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Introduzione all’escatologia cristiana
Johanna Rahner

Introduzione all’escatologia cristiana

Prezzo di copertina: Euro 35,00 Prezzo scontato: Euro 29,75
Collana: Biblioteca di teologia contemporanea 192
ISBN: 978-88-399-0492-8
Formato: 16 x 23 cm
Pagine: 304
Titolo originale: Einführung in die christliche Eschatologie
© 2018

In breve

«Le classiche immagini del cielo e dell’inferno continuano ad assillarci, anche se la nostra epoca non ci crede più. C’è quindi bisogno di aiutare a comprendere e a chiarire ciò in cui si è creduto: occorre riflettervi e immaginarlo». Perché «dove si perde la capacità di sperare nel futuro, anche quello oltre la morte, alla fine si perde ciò che è più propriamente umano» (Johanna Rahner).

Descrizione

L’escatologia, cioè la dottrina cristiana delle cose ultime, si muove tra due estremi: da una parte c’è il pericolo di presumere di sapere troppo del cielo e dell’inferno, dall’altra c’è il rischio di restare senza parole.
Il manuale di Johanna Rahner supera brillantemente questa duplice sfida. Con un linguaggio facilmente comprensibile l’Autrice risponde sia alle questioni fondamentali sia a domande specifiche, come per esempio quelle che vertono sulla risurrezione dell’anima e del corpo, su un’appropriata concezione del giudizio finale, sull’idea (e quale) di un inferno eterno.
Per Rahner è di particolare rilevanza affrontare la sfida di come resti possibile, dinanzi alla morte reale e al problema irrinunciabile della giustizia, una speranza che alla fine tutto andrà bene. È questa, in fondo, a dispetto di ogni esperienza di questo mondo, la nostra brama insaziabile: il sogno che, alla fine, tutto possa trovare pienezza di compimento.

Recensioni

In una società così secolarizzata la Quaresima è una parola ignorata e forse ignota, se non nello stereotipo «faccia da quaresima». Nella storia della cultura occidentale è stato, però, un tempo ricco di simbolismi e di pratiche spirituali: si pensi solo al digiuno, un segno carico di significati anche caritativi, tipico pure di altre fedi (ad esempio, il Kippur ebraico e il Ramadan musulmano), da non equivocare con la dieta che ne è solo una scimmiottatura "laica".

Ma il cuore di questo arco temporale di quaranta giorni che è iniziato mercoledì scorso col rito delle Ceneri - vero e proprio schiaffo alla superficialità vana e vacua contemporanea - è la tensione verso la Pasqua. Abbiamo, così, voluto infilare una collana di testi - tra i tanti apparsi in questo periodo - che si proiettano idealmente verso una meta "pasquale". È la meta suprema della storia, configurata nella risurrezione di Cristo, che è l'irruzione dell'eterno nel tempo, del divino nel creaturale, dell'infinito nel relativo. […]

Lo sguardo su quell'''oltre'' può essere ben più acuto e capace di perforare la trama globale della storia alla ricerca di un filo dinamico segreto in tensione verso un Oltre trascendente. È ciò che ha fatto una teologa tedesca dell'Eberhard-Karls-Universität di Tubinga, Johanna Rahner, classe 1962, che porta il cognome di uno dei maggiori teologi del secolo scorso, Karl Rahner. La sua opera s'intitola esplicitamente Introduzione all'escatologia cristiana: eppure non esita a varcare le frontiere minate dei territori misteriosi fatti balenare da questa disciplina teologica.

Intendiamo alludere a quelle domande che spesso si archiviano perché generano vertigini o rigetti: che cos'è la risurrezione del corpo e dell'anima? Che valore ha la scenografia del giudizio finale? Che senso ha per l'uomo contemporaneo smaliziato far balenare immagini paradisiache o infernali? L'idea di una stasi purgatoriale oltre la morte è una mitologia arcaica o può essere ricondotta a una prospettiva concettuale coerente? La reincarnazione è compatibile con un'escatologia cristiana? E più brutalmente: esiste una legittima ermeneutica dell'immaginario cristiano sull'oltrevita così da riconoscerne o negarne l'esistenza? Queste e tante altre questioni affiorano in pagine terse e vivaci che non esitano a citare, accanto ai teologi e filosofi paludati, anche la Arendt e Benjamin, Brecht e Camus, Darwin e Foucault, Klee e Keplero-Copernico-Newton-Galilei e così via. Rimane, comunque, una certezza: quegli orizzonti estremi, sempre rimossi, ritornano a galla e ci assillano, credenti e no, perché «dove si perde la capacità di sperare nel futuro, anche quello oltre la morte, alla fine si perde ciò che è propriamente umano».

