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La riforma e le riforme nella Chiesa
Antonio Spadaro, Carlos María Galli (edd.)

La riforma e le riforme nella Chiesa

Prezzo di copertina: Euro 53,00 Prezzo scontato: Euro 42,40
Collana: Biblioteca di teologia contemporanea 177
ISBN: 978-88-399-0477-5
Formato: 16 x 23 cm
Pagine: 624
© 2016

In breve

Trenta specialisti – ecclesiologi, storici, ecumenisti, canonisti ed esperti di pastorale – ai massimi livelli, provenienti da tredici diversi paesi, riprendono la questione della necessità di riforme nella Chiesa (Ecclesia semper reformanda), considerando in particolare il rinnovamento richiesto dal concilio Vaticano II. Sviscerano e sviluppano il tema, avendo lo scopo di offrire, con umiltà e audacia, un contributo di ispirazione ai processi che la Chiesa sta vivendo in questo tempo sotto la guida di Francesco.

Libro di grande rilievo sotto il profilo pastorale e istituzionale.

Descrizione

A cinquant’anni dalla chiusura del Vaticano II, la ricezione del concilio può dirsi semplicemente conclusa? Fra quanto già allora fu prospettato e l’implementazione che ne è seguita, non vi sono temi o istanze da riesaminare? Non è questione soltanto di rinnovare con lucidità e coraggio strutture e istituzioni, ma anche di convertirsi sempre di nuovo a una mentalità evangelica, missionaria, aperta, «in uscita».
Nei diversi contributi offerti in questo libro da un gruppo internazionale di teologi, sotto l’egida de La Civiltà Cattolica e con la guida dell’argentino Carlos María Galli, vengono affrontati argomenti ricchi e complessi. Dopo una sezione sulla visione che papa Francesco ha della riforma della Chiesa e una riflessione sulle fonti permanenti del rinnovamento ecclesiale, si susseguono interventi puntuali sulle lezioni che vengono dalla storia, sulla comunione sinodale come chiave – a tutti i livelli – della vita e del rinnovamento del popolo di Dio, sulla questione dell’unità dei cristiani, per concludere con uno sguardo articolato verso una realtà di Chiesa più povera, più fraterna e più inculturata.
Gli autori – ecclesiologi, storici, ecumenisti, canonisti, pastoralisti –, lungi dal limitarsi a una discussione accademica, intellettualmente accattivante ma poco praticabile, esprimono volta per volta indicazioni su come approfondire e articolare le riforme della Chiesa, nei loro aspetti vitali e strutturali, suggerendo criteri di azione e ipotesi concrete per la prassi (a breve, medio e lungo termine). Un libro di grande rilievo sotto il profilo teologico, gravido di conseguenze pastorali e istituzionali. Un umile ma audace contributo di ispirazione ai processi che la Chiesa sta vivendo sotto la guida di papa Francesco.

Questi i nomi del gruppo internazionale di autori e autrici che hanno contribuito al volume:
Alphonse Borras (Belgio); Piero Coda (Italia); Mario de França Miranda, sj (Brasile); Peter de Mey (Belgio); Severino Dianich (Italia) Massimo Faggioli (Stati Uniti); Joseph Famerée, sci (Belgio) Diego Javier Fares, sj (Argentina); Víctor Manuel Fernández (Argentina) José Mario C. Francisco, sj (Filippine); Carlos María Galli (Argentina) William Henn, ofm cap (Stati Uniti); Hervé Legrand, op (Francia) Angelo Maffeis (Italia); Mary Melone, sfa (Italia); Serena Noceti (Italia) John W. O’Malley, sj (Stati Uniti); Giancarlo Pani, sj (Italia); Salvador Pié-Ninot (Spagna); Hermann J. Pottmeyer (Germania); Andrea Riccardi (Italia); Gilles Routhier (Canada); Léonard Santedi Kinkupu (Rep. Dem. del Congo); Jorge A. Scampini, op (Argentina); Juan Carlos Sca nnone, sj (Argentina); Silvia Scatena (Italia); Carlos Schickendantz (Cile); Antonio Spadaro, sj (Italia); Dario Vitali (Italia); Myriam Wijlens (Olanda)

Recensioni

Nel 2015, in occasione dell’anniversario del concilio Vaticano II, la rivista La Civiltà Cattolica ha ospitato un seminario di studio in cui una trentina di teologi, storici, canonisti ed esperti di pastorale di diverse nazionalità si sono confrontati sul tema della riforma della e nella Chiesa. I loro contributi sono ora pubblicati in un volume e messi a disposizione di un pubblico più vasto, dato che il tema affrontato non riguarda solo gli specialisti.

