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Compendio dei miracoli di Gesù
Ruben Zimmermann (ed.)

Compendio dei miracoli di Gesù

Prezzo di copertina: Euro 160,00 Prezzo scontato: Euro 128,00
Collana: Grandi opere
ISBN: 978-88-399-0119-4
Formato: 17x24
Pagine: 1472
Titolo originale: Kompendium der frühchristlichen Wundererzählungen, 1: Die Wunder Jesu
© 2018

In breve

In collaborazione con Detlev Dormeyer – Judith Hartenstein – Christian Münch – Enno Edzard Popkes – Uta Poplutz.
Redazione a cura di Susanne Luther e Jörg Röder.
Edizione italiana a cura di Flavio Dalla Vecchia.

– Uno strumento aggiornato e rigoroso, imprescindibile per l’esegesi e l’ermeneutica del testo biblico
– Un’opera densa, grandiosa, che merita un posto nella biblioteca di ogni serio studioso
– Un lavoro monumentale che fornisce impulsi sul Nuovo Testamento, utili tanto per la vita pratica quanto per la mediazione personale e comunitaria

Descrizione

Fino a ieri i miracoli affascinavano: godevano di una forza magnetica di attrazione. Oggi, in piena marcia trionfale della ragione illuministica, non risultano immediatamente credibili e sfidano la nostra propensione a meravigliarci: in alcuni casi scandalizzano, in altri provocano, il più delle volte sono intesi come una forma sorpassata di superstizione. Ma che cosa significa propriamente parlare di “miracolo”? Per esempio: un fenomeno che oggi definiamo “guarigione spontanea” è identico a ciò che ieri veniva chiamato “miracolo”, che forma di linguaggio si adotta, quali presupposti si hanno? Come comprendere e narrare, in definitiva, ai giorni nostri, i miracoli attribuiti a Gesù dalla tradizione neotestamentaria?
Nella sua parte introduttiva, il volume chiarisce anzitutto questioni di metodo sul genere letterario e offre una panoramica esaustiva della ricerca storica.
Nella parte centrale, ogni racconto di miracolo viene esaminato nel dettaglio, analizzandone la forma linguistica, la struttura narrativa, il contesto storico e sociale, lo sfondo religioso e teologico. Segue, per ciascuno, una proposta di comprensione attualizzante, recuperando l’intenzione comunicativa presente in origine.
Il nutrito team di autori si sforza costantemente di tessere un dialogo pluridisciplinare, ingaggiando un confronto specialmente con le scienze umane. Una particolare attenzione viene poi dedicata agli aspetti estetici e linguistici delle narrazioni – al loro potenziale per l’esegesi – e alla storia della ricezione di quei testi. Non mancano infine degli excursus tematici che arricchiscono, volta per volta, lo sguardo complessivo sullo specifico racconto di miracolo.

Commento

Un approccio a più voci – serio, riccamente documentato, dal taglio moderno – dà forma a un’opera di riferimento, imprescindibile in campo scientifico.
Uno strumento indispensabile per l’insegnamento, per lo studio, per la formazione personale, per la predicazione.

Recensioni

Nella collana «Grandi opere» dell’editrice Queriniana era uscito nel 2011 a cura di R. Zimmermann il monumentale Compendio delle parabole di Gesù (pp. 1.608); ora, a distanza di 7 anni, sempre a cura dello stesso autore, esce un altrettanto esteso Compendio dei miracoli di Gesù (edizione originale Gütersloher Verlagshaus, Gütersloh 2013). Le due opere condividono molti criteri metodologici ed ermeneutici e formano come due grandi blocchi collegati tra loro. Si tratta con ogni evidenza di lavori collettivi, tuttavia non siamo di fronte a una raccolta di singoli contributi posti semplicemente gli uni accanto agli altri; il tutto risulta ben più intrecciato.

Le interpretazioni sono opera di una settantina di esegete ed esegeti (il Compendio si attiene rigorosamente al linguaggio inclusivo) che rappresentano un vasto spettro di tradizioni e scuole teologiche e di punti di vista personali. I singoli capitoli pongono spesso le une accanto alle altre interpretazioni diverse (e a volte persino contrastanti) ma comunque sempre plausibili. Nell’insieme il Compendio dichiara d’esprimere «una nuova forma di cultura esegetica di discorso: qui non sono uno storico, una filologa o un interprete impegnato a presentare unilateralmente il messaggio, ma si tratta piuttosto del tentativo comune di interpretazione di un testo», operazione agevolata anche dal ricorso a forme contemporanee di comunicazione mediatica (7).

