26/02/2018
391. IL DIO DELLA BIBBIA AL CROCEVIA DEI TEMPI: DOVE PASSATO PRESENTE E FUTURO SI INCONTRANO Intervista a Kurt Appel
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Prof. Appel, il suo libro s’intitola “Tempo e Dio”. Qual è il legame tra questi due soggetti?

Penso che dobbiamo assumere con tutto il suo peso l’affermazione secondo cui quello biblico è un Dio “temporale”, non è un Dio fuori del tempo. Anzi, forse non solo è un Dio temporale, ma – e la cosa va intesa in un senso ben preciso – Dio è il Tempo. Attenzione: Dio non è un tempo qualsiasi, un tempo cronologico. Dio è la qualità del tempo: Dio è il futuro e il vero passato del tempo. Come dice anche il libro dell’Apocalisse: «Io sono l’Alfa e l’Omega» (22,13). Noi solitamente facciamo l’errore di concepire il tempo come un dato puramente cosmologico: è un tempo di istanti, momento dopo momento, come un grande meccanismo. No: il vero tempo è sempre un tempo personale, il tempo di un soggetto. Ora, noi siamo soggetti, Dio stesso è un soggetto. E il tempo del soggetto è un tempo in cui passato, futuro e presente si incrociano. Proprio al centro della Bibbia il nome di Dio (in Es 3 e 34) è un nome temporale.

 

Sembra di capire che il Dio di “Tempo e Dio” sia simile all’io trascendentale idealistico, quindi un io che pensa; ma non è un Dio aristotelicamente neutro, non è un “pensiero di pensiero”, che non si interessa del mondo.
Ora, noi uomini che siamo parte del mondo, e dunque siamo nel pensiero di Dio, siamo in Dio in quanto Dio è tempo, come possiamo pensare, vivere, riconnetterci a questo grande Tempo con la “T” maiuscola?

Bella domanda! In realtà lei pone due distinte questioni… Anzitutto, io faccio molto riferimento alla filosofia dell’Idealismo tedesco. Nel libro parlo di Hegel (è un punto centrale), ma anche di Schelling e Leibniz, di Kant e Heidegger; seguendo questi filosofi si può vedere infatti che il tempo non è un semplice contenitore al cui interno è racchiuso l’universo. Inoltre: già Heidegger, ma anzitutto Schelling (l’ultimo Schelling) – e direi che anche Hegel, in un certo senso, è su questa linea – dimostrano che Dio è il tempo escatologico.

Vengo allora all’altra questione contenuta nella sua domanda: come si può vivere in questo Tempo? Rispondo che secondo me lo si può fare comprendendo che il nostro tempo è un paesaggio di affetti, un grande racconto personale, un racconto rivolto anche a Dio, rivolto a un’alterità. E in questa personalizzazione del tempo, il tempo risulta essere sempre una rilettura: io non posso parlare nemmeno trenta secondi del mio passato, senza rileggerlo. E il grande registro che ci permette di rileggere la nostra temporalità è la Bibbia. In questo senso, con l’aiuto che ci è fornito dalla Scrittura per entrare in quel paesaggio che è il tempo personale, possiamo rileggere, ri-raccontare tutto il mondo. E il mondo – ecco la tesi principale del mio libro – nasce in quanto viene raccontato-di-nuovo, naturalmente sotto gli auspici dello Spirito di Dio.

 

Quanto detto finora, professor Appel, mi richiama alla mente un verso di una canzone dei Nomadi che dice: «Ieri impegna l’oggi nel domani». E mi richiama un certo primato del futuro impresso al tempo da filosofi come Heidegger e Schelling. Quindi le domando: nel suo libro, qual è la forma temporale che risulta avere il primato?

È molto difficile dare una risposta. Non direi che è il futuro; e nemmeno il passato o il presente. Io direi che è l’anacronismo ad avere il primato. Che cosa intendo dire?Per me la Bibbia ha questo di particolare: che i tempi si incontrano, s’incrociano, si intersecano. Il passato, con tutti i suoi ricordi, si incrocia con il futuro; e il futuro si incrocia con il presente (con la sequela di Gesù, per esempio). Perciò il cristiano vive in tanti tempi, non in uno prevalentemente: vive, anzi, proprio dove i tempi si incontrano. E anche la Bibbia non è solo un racconto del passato, che vuole più o meno fare riferimento a un passato fisso; nella Bibbia il passato viene in un certo senso ricreato: ecco perché dico che la Bibbia è proprio dove si incontrano i tempi. In questo senso direi che il tempo biblico non è il tempo dell’orologio, ma l’ana-cronismo: il tempo biblico è tra i tempi.




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