D'altronde, i relatori non si sono limitati a presentare i vari aspetti in gioco solo su un piano teorico, ma si sono impegnati a indicare proposte a livello di criteri di azione e di ipotesi concrete da applicare nella prassi, distinguendo quanto può essere compiuto nel breve termine e quanto, invece, richiede un tempo più ampio di gestazione.

Il punto di partenza della riflessione è la visione di papa Francesco sulla riforma della Chiesa alla luce del Vaticano II e della Chiesa come popolo di Dio in cammino. In seguito, sono realizzati alcuni approfondimenti di carattere più settoriale. Dopo aver presentato le considerazioni sulla riforma e le riforme maturate guardando alla storia della Chiesa, si passa a temi più ecclesiali: la comunione sinodale come chiave della vita e del rinnovamento del popolo di Dio, i rapporti fra Chiese locali e Chiesa universale e il dialogo ecumenico per l'unità tra i cristiani. Vi è anche una sezione dedicata ai temi della povertà e dell'inculturazione con gli apporti di autori di diversi continenti. Non vi è in conclusione una proposta unica e organica, ma i lettori possono attingere a un ventaglio di prospettive indipendenti che si propongono di contribuire alla riflessione sul tema della Ecclesia semper reformanda.


G. Riggio, in Aggiornamenti sociali 1/2017

Un libro denso e prezioso per capire che cosa sta cambiando nella Chiesa cattolica al tempo di Francesco e quali potrebbero essere gli esiti della riforma appena avviata.

È il frutto del seminario al quale hanno partecipato nel 2015, per iniziativa della rivista La Civiltà Cattolica, trenta studiosi, ecclesiologi, storici, canonisti, di tredici Paesi diversi, tutti in sintonia col Papa venuto dalla fine del mondo e, in qualche caso, suoi ispiratori.

Un volume collettaneo, dunque, fatto di testi che illuminano il retroterra storico-ecclesiale (e personale) di Francesco e indicano l'orizzonte di una riforma della Chiesa, nella fedeltà allo Spirito e al Vangelo, «sorgenti permanenti del rinnovamento», come è detto nel bel contributo di Mary Melone.

Il retroterra e l'orizzonte. Perché se la Chiesa è semper reformanda, non c'è riforma vera senza la doppia esigenza del radicamento nella storia e dell'apertura al nuovo, ai segni dei tempi, e senza quel discernimento - parola carissima a tutta la tradizione ignaziana - che affronta le contraddizioni e i conflitti della storia e si lascia interrogare dall'inedito, dall'inatteso.

Illuminante, a questo proposito, è il testo di padre Antonio Spadaro sulle radici ignaziane della riforma secondo Francesco e su un processo «attento a trovare il massimo nel minimo», in fedeltà all'epitaffio letterario di un anonimo gesuita in onore di Ignazio di Loyola: «Non esser costretto da ciò ch'è più grande, essere contenuto in ciò ch'è più piccolo, questo è divino».

Formula in apparenza enigmatica, ma che illustra con efficacia la logica dell'incarnazione. «Che cosa vuol dire papa Francesco citando questo epitaffio?», scrive Spadaro. «Che nell'orizzonte del regno di Dio l'infinitesimale può essere infinitamente grande e l'immensità può essere una gabbia. Sembra un paradosso, ma non per Dio che si è fatto carne».

Gli autori affrontano i nodi non risolti dal Vaticano II, mettono a nudo - come fa Hervé Legrand - il travisamento sistematico del ministero collegiale delle Conferenze episcopali da parte della Curia. Mostrano gli arretramenti di molti documenti magisteriali rispetto al capitolo terzo della Lumen gentium, che Yves Congar considerava la «spina dorsale di tutto il concilio». E nei contributi di M. Faggioli, V.M. Fernàndez e C.M. Galli avanzano alcune concrete e ben motivate proposte di riforma.

Al di là di qualche inutile tecnicismo (come l'orrido «pedobattesimo» per indicare il battesimo dei bambini...), sorprende però la mancanza di un contributo autonomo di teologia biblica. Come se un argomento di tale portata potesse essere - a cinquant'anni dal Concilio Vaticano II - materia esclusiva di ecclesiologi, storici e canonisti.


