24/02/2012
213. LA QUESTIONE ECCLESIOLOGICA
ALLA LUCE DELLA QUESTIONE DI DIO (1)
del Card. Kurt Koch (Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani)
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Chiesa cattolica. Essenza – Realtà – Missione: sotto questo titolo relativamente semplice e tutt’altro che pretenzioso, il cardinale Kasper espone la sua ampia ecclesiologia. Sono lieto di poter brevemente presentare questa grande opera. E mi rallegro soprattutto del fatto che il Cardinale Kasper, dopo esser divenuto Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, abbia potuto scrivere questo libro sulla Chiesa, che egli aveva in mente già da tempo e che va a completare le sue grandi monografie sulla cristologia e sulla dottrina su Dio. In ogni capitolo, si nota che questo libro è il risultato di un confronto intenso, non solo accademico ma innanzitutto esistenziale, con la realtà della Chiesa cattolica. Come mostra la prima parte dettagliata, intitolata «Il mio cammino nella Chiesa e con la Chiesa», il Cardinale Kasper si è occupato della Chiesa non solo come professore, in maniera accademica, e come Vescovo, secondo il suo ministero; la Chiesa ha piuttosto a che vedere con la sua vita stessa e con la sua esperienza esistenziale. Il fatto di parlare nel dettaglio, in modo così personale, della Chiesa come tema del suo cammino di vita conferisce credibile autenticità anche alle sue riflessioni accademiche, che egli presenta nella parte principale del libro sotto il titolo «Tratti fondamentali dell’ecclesiologia cattolica». 

E in fondo, è soltanto con un simile approccio personale che si può affrontare in maniera soddisfacente un trattato scientifico sull’ecclesiologia, come dimostra la storia stessa. L’ecclesiologia è, di fatti, una branca relativamente tardiva nella storia della Chiesa e della teologia. La Chiesa non è in prima linea un oggetto della teologia, ma il soggetto e l’ambito vitale nel quale si realizza anche la teologia. Si è giunti a una esplicita tematizzazione teologica della Chiesa soltanto in seguito a sviluppi concreti che hanno rimesso in discussione la realtà storica e istituzionale della Chiesa. Il primo di questi è stato, nel tardo medioevo, il movimento conciliarista che ha fatto sì che, per difendersi, l’ecclesiologia si trasformasse soprattutto in una gerarchiologia, fenomeno che si è poi ulteriormente acuito nel corso della storia per l’appassionata controversia con i riformatori. Da quest’impasse l’ecclesiologia è potuta uscire soltanto con il Concilio Vaticano II, che ha presentato per la prima volta in maniera ampia e contestualizzata la dottrina cattolica sulla Chiesa, dopo che il Concilio Vaticano I si era dovuto interrompere a causa dello scoppio della guerra franco-tedesca, lasciando solo un frammento di ecclesiologia. 

Anche alla luce di quanto sopra esposto, si capisce facilmente perché, nella presentazione che il Cardinale Kasper fa dell’ecclesiologia cattolica, il pensiero ecclesiologico del Concilio Vaticano II compaia un po’ come un filo conduttore. Il Concilio Vaticano II è stato senza dubbio nella vita del Cardinale Kasper l’evento ecclesiologico più significativo, da cui egli trae i suoi stessi segnavia ecclesiologici, e continua per lui a rappresentare la Magna Charta della Chiesa cattolica anche nel terzo millennio. Ciò traspare soprattutto dal fatto che il suo approccio ecclesiologico prende sul serio il titolo della Costituzione dogmatica sulla Chiesa. Infatti, secondo l’ecclesiologia conciliare, Lumen gentium non è la Chiesa, ma è Cristo, luce dei popoli, e la Chiesa è solo il suo riflesso, ovvero è il segno e lo strumento di Dio, che si è rivelato in maniera definitiva in Gesù Cristo. La Chiesa, pertanto, non deve voler essere sole, ma deve rallegrarsi di essere luna, di ricevere tutta la sua luce dal sole e di farla risplendere dentro la notte. Come la luna non ha luce in sé, ma riflette quella luce che le viene dal sole, così anche la Chiesa può trasmettere e far risplendere nella notte dell’umanità solo quella luce che ha ricevuto da Cristo. 

