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Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico – 5
John P. Meier

Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico – 5

L’autenticità delle parabole

Prezzo di copertina: Euro 49,00 Prezzo scontato: Euro 41,65
Collana: Biblioteca di teologia contemporanea 186
ISBN: 978-88-399-0486-7
Formato: 16 x 23 cm
Pagine: 456
Titolo originale: A Marginal Jew. Rethinking the Historical Jesus. Volume V: Probing the Authenticity of the Parables
© 2017

In breve

Edizione italiana a cura di Flavio Dalla Vecchia

Questo attesissimo quinto volume si incarica di verificare l’attendibilità delle parabole attribuite a Gesù, identificando quelle che possono risalire effettivamente al Gesù storico.

Descrizione

Facendo progredire il suo magistrale lavoro alla ricerca del Gesù storico, Meier affronta in questo attesissimo volume il tema controverso delle parabole. E lo fa con lo stesso rigore e la stessa penetrazione che hanno guadagnato ai suoi testi precedenti l’elogio della critica e il successo del pubblico.
Dei quattro enigmi fondamentali che Meier ha individuato – l’atteggiamento di Gesù verso la Legge, il suo uso delle parabole, il modo in cui descriveva se stesso, i suoi ultimi giorni a Gerusalemme – questo volume affronta quindi di petto il secondo tema, ingaggiando un vero e proprio corpo a corpo.
In genere gli esegeti operano in base al presupposto che le parabole narrate nei vangeli possano essere sostanzialmente attribuite al Gesù storico. Il volume di Meier mette in discussione questo consenso generalizzato. Sostiene infatti che nessun criterio di storicità può fornire ragioni convincenti per assicurare che una determinata parabola abbia avuto origine sulle labbra del Gesù storico. Noi non disponiamo cioè di argomenti fortemente positivi a favore della storicità delle parabole (il che non dimostra automaticamente che non siano autentiche!).
Per Meier, alla fine, solo quattro parabole – quella del Granello di Senape, quella dei Vignaioli Malvagi, quella dei Talenti e quella del Grande Banchetto – possono rivendicare validamente la propria autenticità ed essere attribuite al Gesù storico con sufficiente certezza.

Un’analisi sagace, sottile, rigorosa e documentata delle parabole attribuite al Nazareno.

Recensioni

Un'operazione aritmetica potrebbe così sintetizzare, in modo simpatico e non intenzionalmente irriverente, l'ultima fatica, finalmente tradotta in italiano, di J.P. Meier, Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico, V. L'autenticità delle parabole, Queriniana, Brescia 2017 (or. NewYork 2016): 11 + 16 + 5 + 7 – 0 ÷ 7 x 1 = 5.

In dettaglio sarebbero 11 (le parabole proprie di Mt, fonte M) + 16 (parabole proprie di Lc, fonte L) + 5 (parabole autentiche di Mc) + 7 (parabole autentiche di Q) - O (parabole del Vangelo copto di Tommaso):7 (tesi "inattuali") x 1 (sola provocazione) = 5 (parabole autentiche attribuibili al livello storico di Gesù di Nazaret) con il resto consistente di non liquet (parabole sulla cui attendibilità storica non possiamo pronunciarci).

I numeri appena dati non mancheranno di suscitare discussioni nel mondo accademico e forse anche in quello ecclesiale italiano, spesso più sensibile a recepire istanze dall'estero che ad avanzare nuove ipotesi originali di studio o di ricerca. Grazie alla buona traduzione si riesce a cogliere la serrata vis argomentativa e la vivezza dello stile di Meier, capace di rendere avvincente la navigazione dentro il mare magnum delle analisi redazionali, passando per le finezze delle analisi filologiche, doppiando gli scogli delle ricostruzioni dei trend tradizionali e le distese marine dei contesti storici, senza perdere di vista la rotta, per ricongiungere idealmente, al termine del viaggio, le parabole al Gesù storico.