P. Pisarra, in Jesus 11/2016, 88-89

Dal 28 settembre al 2 ottobre 2015, a Roma, presso la sede de La Civiltà Cattolica, si è tenuto un seminario di studio al quale hanno preso parte trenta fra ecclesiologi, storici, ecumenisti, canonisti ed esperti di pastorale provenienti da tredici diversi Paesi del mondo. Il tema del seminario è stato «La riforma della Chiesa e le riforme nella Chiesa» e lo scopo che esso si prefiggeva andava nella direzione «di offrire, con umiltà e audacia, un contributo di ispirazione ai processi che la Chiesa sta vivendo in questo tempo sotto la guida di Papa Francesco».
Dai lavori di quell’incontro è scaturito un ampio volume, curato dai gesuiti Antonio Spadaro e Carlos María Galli per la casa editrice Queriniana, recante il titolo La riforma e le riforme nella Chiesa. Il libro riprende lo schema dei lavori del seminario che è stato aperto da alcuni interventi centrati sulla visione che l’attuale Pontefice ha della questione della riforma della Chiesa e si è poi sviluppato secondo alcune linee di fondo così riassumibili: il rinnovamento ecclesiale e il Concilio Vaticano II, la storia delle riforme ecclesiali, la comunione sinodale come chiave della vita e del rinnovamento del popolo di Dio, la riforma della Chiesa universale e delle Chiese particolari, l’unità della Chiesa nel contesto dell’azione riformatrice, la prospettiva di una Chiesa povera, fraterna e inculturata.

Un lavoro di siffatta mole, frutto dell’impegno di varie decine di studiosi molto qualificati, presenta un numero elevatissimo di suggestioni che è impossibile enumerare o anche soltanto sintetizzare. Alcuni termini, tuttavia, possono offrire al lettore un’idea di quello che troverà nelle dense pagine dell’opera: tra essi spiccano le parole «fedeltà» e «aggiornamento», le quali fanno capire che la riforma deve essere «intesa come ritorno ad fontes per illuminare le situazioni attuali e affrontare i problemi ecclesiali», e, nello stesso tempo, «deve prestare molta attenzione al contesto culturale in cui è immersa la Chiesa». Ciò richiede di uscire dall’autoreferenzialità e di aprirsi alla missionarietà: «La riforma della Chiesa si concentra in un sogno missionario capace di rinnovare tutto». Infine, il grande tema della misericordia, centrale nel pontificato bergogliano: «L’amore appassionato e compassionevole - si legge nella Prefazione - caratterizza la Chiesa della carità, Chiesa samaritana che ha da essere una madre dal cuore aperto per testimoniare l’amorosa umanità del nostro Dio».


M. Schoepflin, in Toscana Oggi 16 ottobre 2016

Se è vero – come è stato detto – che ogni tempo storico vive in profonda connessione con un mistero particolare della redenzione, non si può non rilevare come il nostro tempo sia, per così dire, accordato sulla misericordia di Dio, a partire dalla quale la stessa Ecclesia è chiamata a riformarsi.

Questo importante volume raccoglie i contributi di un seminario di studio, tenuto presso la sede della rivista La Civiltà Cattolica dal 28 settembre al 2 ottobre 2015, in occasione dell’anniversario della chiusura del concilio Vaticano II, e li mette a disposizione con l’intento che siano motivo d’ispirazione di quei «processi che la Chiesa sta vivendo in questo tempo sotto la guida di papa Francesco» (5), il quale, con la Evangelii gaudium, ha inteso rivolgersi «ai membri della Chiesa per mobilitare un processo di riforma missionaria ancora da compiere» (Laudato si’, n. 3; Regno-doc. 23,2015,2).

Scritti da un parterre di ecclesiologi e storici della Chiesa, ecumenisti e canonisti, teologi pastorali e spirituali che hanno dialogato in modo aperto e teologicamente fondato, il volume è strutturato in modo sintetico ma anche programmatico circa le linee direttrici di un compito riformatore ancora in progress e tutto da sviluppare.