Il libro del Cardinale Kasper sulla Chiesa cattolica è al servizio del coerente dispiegarsi di un’ecclesiologia lunare. Il fatto che in tal modo è stato realizzato l’intento del Concilio stesso ci può essere forse mostrato da un piccolo episodio che si è verificato nel periodo di preparazione al Concilio. Quando Papa Giovanni XXIII annunciò e convocò il Concilio, è noto che egli non definì nessun tema preciso; egli invitò piuttosto i vescovi di tutto il mondo a presentare le loro priorità, affinché il compito del Concilio potesse essere deciso sulla base delle reali esperienze di vita della Chiesa universale. Nel corso delle consultazioni all’interno della Conferenza episcopale tedesca sul tema da proporre al Concilio, i vescovi tedeschi espressero la loro convinzione che il tema principale dovesse essere la Chiesa e che il Concilio dovesse essere un Concilio della Chiesa. Fu allora che S.E. Mons. Buchberger, Vescovo di Regensburg, già anziano, prese la parola ed osservò che la cosa più importante nel Concilio era che si parlasse di Dio. Per quanto toccati da questo intervento, gli altri vescovi non pervennero a proporre la questione di Dio come tema centrale per il Concilio.

È un segno bello e significativo che sia oggi nuovamente un vescovo e cardinale tedesco a riprendere questa istanza decisiva, a riportare in primo piano e al centro delle discussioni sulla Chiesa la questione di Dio, ad interpretare così l’ecclesiologia in senso empatico come teo-logia. In questa enfasi posta sulla dimensione teocentrica della teologia, soprattutto della teologia della Chiesa e della sua pratica, risiede l’obiettivo principale del libro del Cardinale Kasper, come lui stesso dice: «Questo libro non vuole presentare una nuova ecclesiologia cattolica, ma un’ecclesiologia cattolica rinnovata nel senso del concilio Vaticano II. Per farlo presenterà la questione della Chiesa nella luce della questione di Dio e del messaggio del regno di Dio, onde inquadrare in questo modo la Chiesa sia biblicamente sia esistenzialmente» (pp. 64-65). Un ampio paragrafo illumina specialmente «l’orizzonte della storia universale e della storia della salvezza» in riguardo alla Chiesa e all’ecclesiologia. 

Alla luce della questione di Dio, il cardinale Kasper fornisce una definizione dell’essenza della Chiesa strettamente legata alla teologia trinitaria, presentando la Chiesa come popolo di Dio, come corpo e sposa di Cristo e come tempio dello Spirito Santo. Egli si concentra poi sulle proprietà essenziali della Chiesa: la sua unità, la santità, la cattolicità e l’apostolicità. Poiché questi aspetti fondamentali, a causa delle divisioni storiche della Chiesa, sono diventati oggetto di accese controversie, è soprattutto in questo capitolo che il Cardinale Kasper coglie l’occasione per delineare nel dettaglio le questioni principali affrontate nelle discussioni ecumeniche e per esporre la situazione attuale del dialogo ecumenico. La difficoltà maggiore di quest’ultimo è ravvisata nel fatto che le varie Chiese e Comunità ecclesiali hanno modi diversi di intendere l’ecclesiologia e, di conseguenza, anche una diversa idea di quella che deve essere l’unità della Chiesa, cosicché l’obiettivo del movimento ecumenico è diventato sempre più vago negli ultimi decenni. Pertanto, il principale problema ecumenico non risiede semplicemente nella questione dei ministeri ecclesiali, ma nella questione dei ministeri ecclesiali all’interno del più ampio contesto ecclesiologico.