[…]

Al termine di questa presentazione critica della ricca ricerca di Meier sull'autenticità delle parabole si può tracciare un bilancio consuntivo. Sicuramente tra i risultati positivi vi è lo sforzo metodologico di uscire da un certo genericismo. Meier vi riesce, però, a mio avviso, sulla scorta delle precedenti sue affermazioni, solo in parte. Il tentativo di far dialogare i criteri necessari per giungere a qualche conclusione si arena ben presto sulla difficoltà della "molteplice attestazione", che resta alla fine la linea di sbarramento, di per sé, però, difficilmente applicabile (1 su 5 delle parabole autentiche risponde a tali requisiti).

Altrettanto positiva, a mio avviso, è la collocazione delle parabole nella linea della tradizione profetica e non di quella sapienziale. Ciò permette di uscire dal filone della parabola sul piano dell'insegnamento morale astratto e della esegesi scritturistica, come nella tradizione rabbinica posteriore, e di entrare in quello della presenza in tempo e luogo precisi. In tal modo le piccole narrazioni sono dentro la grande narrazione nei suoi passaggi unici e irripetibili.

L’affermazione delle parabole come "zoccolo duro della storicità" (da Meier tanto criticata), va intesa, non nel senso della ricostruzione dettagliata della singola parabola (spesso difficile), quanto del nesso particolare parabole-parabolista, proprio sulla scia del modello profetico, che rende inintelligibile la parabola a prescindere dall'identità del suo locutore, in una costante dinamica comunicativa con i suoi contemporanei. È chiaro che tale relazione si può cogliere solo a partire da un'opzione di fondo come quella che Meier ci offre in tutto il percorso di A Marginal Jew.

Del tutto condivisibile, inoltre, il giudizio sulle parabole presenti nel vangelo copto di Tommaso, anche se restano sospetti circa qualche possibile tradizione indipendente e forse anche qualche parabola autenticamente gesuanica in esso contenuta e non nei sinottici, ma tale discorso ci porterebbe lontano. Inoltre va sottolineato che l'esiguo numero delle parabole autentiche non implica, anzi - altro aspetto positivo - supera lo scetticismo totale nei confronti dell'impossibilità (e/o inutilità) di dimostrare la presenza di parabole autentiche.

Qualche rilievo a mio avviso può essere fatto anche alla questione della definizione della forma della parabola narrativa e della sua distinzione dal detto metaforico e dalla similitudine. Senza nulla togliere all'assunto che una parabola narrativa debba essere costituita da un minimo di trama, non possiamo negare che la medesima è, per ciò stesso, già un modo di elaborare la realtà in una prospettiva di comunicazione performativa nei confronti del lettore, anche senza eventuali applicazioni. Come lo stesso Meier afferma nelle conclusioni, la definizione di "parabola narrativa" non ha la pretesa di definizione universale e quindi resta un campo di indagine ancora aperto. Ovviamente, però, non si tratta di un problema di secondaria importanza, in quanto la dimensione argomentativa, che pone la questione dei destinatari della parabola in primo piano, non è esterna al racconto parabolico, ma lo pervade.

La provocazione insita nei racconti parabolici è nel punto di vista del parabolista, che invita a guardare il mondo della natura e degli uomini con occhi diversi, aprendo in tal modo il varco a un'altra realtà, quella dell'azione di Dio nella storia. Il funzionamento della parabola è, a mio avviso il punto centrale della questione. Una maggiore attenzione ad esso porterebbe, forse, a risultati diversi, come affermava V. Fusco: «La parabola però non serve semplicemente a scrutare le reazioni degli interlocutori, ma a fornire ad essi stessi una nuova visione. Il suo specifico è che si tratta di un racconto fittizio utilizzato in funzione di una strategia dialogico-argomentativa». Tale approfondimento potrebbe servire ad andare oltre il "letto di Procuste" di una struttura minimale, inviando una scialuppa di salvataggio ad altre parabole a rischio di naufragio nel mare magnum del non liquet.