Dopo due relazioni introduttive, tenute dai curatori, riguardanti le radici ignaziane della riforma della Chiesa di papa Francesco e la sua ecclesiologia pastorale latinoamericana, confluite, in sede di pubblicazione, nella prima parte, si articola in sette momenti: (I) Il rinnovamento della Chiesa oggi, alla luce del concilio Vaticano II; (II) Le lezioni della storia circa la riforma della Chiesa; (III) La comunione sinodale come chiave del rinnovamento del popolo di Dio; (IV) Le riforme delle Chiese particolari e della Chiesa universale; (V) L’unità dei cristiani e la riforma della Chiesa; (VI) Verso una Chiesa più povera, fraterna e inculturata; (VII) Lo Spirito e la spiritualità nella riforma evangelica della Chiesa.

Il testo «prende in considerazione da molti punti di vista la questione centrale della riforma o del rinnovamento permanente e attuale della Chiesa cattolica» (8) e si palesa come «una raccolta ordinata di proposte indipendenti» e come «un insieme vario di diversi contributi teologici di altissimo livello per pensare le riforme della e nella Chiesa» (9).

Se è noto come il tema della reforma e della reformatio attraversi tutta la storia della Chiesa come una «mutatio in melius» (86) e sia stato, in particolare, con il concilio di Costanza (1414-1418) che è andata imponendosi la formula «ecclesia sit reformata in fide et moribus, in capite et in membris», non si può non notare – ha affermato J.W. O’Malley – come una riflessione sulla storia delle riforme ecclesiali evidenzi che la relazione tra «continuità» e «cambiamento», pur non avendo facile soluzione, trova nell’ideale e nello stile di Chiesa – indicato da papa Giovanni XXIII quale «madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà» – ciò che essenzialmente la caratterizza (103-105).

Questa mater Ecclesia – come ricorda A. Riccardi citando i lavori di P. Jenkins – vive in un orizzonte storico profondamente mutato, là dove «il cristianesimo si sta diffondendo in modo sorprendente tra i poveri e i perseguitati, mentre si atrofizza tra i ricchi e gli agiati» (114), ma anche là dove la coabitazione con l’altro e la globalizzazione culturale e religiosa chiedono al cristianesimo di trasformarsi in una «realtà di accoglienza e integrazione» (124). Tutto ciò, ovviamente, ha forti e importanti ripercussioni sul dialogo ecumenico che – come mostrano i contributi di G. Pani e di A. Maffeis, dedicati, in particolare, al dialogo con i protestanti – può essere portato avanti solamente tramite «una maggior fedeltà alla sua vocazione» (147) e una sempre rinnovata conversione personale (cf. Mt 7,5).

È la comunione sinodale e, di conseguenza, una teologia della sinodalità la chiave per il rinnovamento del popolo di Dio, ma anche l’anello di congiunzione della «diversità nell’unità e l’unità nella diversità» (184). La «sinodalità vissuta» (263) – come si può apprendere dalla lezione proveniente dal CELAM, che ha così fortemente marcato il percorso dell’allora card. Bergoglio – diviene «la manifestazione della Ecclesia come assemblea di persone in condizioni e con funzioni diversificate» (247), grazie all’attivazione di processi di partecipazione, dove tutti i fedeli diventano «attori del discernimento, attraverso un ascolto che voglia davvero nelle loro voci riconoscere la voce dello Spirito» (205).

Essa dà vita a quella Chiesa sinodale come «piramide rovesciata», dove «il vertice si trova al di sotto della base» (cf. Francesco, Discorso alla commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi, 15.9.2015; Regno-doc. 37,2015,14) in funzione di «primazia diaconale» (308), per «portare la persona umana, nella sua singolarità, alla comunione con Dio e di porsi, allo stesso tempo, al servizio dell’unità del genere umano, nelle diverse regioni della terra» (292).

È in tale prospettiva che vanno recepiti i frutti del dialogo ecumenico che, come ricorda papa Francesco nella Evangelii gaudium, mirano alla «costruzione di un popolo in pace, giustizia e fraternità» (n. 221; EV 29/2013). Se – come scriveva l’allora card. Begoglio – «la soluzione del conflitto religioso fra le molteplici confessioni cristiane sta nell’atto di camminare insieme, di fare delle cose insieme, di pregare insieme» (373), si tratta di recuperare quanto già affermava il decreto conciliare sull’ecumenismo, e cioè che nel confrontare la dottrina cattolica con quella delle altre Chiese cristiane, si deve tenere conto dell’«ordine o “gerarchia” nelle verità» (Unitatis redintegratio, n. 11; EV 1/536), ma si tratta anche di muoversi verso un cammino ecumenico inteso come uno «scambio di doni» (386) tra le diverse Chiese cristiane, come viene mostrato dai contributi presenti nella quinta parte del volume.