Comprendere l’ecclesiologia alla luce della questione di Dio significa percepire l’urgente necessità di un rinnovamento teologico-spirituale della Chiesa. Tale rinnovamento si rivela molto più adeguato ai tempi di tutte quelle riforme esteriori e strutturali che oggi, davanti al cosiddetto ristagno delle riforme, vengono dibattute e richieste. Di fatti, le riforme esteriori ed i cambiamenti strutturali conducono ad un attivismo senza meta e ad un ripiegamento ecclesiale su se stessi se non sono alimentati da un rinnovamento spirituale. D’altro canto, un rinnovamento spirituale senza concrete riforme rischia di sfumare in uno spiritualismo estraneo al mondo. Per questo, il rinnovamento spirituale e la riforma concreta della Chiesa sono inscindibilmente legati. Ma poiché la crisi della Chiesa, di cui si parla tanto oggi, si rivela, a meglio guardare, una crisi di Dio e poiché la sfida decisiva che la Chiesa ha di fronte è quella del secolarismo, ciò che al momento è necessario è soprattutto un rinnovamento spirituale della Chiesa. 

Sia il rinnovamento spirituale che la riforma della Chiesa sono presentati dal Cardinale Kasper alla luce dell’idea-guida teologica della communio, con la quale il Sinodo dei Vescovi del 1985, al quale ha lavorato il Cardinale Kasper come segretario, ha riassunto, venti anni dopo la conclusione del Concilio Vaticano II, il suo orientamento fondamentale e ne ha approfondito la dottrina sulla Chiesa soprattutto come ecclesiologia di comunione. Al riguardo, è decisamente significativo che la communio non sia impiegata come concetto sociologico e non venga descritta semplicemente come comunità. Communio è un termine strettamente teologico e indica soprattutto la partecipazione alla communio trinitaria; la Chiesa va intesa dunque come icona della Trinità e la communio ecclesiale si fonda sui due sacramenti basilari del battesimo e dell’eucaristia. Per il Cardinale Kasper è importante menzionare anche le concrete conseguenze che derivano dal concetto di communio, su cui riflette nel capitolo intitolato «La forma concreta della Chiesa come communio». 

Una particolare dimensione della realtà di communio della Chiesa il Cardinale Kasper la individua nell’atteggiamento dialogico che contraddistingue la vita della Chiesa. Una Chiesa dialogica è impegnata oggi in una varietà di conversazioni e le porta avanti non solo all’interno, in modo comunicativo e partecipativo, ma anche all’esterno nel dialogo con il Popolo di Dio dell’antica alleanza, nel dialogo ecumenico, nel dialogo con le religioni e nel dialogo con il mondo contemporaneo. Poiché un vero dialogo non comporta la rinuncia alla propria identità, ma, al contrario, il maturare nella propria identità attraverso l’incontro con l’altro e quindi non ha niente a che vedere con il soggettivismo, il relativismo e il sincretismo, prefiggendosi piuttosto la ricerca della verità, la dimensione dialogica e la dimensione missionaria della Chiesa non si contrappongono, ma sono l’una indispensabile per l’altra. Infatti, la Chiesa non rimane inerte e chiusa in sé, ma è al servizio di quella missione che le ha affidato il Cristo Risorto e che il Cardinale Kasper descrive come «servizio della trasformazione del mondo nello spirito dell’avvento del regno di Dio» già iniziato (p. 468). 

L’enfasi posta sulla dimensione missionaria della Chiesa, di cui oggi si parla soprattutto con il termine di nuova evangelizzazione, ha, per il Cardinale Kasper, anche lo scopo di rispondere alla pressante e urgente domanda su dove condurrà il cammino della Chiesa. A tale questione è dedicato il capitolo conclusivo, piccolo, ma sostanzioso e ricco di spunti. Come un medico può suggerire una terapia sensata solo se prima tenta di avere un’anamnesi completa e si pronuncia su una diagnosi precisa, così anche il Cardinale Kasper parte da una diagnosi concreta, che consiste nel riconoscere oggi una crisi nella Chiesa cattolica avente svariate e complesse sfaccettature. Nel far ciò, egli non si limita a riportare i fenomeni più evidenti, ma si interroga sulle cause più profonde, che egli vede rispecchiate «nel fatto che un’epoca della storia della Chiesa sta per terminare, senza che siano già chiaramente visibili nuovi orizzonti in cui essa continuerà ad andare avanti» (p. 525).