Anche in questo caso, a lato dell'architettura ideale sontuosa della Rahner, poniamo un mini-testo, scritto da un teologo raffinato come Rosino Gibellini che in poche pagine riesce a raccogliere il succo di un'insonne ricerca di molti, rubricandolo sotto il titolo modesto ma accattivante di Meditazione sulle realtà ultime. In realtà si tratta di una sintesi della ricerca sul tema dell'escatologia nella riflessione teologica del secolo scorso, che è simile a un delta molto ramificato di questioni e che ha coinvolto i maggiori pensatori. Essi si sono confrontati sulla dialettica tra morte e vita in Dio, sull'immortalità dell'anima e la risurrezione dei morti (categorie apparentemente alternative), sulla preghiera per i defunti, una prassi tradizionale nella cristianità e così via. Certo è che affacciarsi sull'eterno e sull'infinito con la nostra attrezzatura gnoseologica ancorata a linguaggi e strutture spazio-temporali è un'impresa ardua. […]

Concludiamo questa nostra carrellata libraria stando sulla porta della Quaresima, tempo "pasquale" germinale, con una testimonianza del fisico Giuliano Toraldo di Francia rilasciata anni fa durante un congresso su Teilhard de Chardin: «Sono un agnostico, ma leggendo le opere di questo gesuita scienziato capisco il suo tentativo di trovare un senso all'avventura del mondo e alla nostra vita. Se Dio è il nome di questo senso, anch'io posso pregare: In te, Domine, speravi».


G. Ravasi, in Il Sole 24 Ore 10 marzo 2019, 28

È un dato di fatto avvertito da tutti la crisi profonda della dottrina cristiana circa le realtà escatologiche – ultime e quindi decisive –, ormai praticamente sparite dalla predicazione e assenti nel vissuto spirituale delle persone, anche di molti credenti e praticanti. Il guaio dell’escatologia cristiana è stato quello di essersi appoggiata per duemila anni sul pensiero e sul linguaggio espositivo, fatto di parole e di immagini, tipiche dell’apocalittica, che è un’altra cosa rispetto all’escatologia.

L’autrice di Introduzione all’escatologia cristiana, Johanna Rahner (1962), cattolica, docente di teologia fondamentale, dogmatica, storia dei dogmi e teologia ecumenica alla Eberhard Karls-Univesität di Tubinga, rivede e attualizza la prima edizione del suo lavoro (Freiburg i.Br. 2010), suddividendo la sua monografia in due parti: le questioni fondamentali (pp. 11-146) e i temi specifici (pp. 147-266). Concludono l’opera l’indice dei nomi (pp. 267-270) e la bibliografia (pp. 271-285).

Nella prima parte, la studiosa si sofferma a sottolineare come i temi della morte e dell’esito finale della propria esistenza eventualmente anche in una vita futura siano stati accusati di essere una pura proiezione di bisogni personali di rassicurazione. Gli enunciati escatologici sono stati espressi quasi totalmente in fredde asserzioni teologico-catechistiche, ma non sono stati sottoposti adeguatamente a un’ermeneutica esistenziale, di modo che le persone possano sentirsi interpellate personalmente, mentre ancora vivono, dal contenuto del pensiero cristiano circa le realtà ultime, e quindi definitive e decisive, della propria vita.

Rahner analizza il rapporto instaurato nei vari tempi fra la storia e una sua possibile teologia-teleologia, in rapporto anche con le varie utopie, più o meno secolarizzate, che emergevano via via nel cammino del pensiero umano. Secondo la studiosa, occorre recuperare la fondamentale dimensione antropologica dell’escatologia, facendo percepire che il desiderio di pienezza e di realizzazione di sé nella storia trova nell’escatologia un’alleata, in quanto interessata a un’integralità della vita umana fin da adesso nella storia, e non rimandata solamente a un secondo momento in un aldilà che, alla fin fine, non interessa più a nessuno. Le immagini escatologiche sono sensate perché sono espressione del rapporto umano con Dio. La fede ha bisogno di immagini per esprimersi, compresa la speranza nel futuro.

Le immagini escatologiche, per esempio, paradiso e inferno, sono quindi rappresentative di una relazione umana con Dio qui e adesso […], esse raffigurano come l’uomo si comprende dinanzi alla verità di Dio: come uomo amato e custodito da Dio o come separato da Dio. Le immagini escatologiche di paradiso e inferno non sono quindi visioni del futuro, ma un momento interiore della comprensione umana di sé qui e adesso» (p. 63, corsivo mio).