È proprio questo limbo, alla fine dei conti, l'aspetto più serio e nello stesso tempo inquietante di questo volume di Meier. Di fronte al "grido ribelle" da lui lanciato, viene voglia di rispondere con un grido meno acuto, ma altrettanto fiero, accettando la scommessa di provare a far crescere il piccolo numero delle autentiche; accogliendo la sfida di usare i criteri di storicità, facendoli maggiormente interagire; ripensando altre linee delle tradizioni antiche, spesso difficili da riconoscere dentro il tessuto redazionale di Mt e di Lc, magari riconsiderando Q in alcuni dei suoi strati redazionali.

Tutto questo lavoro resta da fare, ma non si potrà procedere, in futuro, ignorando il contributo di Meier, che si rivela per tanti motivi prezioso. Per la miniera di informazioni (si veda la ricca bibliografia) e per la finezza delle analisi esegetiche, per quanto segnato da una presa di posizione forte e a tratti indigesta (anzi forse proprio per questa) sarà un punto di riferimento per chiunque, da qui in avanti, voglia studiare le parabole in rapporto alla ricostruzione del Gesù storico, anzi per chiunque, in assoluto, voglia approfondire le parabole di Gesù di Nazaret.


E. Salvatore, in Rassegna di Teologia 3/2017, 489-506

Dopo una lunga attesa, il lettore italiano può avere tra le mani la traduzione di un'opera le cui parti ormai si attendono tra gli studiosi come si attendono i nuovi volumi di J.K. Rowling tra gli appassionati di Harry Potter.

Il quinto volume dell'opera di John P. Meier, Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico è dedicata, come specifica il sottotitolo ad appurare L’autenticità delle parabole di Gesù. Prima di indicare brevemente le conclusioni impopolari a cui giunge lo studioso, è necessario anticipare - come già fa Meier nell'Introduzione del volume - alcune premesse e costanti dello stile e della metodologia dei volumi di Un ebreo marginale.

Il primo volume dell'opera ha percorso la cornice storica generale della ricerca di Gesù. Il secondo volume ha considerato il contesto religioso di Gesù analizzando la figura del Battista, il messaggio escatologico di Gesù sul regno di Dio e la realizzazione della presenza del regno nel ministero di Gesù. Il terzo volume parte dal messaggio di Gesù allargando lo spettro alla considerazione dei suoi seguaci e dei suoi rivali. Il terzo volume si chiude con quattro "enigmi": il rapporto di Gesù con la Legge, le parabole di Gesù, le autodesignazioni di Gesù e la morte di Gesù. Il quarto volume è stato dedicato ad analizzare il primo di questi enigmi, ossia il rapporto di Gesù con la Legge e il comandamento dell'amore. Il quinto volume che qui presentiamo considera il secondo di questi enigmi: le parabole di Gesù.

Tra i vari presupposti del metodo di Meier, c'è una convinzione costante ed è quella della distinzione tra il Gesù storico, ovvero la figura di Gesù che gli storici possono ricostruire a partire dalle fonti a disposizione, e il Gesù reale, Gesù in sé che rimane - come ogni persona e più di ogni altra persona - non totalmente riducibile a uno schizzo e non totalmente conducibile a una figura ricostruita. È fondamentale tenere a mente questo elemento prima di imbarcarsi nell'esplorazione dei volumi del Meier, soprattutto questo quinto volume che è di gran lunga il più iconoclasta e controcorrente dei suoi volumi. Meier non ha - e non può avere - la pretesa di affermare quali parabole sono state effettivamente dette da Gesù e quali no. Il suo margine di affermazione si limita, secondo le risorse a disposizione e la prospettiva assunta, ad affermare quali parabole possono vantare una verificabilità alla luce dei criteri di ricerca storica adottati. Questa puntualizzazione implica che la ricerca del Gesù storico non può e non deve determinare la cristologia. La cristologia deve fare uso dei risultati della Leben Jesu Forschung, ma non può in nessun modo essere ridotta a ripetere le ipotesi della ricerca sul Gesù storico.