La riforma della Chiesa secondo quanto espresso dal Vangelo è volta a «farle rinunciare alla sua autoreferenzialità» (459) e questo implica – come mostrano con grande forza e passione teologica i contributi di J.C. Scannone e D. Fares – capacità di inculturare il Vangelo, povertà nel suo essere e nel suo apparire da parte di tutti i cristiani, e servizio dei poveri. È una Chiesa – quella di papa Francesco – che vuole promuovere «una riforma a partire dal Vangelo e dalle periferie della povertà» (13), la quale, ponendo al centro il primato della carità, intende proseguire in quella «rivoluzione della tenerezza» (Evangelii gaudium, n. 88; EV 29/2194), iniziata da Gesù Cristo.

La riproposizione a tutta la Chiesa delle modalità con cui Cristo, facendosi povero per noi, ha permesso a noi di diventare ricchi (cf. 2Cor 8,9), è ciò che permette a papa Francesco – sulla scia di quanto affermato da sant’Ignazio di Loyola, ma anche di san Francesco di Assisi – di vedere nella povertà la possibilità di proteggersi dalle false sicurezze, ma anche ciò che rende possibile al Deus semper maior di «agire fecondamente nella piccolezza dei suoi servitori» (486), sempre peccatori.

Se è vero che è il peccato «il ricettacolo della misericordia» (493), ogni autentica riforma ecclesiale parte dal «bisogno fondamentale di essere perdonati e guariti» (493), che dovrebbe trovare espressione concreta nello «stile di vita, sia personale che comunitario» (Francesco, Discorso all’incontro con le comunità religiose in Corea, 16.8.2014).


G. Coccolini, in Il Regno 18/2016, 548

Un libro dal taglio fortemente caratterizzato in senso istituzionale - e quindi diverso da quelli che di solito segnaliamo e recensiamo per i nostri lettori - ma che riveste indubbiamente un valore anche per le realtà ecclesiali di base e la teologia conciliare e progressista. Si tratta di La riforma e le riforme nella Chiesa, un volume appena pubblicato a cura di p. Antonio Spadaro, gesuita, scrittore e direttore di La Civiltà Cattolica e Carlos Maria Galli, membro della Commissione Teologica Internazionale, decano della Facoltà di teologia di Buenos Aires, della Pontificia università cattolica argentina e presidente della Società argentina di teologia.

Il risultato del loro lavoro raccoglie gli atti del seminario di studio riunito nella sede della rivista dei gesuiti alla vigilia dell'ultimo Sinodo, dal 28 settembre al 2 ottobre 2015, e contiene gli interventi di 30 specialisti - ecclesiologi, storici, ecumenisti, canonisti ed esperti di pastorale - provenienti da 13 diversi Paesi di tutti i Continenti (il limite del loro grado di "rappresentatività” della comunità ecclesiale e teologica è dato dal fatto che tra loro si contano però solo tre laici, tre laiche e una sola religiosa), che hanno discusso il tema (sul tavolo almeno dagli anni del postconcilio) della necessità di riforme nella Chiesa, considerando in particolare quanto auspicato, chiesto o solo implicitamente suggerito dal Vaticano II.

Alla vexata quaestio della riforma si aggiunge dunque anche quella della ricezione del Concilio, ormai ad oltre 50 anni dalla sua chiusura e sulla distanza che si è nel frattempo creata tra quanto era stato prospettato e quanto sinora è stato effettivamente realizzato. E di come possa quindi essere opportuno riesaminare, ridiscutere, riproporre alcuni dei temi o delle istanze che furono al centro del dibattito conciliare e postconciliare.