Sia le immagini positive che quelle negative sono provocazioni a chiarire la propria relazione con Dio. Le immagini dell’escatologia sono, in definitiva, un’espressione figurata del rapporto umano con Dio, quello salvifico o quello distrutto dal peccato e dalla colpa. Sono immagini dell’umana comprensione di sé dinanzi alla verità di Dio. «Le immagini escatologiche assumono il modus di messe in scena oggettivate di come un essere umano comprende se stesso dinanzi a Dio, alla sua verità, amore, giustizia, misericordia ecc.» (ivi). Esse hanno una determinata forma linguistica, sono paragonabili alla forma della promessa e hanno un carattere performativo. «Non sono affermazioni in sé e per sé, ma hanno sempre anche un carattere di azione, si riferiscono cioè a posizioni e a comportamenti» (ivi).

L’escatologia deve prendere sul serio il linguaggio figurato. Va colto il suo carattere di promessa come chiave teologica di interpretazione. L’escatologia «non è un’informazione aggiuntiva rispetto alle altre affermazioni teologiche o antropologiche della dogmatica cristiana, ma è la traduzione, nel modus del compimento, di ciò che è «“affare” teologico, antropologico e cristologico. Quello che qui conta è descritto sotto la prospettiva del commento, della meta definitiva, del senso del tutto» (ivi).

L’escatologia del passato era suddivisa tra la fine dell’individuo (i temi della morte, immortalità dell’anima, visione beatifica di Dio, giudizio, stato intermedio, purgatorio) e la fine di tutto il mondo (temi del giudizio universale, il ritorno di Cristo, fine del mondo, e tutti i motivi cosmologici collegati). L’orientamento era rivolto strettamente al “poi” e non aveva nulla a che fare con la storia qui e adesso. Questo entrava in tensione con l’avvertita rilevanza per l’aldilà della nostra vita terrena qui e adesso e in tensione anche con l’idea del compimento, del senso del tutto, che deve di fatto determinare l’escatologia. «Ciò vale per la prospettiva individuale che per quella cosmologica. Si tratta della rilevanza di principio della storia, del mondo, della relazione, della prospettiva dell’io ecc. per i temi escatologici. La prospettiva del qui e adesso deve quindi essere riportata in primo piano anche nei singoli temi escatologici» (p. 64).

L’escatologia ha anche fare con la teologia della storia, cioè con la storia e il suo compimento. Johanna Rahner tratteggia le posizioni di Agostino, di Gioacchino da Fiore e delle utopie sociali al di fuori del cristianesimo. Studia, inoltre, l’origine della fede in una vita dopo la morte a partire dall’Egitto passando alla Mesopotamia, a Canaan, all’epoca ellenistica, alla tradizione ebraica e a quella neotestamentaria. Quest’ultima si incentra sulla figura di Gesù, la decisività della sua morte e risurrezione, che informa di una connotazione cristologico-pasquale tutta l’escatologia cristiana.

Per studiare l’escatologia occorre tenere presente i suoi stretti rapporti con l’apocalittica, quale genere letterario e forma di pensiero interpretativo della realtà (cf. Daniele, 1Enoch, Apocalisse, 4Esdra ecc.). Essa giudica negativamente il mondo attuale e vede nell’aldilà l’instaurazione di un mondo nuovo che non ha nulla a che fare con il presente. Un tono di pessimismo e di dualismo la stria dal principio alla fine. Letteratura di resistenza e di consolazione in tempi di persecuzione, l’apocalittica e le sue immagini di ribaltamento del presente, di un giudizio implacabile di condanna per i malvagi e di una ricompensa per i buoni e i fedeli, hanno finito per caratterizzare totalmente anche l’escatologia cristiana che, di per sé, è un’altra cosa. Molto interessante la tabella riportata alle pp. 120-121, nella quale si comparano le idee contenute nelle promesse preapocalittico-profetiche e in quelle delle promesse apocalittiche. Nel NT le illustrazioni delle realtà escatologiche hanno molte sfaccettature e non arrivano a una sintesi equilibrata. Insieme alla sottolineatura della decisiva componente cristologico-pasquale, si ha una forte connotazione apocalittica, tipica ad esempio dell’Apocalisse, l’ultimo libro della Bibbia. Sarà questo taglio di pensiero (proprio di Daniele, Apocalisse, 1Enoch e 4Esdra) a prevalere di fatto nello sviluppo della riflessione teologica sull’escatologia, con le sue ricadute distorsive esiziali – seppur comprensibili nei vari contesti storici in cui si sono realizzate – nel vissuto catechistico e di fede dei cristiani.