Arrivando alle parabole, Meier avanza «sette tesi inattuali», come le definisce lui stesso. La prima tesi prende atto del disaccordo sul numero di parabole nei vangeli che rivela a sua volta il disaccordo sulla definizione di parabola tra gli studiosi. La seconda tesi afferma che il masal, la parabola sapienziale dell'Antico Testamento, non è la fonte o l'analogatum primario delle parabole più tipiche di Gesù. La terza tesi osserva la diffusione dei racconti comparativi tra i profeti posteriori (o profeti scrittori). La quarta tesi colloca il Gesù che racconta le parabole non nella tradizione sapienziale, ma in quella profetica delle Scritture ebraiche. La quinta tesi si sofferma su alcuni luoghi comuni "illegittimi" nel descrivere le parabole di Gesù. La sesta tesi critica l'ipotesi «altamente discutibile» dell'indipendenza e della presunta antichità delle parabole del vangelo copto di Tommaso. La tesi finale di Meier è questa: «Relativamente poche parabole sinottiche possono essere attribuite al Gesù storico con un buon grado di probabilità».

L’analisi del Meier porta a conclusioni molto restrittive che tendono ad andare contro la tendenza comune tra gli studiosi di dare alle parabole «libertà di circolazione» senza sottoporle «alla stessa accurata e severa indagine e ai criteri di storicità perché 'tutti sanno' che per la maggior parte, se non tutte, le parabole provengono da Gesù». È questa presupposizione che Meier cerca di sottoporre a una severa decostruzione.

Premesso che per Meier, le parabole non sono semplicemente le similitudini o i paragoni, ma sono narrazioni autentiche, le «poche elette» parabole che riescono a superare la severa analisi di Meier sono solo quattro: il granello di senape, i fittavoli malvagi della vigna, il grande banchetto e la parabola dei talenti.


R. Cheaib, in Theologhia.com 12/2017

Preceduto da altri quattro voll. che delineano la figura di Cristo a iniziare dalle sue radici storiche e dalla sua persona, per passare al messaggio e ai miracoli che lo hanno contraddistinto, per poi indagare i compagni e gli antagonisti ed esplorare il binomio di legge e amore, la presente opera indaga l’uso delle parabole fatto dalla Parola vivente. Il testo, con perizia magistrale, sottolinea che solo quattro parabole – quella del granello di senape, quella dei vignaioli malvagi, quella dei talenti e quella del grande banchetto – possono essere considerate autentiche ed essere attribuite con sufficiente certezza al Gesù storico; ciò, tuttavia, non toglie l’autenticità di tutte le altre.
D. Segna, in Il Regno Attualità 22/2017

Raggiunti i settantacinque anni di vita, il sacerdote cattolico John P. Meier – già docente di NT alla Catholic University di Washington/D.C., già presidente della Catholic Biblical Association e direttore di riviste specializzate (CBQ, NTS, DSD), attualmente professore di Nuovo Testamento alla Notre Dame University, nello stato americano dell’Indiana – con questo quinto volume completa la sua monumentale ricerca sul Gesù storico, denominato da lui «ebreo marginale».

Lo sviluppo della ricerca si è così articolato (volumi pubblicati in italiano sempre dalle edizioni Queriniana, Brescia, collana BTC 117.120.125.147.186): vol. Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico 1. Le radici del problema e della persona 2001 (ed. am. 1991), pp. 472; 2. Mentore, messaggio e miracoli 2002 (1994), pp. 1344; 3. Compagni e antagonisti 2003 (2001), pp. 736; 4. Legge e amore 2009 (2009), pp. 760; 5. L’autenticità delle parabole 2017 (2016), pp. 456.