Il volume parte da due saggi (dei curatori Spadaro e Galli) dedicati alla particolare visione che papa Francesco, attraverso i suoi discorsi ed i suoi interventi magisteriali, ha inteso dare della riforma della Chiesa (a partire dalla sua formazione di gesuita e dalla sua esperienza latinoamericana); nei contributi successivi si toccano poi i nodi storici che hanno caratterizzato il processo di riforma della Chiesa (John W. O'Malley, Andrea Riccardi, Giancarlo Pani, Angelo Maffeis); viene quindi affrontato il tema della “sinodalità” come chiave del rinnovamento della vita della chiesa (Dario Vitali, Alphonse Borras, Gilles Routhier, Silvia Scatena); una sezione del volume sviscera la questione del rapporto tra la Chiesa universale e quelle particolari (tema che all'inizio degli anni 2000 vide contrapposti il card. Walter Kasper all'allora card. Ratzinger; nel volume viene ora affrontato da Severino Dianich, Salvador Pié-Ninot, Massimo Faggioli, Carlos Schickendantz); un'altra il rapporto tra l'unità dei cristiani e la riforma della Chiesa (William Henn, Piero Coda, Joseph Famerée, Peter De Mey, Jorge Scampini); viene inoltre discusso il tema della Chiesa povera (Diego Fares, Juan Carlos Scannone) e quello dell'interculturazione della fede (Serena Noceti, Mario de França Miranda, Léonard Santedi Kincupu, José Mario C. Francisco).

Dalla lettura dei saggi emerge il tentativo di un superamento della concezione della Chiesa come eurocentrica, arroccata a difesa dei propri valori, sorda al dialogo con le altre Chiese (che però, tranne quella ortodossa, dal 2000 restano prive dell'attributo di “sorelle"), liberata da sovrastrutture che ne impediscono una corretta lettura e prassi del Vangelo, con "strutture di servizio”, come la Curia, i dicasteri, gli uffici e gli enti che non possono e non devono sovrastare le prerogative dei vescovi e le esigenze delle Chiese particolari. Una Chiesa soprattutto “povera e per i poveri” (che continua però ad avere enormi interessi economico-finanziari e a gestire consistenti ricchezze e beni) che è continuamente chiamata ad uscire da sé, che accetta la sfida di avviare processi che restino cantieri aperti, senza soluzioni predefinite. Del resto, scrive nel suo saggio suor Mary Melone, rettore dell'Antonianum, «la Chiesa è "a disposizione" dello Spirito... È proprio della Chiesa avventurarsi coraggiosamente nell'imprevedibile, nel nuovo, in ciò che non è programmabile. Il sì alla Chiesa concreta implica il sì alla Chiesa che cambia».

Restano, nel libro, tante importanti parole, dichiarazioni, intenzioni, disquisizioni teologiche. Funzionali oggi a presentare nuovamente la Chiesa istituzionale come semper reformanda.

Ma forse anche - è questa l'insidia più grande di un lavoro che viene dal "vertice" della Chiesa - a tranquillizzare le coscienze inquiete di tanti credenti, oltre che un'opinione pubblica sempre più vigile ai temi ecclesiali e che vorrebbe la Chiesa cattolica oltre che “reformanda", talvolta anche realmente “reformata".


V. Gigante, in Adista 34 (8 ottobre 2016)

Un testo non solo molto interessante ma la cui genesi ha fatto non poco discutere. Si intitola La riforma e le riforme nella Chiesa (Queriniana, pagine 605, euro 53) ed è stato curato da Antonio Spadaro e Carlos Marìa Galli. L’interesse teologico è racchiuso nella natura stessa del libro. Una raccolta di 30 saggi inediti scritti da altrettanti specialisti della materia (dodici ecclesiologi, cinque storici della chiesa, otto ecumenisti, tre canonisti, sei professori di teologia spirituale e pastorale). Tra gli altri, oltre a padre Spadaro, autore appunto del capitolo iniziale che qui proponiamo in sintesi, sono presenti contributi di Andrea Riccardi, John O’Malley, Silvia Scatena, Severino Dianich, Hervé Legrand, Myriam Wijlens, Piero Coda, Diego Fares, Serena Noceti, Mario de Franca Miranda, Mary Melone e il vescovo (l’unico presente) Victor Manuel Fernàndenz, rettore della Pontificia Università Cattolica dell’Argentina. Dal 28 settembre al 2 ottobre 2015 si sono ritrovati tutti insieme presso la sede della 'Civiltà Cattolica' e hanno dato vita a un confronto fondato sul dialogo. Obiettivo quello di fornire spunti teologici e istituzionali per pensare la riforma e le riforme nella e della Chiesa in una prospettiva quanto più ampia possibile: dal rinnovamento del Vaticano II alla comunione sinodale, dall’unità dei cristiani alle indicazioni verso una chiesa più povera, fraterna e inculturata. Esclusi esplicitamente dall’ordine del giorno i temi legati al matrimonio e alla famiglia, perché al centro del Sinodo dei vescovi che si sarebbe aperto solo tre giorni dopo. Evidente però che la presenza di tanti teologi di fama nella sede della 'Civiltà Cattolica' per quasi una settimana e l’approssimarsi dell’assemblea sinodale, ha fatto concludere a qualche complottista di professione che il seminario – tra l’altro si è svolto a porte chiuse – era stato pensato per 'pilotare' il dibattito del Sinodo. Ora il mistero è svelato. Nessuna strategia occulta. Per rendersene conto basta percorrere le 600 pagine del volume ora in libreria.