Gesù e gli autori ispirati del NT, con le loro diverse teologie non riconducibili a unità compatta, hanno certamente tenuto presente l’apocalittica di Daniele e dei testi intertestamentari (o, meglio detto, paratestamentari), ma l’hanno rivisitata riesprimendo e arricchendo la fede ebraica nella fedeltà e nella misericordia di YHWH verso il suo popolo contemplando e annunciando la sua escatologica/definitiva/decisiva pienezza nella vita, morte e risurrezione di Gesù suo Figlio inviato a riscattare gli uomini e il mondo dal loro male mortale. La decisività del rapporto con Cristo fin da ora esprime il pensiero maturo del NT, anticipando di fatto nel qui e ora il destino finale che l’uomo “si crea” a seconda del rapporto che intrattiene nel presente con Cristo.

Nella seconda parte dell’opera Johanna Rahner affronta i temi specifici della morte e risurrezione, del giudizio, della risurrezione sotto condizione o inferno a tempo, e il purgatorio, l’inferno (con l’inferno?) quale possibilità reale e una veloce riflessione sul cielo, la sua riscoperta, la redenzione nel cielo, il rapporto col pensiero del «All will be well…» «Tutto andrà bene» e «Tutto è bene quel che finisce bene».

È necessaria un’ermeneutica esistenziale dell’escatologia cristiana. Bisogna tornare a predicare e a vivere l’escatologia anticipata cristologicopasquale e non l’apocalittica dualistica e dispregiativa del mondo attuale. L’escatologia va rapportata strettamente all’antropologia e alla figura amante di Dio in Cristo Gesù.

Se del mondo futuro dell’uomo si ha bisogno di avere e di gestire delle immagini, non si deve dare loro l’importanza ultima, ma esplicitare al contrario la presenzialità e la decisività del rapporto con Cristo quale evento decisivo/escatologico/definitivo/ultimo per la realizzazione iniziale già qui e ora di quella realizzazione umana piena che sta a cuore a Cristo Gesù stesso per primo, pur nella consapevolezza che il suo pieno compimento sarà possibile solo nel futuro del singolo, della storia e del mondo intero, quale dono del Dio amante e non dell’inflessibile Dio giudicante.


R. Mela, in SettimanaNews.it 28 gennaio 2019

Libro ambizioso, l'Introduzione all'escatologia cristiana di Johanna Rahner, il cui titolo riecheggia la celebre Introduzione al Cristianesimo, testo fondamentale di Benedetto XVI, pubblicato nel 1968, quando il futuro papa ancora non era neppure vescovo. L'escatologia è uno dei temi fondamentali della riflessione teologica, si occupa nelle cose ultime, definitive. Del giudizio e della vita dopo la morte fisica, dell'inferno e del paradiso. Dibatte dell’esistenza del purgatorio. Il libro della Rahner è ricco di stimoli e di informazioni, di riferimenti e citazioni. Tutta l'opera è attraversata da un filone di pensiero che ha accompagnato la storia della cristianità, da Origene a Hans Urs von Balthasar: la domanda su come un Dio che è amore possa condannare qualcuno alla dannazione eterna, o anche solo ammettere che per colpa propria manchi l'obbiettivo, lo scopo per cui è stato creato. Non sarebbe allora il purgatorio a non esistere, ma invece l’inferno. La "punizione" incontrata dopo la morte avrebbe funzione riabilitativa e conoscerebbe un termine. Come impone anche la, disattesa, costituzione italiana.
S. Valzania, in Radio InBlu – La Biblioteca di Gerusalemme 26 gennaio 2019

Forse non del tutto a torto, da varie parti si sostiene che negli ultimi tempi la predicazione cristiana ha perso di vista l’importanza delle grandi verità che riguardano quelli che con termine colto vengono chiamati i novissimi, ovvero morte, giudizio, inferno e paradiso. La questione meriterebbe approfondimenti che in questa sede non è possibile neppure accennare.

A ogni buon conto, accogliamo con favore due interessanti libri, editi recentemente dalla Queriniana, che trattano questi temi che occupano un posto centrale nella dottrina della Chiesa cattolica.

Il primo è opera della teologa tedesca Johanna Rahner e si intitola Introduzione all’escatologia cristiana (pp. 293, euro 35,00); in esso, l’autrice affronta, con un linguaggio accessibile, gli argomenti più rilevanti che riguardano il destino finale degli uomini: la salvezza, la dannazione, la resurrezione e la giustizia divina.

Il secondo volume è stato scritto dal noto studioso Rosino Gibellini ed è eloquentemente intitolato Meditazione sulle realtà ultime (pp. 69, euro 5,00). Si tratta di un agile volumetto suddiviso in sette brevi capitoli che fa luce su quanto, nell’ultimo secolo, i teologi hanno scritto in tema di escatologia e propone alcune indicazioni utili per cogliere e accogliere la verità cristiana sull’aldilà.


M. Schoepflin, in Toscana Oggi 16 dicembre 2018