Già nella pagina dei ringraziamenti Meier precisa lo scopo del suo libro: non esaminare tutte le parabole (lavoro già fatto egregiamente dai commentari e dagli studi ad hoc), ma studiare quelle che possono validamente rivendicare la propria autenticità, nel senso che possono essere fatte risalire con certezza al Gesù storico. Le parabole nel loro insieme sono già state studiate da molti esegeti, e Meier non intende ripetere il lavoro.

Distinzione fondamentale

Nella sua introduzione al vol. 5 egli ricorda la strategia complessiva seguita nella sua monumentale ricerca, visto che il lettore può aver consultato solo uno o l’altro dei suoi volumi. Per lui «è essenziale distinguere tra la ricerca sul Gesù storico, da un lato, e la teologia (con la sua suddivisione della cristologia), dall’altro» (p. 19). Nel vol. 5 egli vuole «erigere un alto muro di separazione tra la ricerca storica e la cristologia» (ivi), notando «fin troppa confusione tra il ruolo svolto dalle parabole nella fede cristiana e nella teologia e quello che esse dovrebbero svolgere in una seria ricerca sul Gesù storico» (ivi).

Per aiutare il lettore a orientarsi nell’opera di John P. Meier, riportiamo alla lettera qualche sua asserzione formulata nell’Introduzione al volume 5 (pp. 10-37). Il «Gesù storico» non è racchiuso nel «Gesù reale», perché gran parte di quest’ultimo «includerebbe tutto ciò che Gesù di Nazareth disse, fece e sperimentò negli oltre trent’anni della sua vita nella prima metà del I secolo d.C. Una buona parte della realtà totale che fu Gesù è andata perduta e non sarà mai recuperata. Al contrario, il Gesù storico è un costrutto astratto creato da studiosi moderni, applicando metodi storico-critici a fonti antiche.

Se gli studiosi applicano questi metodi alle fonti appropriate con competenza professionale, logica attenta e integrità personale, abbiamo buone ragioni per aspettarci che la loro ricostruzione astratta si avvicini, e in parte coincida, con l’ebreo del I secolo chiamato Gesù di Nazareth. La corrispondenza non sarà mai perfetta (…) non ho mai accettato lo scetticismo totale, il soggettivismo radicale o il prospettivismo associato a certi approcci alla storia vagamente etichettati come “postmoderni”» (p. 20).

Criteri di storicità

Meier riespone la propria metodologia, facendo «un ripasso del codice della strada». Egli ricorda i criteri di storicità seguiti nell’analisi dei racconti evangelici.

A) I cinque criteri primari sono:

1. il criterio dell’imbarazzo, che «individua materiali evangelici che difficilmente sarebbero stati inventati dalla Chiesa primitiva, perché creavano imbarazzo o difficoltà teologiche alla Chiesa del periodo testamentario» (p. 24);

2. Il criterio della discontinuità «si focalizza su parole e atti di Gesù che non possono essere ricavati né dal giudaismo (o giudaismi) del suo tempo né dalla Chiesa primitiva» (p. 26);

3. Il criterio della molteplice attestazione «si focalizza su detti o atti di Gesù attestati (i) in più fonti letterarie indipendenti (…) e/o (ii) in più forme o generi letterari» (p. 29);

4. Il criterio della coerenza viene messo in campo solamente dopo, ed esso «sostiene che quegli atti di Gesù che si inseriscono bene nel database preliminare stabilito mediante gli altri criteri hanno una buona probabilità di esser storici» (p. 30);

5. Il criterio del rifiuto e dell’esecuzione di Gesù guarda principalmente all’insieme del ministero di Gesù, chiedendosi quali parole e atti corrispondano al suo processo e alla sua esecuzione e ne diano una spiegazione» (p. 30).

