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La bellezza della metafisica
Jean Grondin

La bellezza della metafisica

Saggio sui suoi pilastri ermeneutici

Prezzo di copertina: Euro 19,00 Prezzo scontato: Euro 18,00
Collana: Giornale di teologia 441
ISBN: 978-88-399-3441-3
Formato: 12,3 x 19,3 cm
Pagine: 176
Titolo originale: La beauté de la métaphysique. Essai sur ses piliers herméneutiques
© 2022

In breve

La filosofia è metafisica nel momento stesso in cui ha qualcosa da dire sulla realtà nel suo insieme, dunque sul suo ordine, sulla sua bellezza, sulle sue ragioni e sull’intelligenza di colui che interpreta la realtà e si sforza di comprenderla.

Descrizione

E se la metafisica fosse il più grande beneficio della storia dell’umanità?
La metafisica si basa su un’esperienza semplicissima e sconcertante: quella dell’infinita bellezza del mondo che si impone alla nostra intelligenza, malgrado il male, la sofferenza e l’assurdo in cui ci imbattiamo di continuo e che suscitano la nostra indignazione solo perché l’aspettativa metafisica è predominante. L’idea alla base della metafisica è che questa bellezza ha una ragione. Scoprendo la bellezza delle cose, la cui contemplazione fa la nostra felicità, e riconoscendo una dignità all’umano, che a quella bellezza partecipa nella sua capacità di trascendenza, la metafisica ci procura delle ragioni per vivere e sperare, realizzando quindi la finalità della filosofia stessa. Ogni filosofia o è metafisica, o è triste poiché non lo è.
In quest’opera Grondin propone una rinfrescante ermeneutica e attuazione del pensiero metafisico, che va di pari passo con una concezione metafisica dell’ermeneutica stessa.

Recensioni

Alla radice della filosofia resta, in ogni caso, la metafisica: è questa la conclusione del saggio scritto da Jean Grondin in difesa della bellezza che a essa sempre s’accompagna. Com’è noto, il termine metafisica deriva dal greco antico meta ta physika, che significa «le cose che stanno dopo le cose di fisica». Fu, infatti, durante la catalogazione dei libri di Aristotele effettuata da Andronico di Rodi che l’espressione venne usata per la prima volta. In tale sistemazione, il discepolo dello Stagirita fa precedere la trattazione della natura alla cosiddetta filosofia prima o teoria dell’«ente in quanto ente». In tal modo, dato che i volumi di quest’ultima sezione vennero collocati dopo (meta) quelli dedicati alla fisica, la metafisica venne a rivestire il significato appunto delle «cose che stanno dopo le cose di fisica».

Il prefisso meta- può, a ogni buon conto, assumere anche un ulteriore significato, quello di al di là, sopra, oltre. Con quest’ultimo senso s’attribuì agli oggetti della filosofia prima un valore di trascendenza nonché di superiorità rispetto agli oggetti della fisica sublunare. Il termine metafisica sarebbe divenuto, dunque, il nome di una parte della filosofia. Più correttamente René Descartes, nei suoi Principi della filosofia, assimilando quest’ultima a un albero, afferma che le radici sono la metafisica, il tronco è la fisica e i rami che escono dal tronco sono tutte le altre scienze che possono essere ridotte essenzialmente a tre: la medicina, la meccanica e la morale.

Jean Grondin ribalta l’attuale predominio del nominalismo che, iniziato con il «rasoio di Okkam», è ormai giunto alle attuali estreme conseguenze: un solipsismo filosofico dove il soggetto con la sua centralità ha preteso di scalzare l’essere delle cose, vale a dire degli essenti. Coniugando la bellezza con il bene, come ancora insegna il mondo greco, il filosofo canadese individua le grandi caratteristiche dell’eidos (o della bellezza): esso rende palese qualcosa di permanente che, nonostante la presenza del male – a cui è dedicato un intero capitolo – presiede all’ordine delle cose e può essere colto dalla nostra intelligenza.
D. Segna, in Il Regno Attualità 12/2022

«Da che cosa dipende questo accanimento di tanti filosofi recenti a voler distruggere o superare il pensiero metafisico?»: se lo chiede, nell’aureo libretto La bellezza della metafisica, Jean Grondin, docente all’Università di Montreal e presidente dell’Accademia di arti, lettere e scienze umane del Canada. La domanda potrebbe apparire ingenua e persino puerile, tenendo presente il fatto che, ormai da tempo, la metafisica viene data per morta o, al massimo, considerata un vecchio arnese lasciatoci in eredità dal passato, privo di qualunque capacità di illuminarci sul presente e non meritevole di alcuna attenzione. Al contrario, giunto al termine il lettore non potrà fare a meno di giudicare denso di significato l’interrogativo sopra riportato e sarà spinto a rivedere l’eccessiva facilità con cui si è ritenuto di poter fare a meno della metafisica.

Innanzitutto Grondin è certo che «c’è della metafisica in tutto ciò che facciamo»; magari non sempre «è riflessa o consapevole di se stessa», ma non v’è dubbio che «una comprensione elementare del mondo abita il nostro rapporto con gli altri, con l’ambiente, con noi stessi, con l’aldilà o con il suo silenzio». Quando, poi, da questa (pre)metafisica si passa a esaminare quelle che consideriamo le vere e proprie dottrine metafisiche, risulta evidente, secondo Grondin, che «tutti i grandi pensatori della tradizione filosofica hanno elaborato una metafisica», anche coloro che si sono dimostrati ostili ad essa, perché «è difficilissimo, in verità impossibile, criticare la metafisica senza presupporne e praticarne un’altra».

Il primo pilastro del pensiero metafisico è quello ontologico, che ci fa ritenere che il mondo sia abitato da un qualche senso; il secondo, definito dall’autore “teologico”, consiste nella convinzione che il significato del mondo rimanda a un principio ultimo; il terzo pilastro, quello antropologico, è così sintetizzabile: «L’uomo può comprendere con la sua ragione qualcosa dell’ordine del mondo e introdurvi un senso». A giudizio di Grondin, queste tre certezze poggiano su di un fondamento preciso: la bellezza.

Lo capirono per primi gli antichi greci, che chiamarono bellezza l’ordine del cosmo e l’esperienza che possiamo farne. Fu Platone a consolidare questa prospettiva, aggiungendovi un elemento decisivo, ovvero lo stretto collegamento esistente fra il bello e il bene; proprio l’idea del bene rappresenta il vertice dell’universo metafisico platonico e non casualmente, secondo il grande ateniese, è la bellezza che ci dischiude la via del bene.

A questo Grondin inserisce alcune profonde riflessioni sul valore della contemplazione, la chiave che apre la porta della metafisica. Anche l’ideale contemplativo sembra oggi essere tramontato, ma il nostro autore non si lascia intimorire e scrive: «Come conferma la storia del pensiero, i declini della contemplazione sono spesso seguiti da rinascite. Ne auguro a tutti noi delle bellissime». Dunque, non vi è nulla da temere nel condividere l’affermazione cartesiana secondo cui le radici della filosofia sono la metafisica. Anzi – raccomanda Grondin – dobbiamo farlo con un certo orgoglio perché «la metafisica non è meno una teoria sul mondo che sul senso e la bellezza del mondo, cioè su ciò che rende la vita degna di essere vissuta, e vissuta con filosofia, ossia con una prospettiva ragionata sul senso delle cose».


M. Schoepflin, in Avvenire 28 maggio 2022, 23

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