Per il Cardinale Kasper, dunque, la figura di Chiesa pienamente radicata nel popolo (Volkskirche), che sicuramente ha avuto il suo grande peso nella storia e ha apportato il suo grande contributo, ma che volge al termine di fronte alla situazione pluralista di oggi, non può essere una figura della Chiesa orientata al futuro nel terzo millennio. In questa sua diagnosi, il Cardinale Kasper si differenzia da molti altri “diagnostici della Chiesa”, che in fondo non riescono ad accettare il fatto che la figura sociale della Volkskirche (chiesa del popolo) si sia consumata dal punto di vista storico e che, nel loro lutto del commiato, cercano ovunque capri espiatori per la situazione percepita anche da loro come precaria della Volkskirche, li trovano di preferenza tra gli alti responsabili ecclesiali, e puntano a riforme che, in ultima analisi, mirano al mantenimento della Volkskirche. Il Cardinale Kasper guarda invece con chiarezza al futuro e vede la situazione critica della Chiesa nel contesto dei gravi processi di trasformazione che si verificano nella società odierna. Pertanto egli vede il futuro della Chiesa non nel mantenimento delle strutture della Volkskirche ormai anacronistiche, ma condivide il parere del grande storico Arnold J. Toynbee, secondo il quale, nelle situazioni particolarmente difficili della storia dell’umanità, ad aver individuato una via d’uscita sono sempre state minoranze qualificate e creative, a cui si è poi potuta unire la maggioranza. 

In questo senso, la Chiesa deve imparare oggi ad abbandonare anche atteggiamenti dati finora per scontati, ma che non sono più orientati verso il futuro. Un tale commiato potrà avvenire con successo solo se avremo coraggio e se sapremo collegargli un nuovo inizio. E la nuova svolta potrà aver luogo soltanto se tre realtà convergeranno e agiranno insieme, ovvero «un rinnovamento spirituale alimentato dalle fonti, una solida riflessione teologica e una mentalità ecclesiale» (p. 529). Questi tre atteggiamenti di fondo sono rintracciabili passo per passo nel libro del Cardinale Kasper, che rimane, pur nel suo realismo e nella sua descrizione non edulcorata dei problemi, un libro pieno di speranza.

Il Cardinale Kasper sa che il rinnovamento spirituale della Chiesa, di cui oggi abbiamo tanto bisogno, sarà «possibile solo mediante una nuova Pentecoste». Come è avvenuto allora, quando i discepoli si sono riuniti insieme alle donne che avevano seguito Gesù e hanno pregato incessantemente e unanimemente per la venuta dello Spirito Santo, così anche oggi una nuova Pentecoste potrà essere preparata soltanto tramite una preghiera intensa, poiché «la Chiesa del futuro sarà soprattutto una Chiesa di oranti» (p. 550). Di fatti, la preghiera è il luogo dove ha origine quella gioia per Dio che il libro veterotestamentario di Neemia definisce come «la nostra forza». 

Solo da questa gioia per Dio può crescere anche la gioia per la Chiesa, che non è quel tipo di gioia che noi stessi ci procuriamo e che quindi ha raramente consistenza. La gioia vissuta nella fede cristiana è quella gioia che, in ultima analisi, può donarci soltanto lo Spirito. Tale gioia è il segno distintivo di ogni realtà cristiana al punto che possiamo dire: là dove – anche e precisamente nella Chiesa – c’è  mancanza di gioia e depressa irritabilità, lo Spirito di Gesù non è sicuramente all’opera. Là agisce piuttosto lo spirito dei tempi, divenuto a volte così triste. Di questo spirito dei tempi non c’è traccia nel libro del Cardinale Kasper, ma è percepibile invece quello Spirito di Dio che ci conduce nel cuore della fede e della Chiesa e che ci dona quella gioia che, nonostante le difficoltà e i problemi, i fardelli e le indignazioni, è solida e durevole. Per aver dato testimonianza di tale gioia nel suo libro sulla Chiesa cattolica e per aver voluto ispirare i lettori a tale gioia, desidero esprimere al Cardinale Kasper un sentito e profondo ringraziamento.
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(1) Presentazione del libro del Cardinale Walter Kasper, Chiesa cattolica. Essenza – Realtà – Missione (BTC 157, Queriniana, Brescia 2012), presso il Centro Pro Unione di Roma il 26 gennaio 2012.


 
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