B) Criteri secondari (o dubbi), di rincalzo: tracce di lingua aramaica ed echi dell’ambiente palestinese dell’inizio del I secolo.

C) Approcci alternativi: alcuni studiosi scettici seguono «studi moderni di fenomeni come la memoria comune, la trasmissione orale delle tradizioni di particolari gruppi etnici e i tanti modelli conservati in tali memorie e tradizioni orali» (pp. 31-32). Theissen ha sostenuto, con altri, il suo «criterio di plausibilità», costituito di fatto da quattro «criteri parziali». Meier si attiene ai cinque criteri citati ma «non ci si deve aspettare dai criteri più di quanto essi possano dare. La loro applicazione rimane più arte che scienza. Al massimo, offrono vari gradi di probabilità e sono molto più forti nell’insieme che applicati singolarmente» (pp. 36-37).

Conclusione… sgradita

Per quanto riguarda le parabole, il risultato a cui Meier giunge è che «non si può dimostrare con discreta probabilità che la maggior parte delle parabole sinottiche risalgano al Gesù storico (…) sono stato costretto alla sgradita conclusione che la maggior parte delle parabole mancano di argomentazioni solide in favore dell’autenticità (…). Tale conclusione urta contro la prospettiva quasi unanime dei ricercatori del secolo scorso» (p. 36).

Il c. 37 (pp. 39-88) presenta sette tesi inattuali sulle parabole di Gesù: il numero (evidenziando che gli studiosi non concordano neppure sul significato da dare al genere letterario «parabola»); la sapienza dell’AT non è l’analogatum primario; rapporto tra profeti posteriori e parabole narrative; Gesù narratore di parabole; descrizioni generali illegittime delle parabole di Gesù; le parabole nel Vangelo di Tommaso; poche parabole autentiche.

Dopo un excursus sull’allegoria (pp. 89-95), Meier studia il problema delle parabole in rapporto al Vangelo copto di Tommaso (c. 38, pp. 96-191) e nel c. 39 (pp. 192-230) analizza le parabole sinottiche, alla ricerca di possibili candidate, concludendo il suo voluminoso studio col c. 40 (pp. 231-358), dedicato a «Le poche elette»: Il Granello di senape (Mc 4,30-32 e par. in Mt 13,31-32; Lc 13,18-19); I Fittavoli malvagi della Vigna (Mc 12,1-11 e par. in Mt 21,33-43; Lc 20,9-18); Il Grande banchetto (Mt 22,2-14 e par. in Lc 14,16-24); I Talenti/Monete (Mt 25,14-30 e par. in Lc 19,11-27).

Nella Conclusione del vol. 5 (pp. 359-372) egli sottolinea il suo passaggio dalle tesi inattuali alla conclusione in controtendenza, dando l’addio a un fondamento sicuro. In Appendice (pp. 373-385) lo studioso riporta una bibliografia introduttiva sulle parabole di Gesù, a cui seguono le Abbreviazioni (pp. 386-403), l’Indice delle citazioni bibliche (pp. 404-418), l’Indice dei nomi (pp. 419-427) e il prezioso l’Indice analitico (pp. 428-450).

Citato – seppur in modo critico – anche da Joseph Ratzinger-papa Benedetto nei suoi tre volumi sulla vita di Gesù, John P. Meier non potrà mai raccogliere l’unanimità dei consensi sulle sue analisi dei testi biblici e sulle sue conclusioni storico-esegetiche, ma sarà sempre un autore di grandissimo valore con cui confrontarsi e da citare – anche con critiche più o meno feroci, s’intende – in ogni lavoro scientifico del futuro. Penso vada comunque ringraziato – viste anche le condizioni di salute con nelle quali ha lavorato – per la mole immensa di materiale letto, studiato e analizzato e posto alla considerazione dei lettori. Per tutto questo, grazie.


R. Mela, in SettimanaNews.it 27 ottobre 2017