vita e il sentire di Dio, per portare un lievito nuovo e “sovversivo” alla vita dei nostri giorni.


R. Mela, in SettimanaNews.it 7 febbraio 2018