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Il vangelo inaudito
Dominique Collin

Il vangelo inaudito

Prezzo di copertina: Euro 20,00 Prezzo scontato: Euro 19,00
Collana: Giornale di teologia 429
ISBN: 978-88-399-3429-1
Formato: 12,3 x 19,3 cm
Pagine: 192
Titolo originale: L’Évangile inouï
© 2021

In breve

Non dobbiamo forse unicamente ricordare ciò che è dimenticato, cioè l’indimenticabile? La vocazione della “buona notizia” non è risolvere problemi, ma far sentire al mondo ciò che il mondo non ha sentito.

Descrizione

«Scrivo per individuare un ascolto possibile di ciò che del vangelo non è stato ancora udito»: così Dominique Collin. Ecco allora un saggio tonificante che invita a intendere il vangelo con un altro orecchio. Se l’idea diffusa è che il vangelo sia un racconto mitologico sorpassato, qui si sostiene che oggi è invece divenuto possibile percepirne l’inaudito, «quelle cose che orecchio non udì» (1 Cor 2,9).
E la “buona notizia” che tipo di inaudito annuncia? Una possibilità di uscire dalle catene che ci siamo forgiati noi stessi, una possibilità di essere “sé” anziché essere asserviti al proprio “io” infantile e regressivo.
Ed è urgente cambiare la nostra maniera di pensare: il vangelo è la parola che ha la funzione di non risolvere problemi, ma di far venire voglia di pensare in modo diverso.
Di fronte al caos che incombe, resta da intendere l’inaudito del “buonsenso” aperto dal vangelo. Buonsenso di pensare all’Altro. Buonsenso di vivere una conversione alla gioia. Buonsenso di tendere l’orecchio al vangelo inaudito.

Recensioni

L’autore di questo libro non ama, giustamente, giri di parole e va al punto: «La cristianità è dietro di noi. La cristianità non ritornerà».
La nota e apprezzata Collana «Giornale di Teologia» (Gdt) dell’Editrice Queriniana si arricchisce di un bel testo del giovane teologo domenicano belga, Dominique Collin (che con Queriniana ha pubblicato Il cristianesimo non esiste ancora – Gdt 426). Sempre mirate e intelligenti le scelte che Queriniana decide di pubblicare in questa Collana, preziose e utili per poter abitare – con altrettanta intelligenza – il tempo attuale.
«Non udiamo più l’inaudito del Vangelo – scrive Collin, classe 1975 – perché lo abbiamo legato troppo alla memoria, al bisogno di trattenere e di fissare, e che è il segno che siamo assenti a noi stessi».
Questo libro è realistico, scevro da ogni difesa del passato di una cristianità che non c’è più. Ma non per questo significhi che non vi sia più Cristo. Se oggi dico a una persona per la strada che cosa evoca in lei la parola Vangelo, è quanto mai probabile che mi sento dire in forma interrogativa: è forse legato alla storia di Gesù, di Dio…?.
«Il Vangelo – evidenzia l’Autore – è considerato dai più come una visione particolare del mondo legata a una storia passata». Chiedermi perchè il Vangelo parla sempre meno può essere utile. Ma ancor più necessario credo che sia il domandarmi: come renderlo oggi, udibile?
«D’ora in poi – scrive a tal proposito Collin – poiché l’epoca attuale rende inudibile, se il Vangelo parla ciò avverrà unicamente attraverso l’ascolto del suo inaudito. Coloro che non hanno ancora inteso che un a(v)venire è possibile – scrive don Dominique – possano intendere che il Vangelo è questa parola inaudita che, fra tutte le notizie, è la sola che sia buona da condividere».
Scorrendo le pagine di questo libro, Collin esplora sia diversi passi della Bibbia e come questi sono rivelatori – inauditi appunto – per ciascuno di noi. «L’indurimento del cuore – sottolinea l’Autore -: ecco che cosa ci impedisce di intendere l’inaudito. Cuore inteso – dice Collin riferito al soggetto, persona – come il ‘luogo’ da cui egli sceglie di aprirsi o no all’inaudito. L’intimo non designa il privato, e ancor meno il ripiegamento dell’io su se stesso. Al contrario indica il luogo di incontro possibile fra l’io e l’Altro, il che di conseguenza, significa paradossalmente sia l’uscita da sé, sia il rientrare in sé».


G. Ruggeri, in Recensionedilibri.it 3 marzo 2021