In Avvenire 16 settembre 2016

La Chiesa è sempre bisognosa di riforme, Ecclesia semper reformanda, ma in che senso, e come? «Per me, la grande rivoluzione è andare alle radici, riconoscerle e vedere ciò che quelle radici hanno da dire al giorno d'oggi», ha detto Francesco. Una frase che potrebbe essere posta come esergo a La riforma e le riforme nella Chiesa, a cura del padre gesuita Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, e del teologo argentino Carlos Maria Galli, un volume in uscita oggi (ed. Queriniana, 624 pagine, 53 euro) che raccoglie gli atti del seminario di studio riunito nella sede della rivista dei gesuiti alla vigilia dell'ultimo Sinodo, dal 28 settembre al 2 ottobre 2015. A cinquant'anni dalla chiusura del Concilio, gli interventi di trenta studiosi - ecclesiologi, storici, ecumenisti, canonisti, teologi – vanno oltre i giorni «caldi» della discussione sinodale e affrontano la questione più ampia della riforma della Chiesa. Non una riunione di esponenti della «gerarchia» ma la riflessione di uomini (compresi tre laici) e donne (tre laiche e una religiosa) di tutti i continenti. La riforma sta al cuore del pontificato di Francesco ma non riguarda anzitutto le strutture, bensì l’atteggiamento interiore. «Se non si comprende questo, introdurre strutture più partecipative e decentralizzate non sarà sufficiente», scrive l’arcivescovo Víctor Manuel Fernández, teologo vicino a Bergoglio. Il problema è superare quella forma mentis che «negli ultimi due decenni» ha collocato al centro della Chiesa «una ragione, una serie di principi che reggono tutto, non negoziabili»: «Allora sembra vi sia una ragione non negoziabile che giudica il Vangelo» e «ci controlla tutti, compreso il Papa». Si tratta di «ritornare al Vangelo». Lo stesso Francesco citava Tommaso d'Aquino: i precetti dati da Cristo «sono pochissimi». Liberata da «aggiunte» al Vangelo, la Chiesa può tornare all'essenziale: il «Gesù storico» e la «struttura ecclesiale fondamentale», Pietro e gli apostoli, il Papa e i vescovi. Le «strutture di servizio» della Santa Sede, la Curia, non possono quindi avere più potere del «ministero collegiale» dei vescovi. Il teologo gesuita Juan Carlos Scannone, che fu insegnante di Bergoglio, parla di una Chiesa «povera e per i poveri» e ne richiama la kenosis, lo «svuotamento» e l'uscita da sé. E poi, spiega padre Spadaro, Francesco è un gesuita e «la sua idea di riforma corrisponde alla visione» di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù: al concilio di Trento «Ignazio era convinto che, partendo dalla "riforma della propria vita", tenendo davanti agli occhi il modello di Cristo povero e umiliato, non si poteva non arrivare anche a una riforma delle strutture». Il mondo è il «cantiere di Dio»: riformare significa avviare processi «aperti», senza soluzioni predefinite, con la fede nel Dio che «sempre ci precede» e sapendo che «il cammino si apre camminando». Così gli studiosi, da Andrea Riccardi a Massimo Faggioli, riflettono su storia e prospettive delle riforme, il ruolo di sinodi e concili, ma consapevoli di ciò, scrive suor Mary Melone, rettore dell'Antonianum: «La Chiesa è "a disposizione" dello Spirito... È proprio della Chiesa avventurarsi coraggiosamente nell'imprevedibile, nel nuovo, in ciò che non è programmabile. Il sì alla Chiesa concreta implica il sì alla Chiesa che cambia».


G.G. Vecchi, in Corriere della Sera 15 settembre 2016