L’espressione «di Gesù» riferita a miracoli non va intesa in senso storico preciso come se si trattasse di atti compiuti da lui in persona; il titolo va piuttosto compreso come riferito alle narrazioni dei miracoli di Gesù. La dichiarazione di intenti in proposito è assai chiara: l’opera «si occuperà esclusivamente dei racconti protocristiani dei miracoli (...) sotto l’aspetto cronistorico, non ci occuperemo della questione generale se Gesù abbia operato dei miracoli, ma ci domanderemo se e come i testi contengano dei riferimenti cronistorici» (13).

La maggior parte del volume si occupa delle pericopi dedicate a racconti di miracoli. Esse derivano non solo dai Vangeli canonici (275-1069), ma anche da un certo numero di Vangeli apocrifi (1071-1239). Le prime centinaia di pagine del Compendio sono dedicate rispettivamente a «Questioni fondamentali» (storia della ricerca, osservazioni storiche ed ermeneutiche, struttura del Compendio, bibliografia generale...; 15-103), ad «Articoli tematici» (immagine del mondo, scienza medica, demoni ed esorcismo, Gesù taumaturgo e i taumaturghi antichi, come insegnare e predicare oggi i racconti di miracoli...; 104-236) e ai «Racconti di miracoli nella fonte dei Detti Q» (237-271). Il volume termina, oltre che con una serie di apparati, con un amplissimo «Indice bibliografico» (1.261-1.362).

Superato (o meglio accantonato) il senso di sconcerto derivato dal confronto tra le poche decine di pagine in cui è racchiuso l’oggetto da studiare e le molte centinaia riservate alla sua indagine, ci si avvia a comprendere i criteri e il motivo per cui ci si è impegnati in questa grande impresa. Le prime parole che si leggono ad apertura di libro, prospettate a mo’ di titolo di quella che potrebbe presentarsi come una prefazione, sono «Meravigliatevi di nuovo...». Non sembra esagerato giudicare questo suggerimento come una delle principali chiavi di lettura dell’intera opera. Esso infatti viene ribadito anche a conclusione delle pagine introduttive: «Desideriamo che i racconti di miracoli continuino ad affascinare e provocare. Stupitevi anche voi di questi testi!» (8).

Non si coglierebbe nel segno se si prendessero queste frasi come semplici esortazioni; il loro spessore ermeneutico è facile da cogliere: a invitare alla meraviglia sono non già i miracoli bensì le loro narrazioni. Ciò da un lato fa meglio comprendere l’affinità tra quest’opera e il Compendio precedente dedicato alle parabole e dall’altro prospetta una presa di distanza da un atteggiamento razionalistico (un tempo assai diffuso) che poneva le storie dei miracoli sotto la categoria dell’imbroglio e di secondi fini più o meno dichiarati. Naturalmente è lecito domandarsi fino a che punto tale scopo possa essere raggiunto attraverso la lettura di una moltitudine di pagine dotte e colme di apporti critici ed eruditi. Forse non è solo ingenuo affermare che questo fine è conseguibile con maggior scioltezza accostandosi in modo diretto alle brevi pagine evangeliche. Tuttavia è pur vero, e non da oggi, che per riacquisire la semplicità di una lettura apparentemente sine glossa occorre percorrere lunghe strade.

Nella storia dell’interpretazione relativa ai miracoli evangelici si sono succedute varie posizioni. Già in antico era emersa la linea secondo la quale i miracoli di Gesù sono raccontati in un linguaggio che si adattava all’immagine del mondo, alla letteratura e all’attesa diffuse nel I secolo. In alcune testimonianze risalenti al II secolo il nome di Asclepio veniva citato per indicare che anche altrove si erano compiuti atti simili a quelli descritti dal Vangelo. In epoca moderna presero sempre più piede spiegazioni di tipo razionalistico che tendevano a escludere contraddizioni tra leggi naturali ed eventi storici; in questa prospettiva, per esempio, i miracoli di guarigione erano considerati plausibili in quanto spiegabili (i morti non furono risuscitati, ma semplicemente rianimati), mentre quelli relativi alla natura (camminare sulle acque) erano ricondotti a racconti fantastici o, al più, simbolici. L’aspetto simbolico è assunto e sviluppato in un successivo approccio secondo cui la storia dei miracoli è un racconto metaforico in base al quale l’accadimento miracoloso è soltanto un veicolo per comunicare un’affermazione teologica fondamentale posta su un altro piano. Quest’ultima linea interpretativa sposta perciò già in modo significativo l’attenzione dai miracoli in se stessi allo scopo per cui essi siano stati narrati. Sviluppando questo approccio, qualche autore recente è giunto ad affermare che «i miracoli possono essere parabole e le parabole miracoli» (22).

Tuttavia Zimmermann fa notare che in questo modo si dissolve il valore specifico dei racconti dedicati ai miracoli. I due Compendi hanno affinità, ma non sono coincidenti. La conclusione a cui si perviene alla fine dell’excursus sulla storia dell’interpretazione sfocia in una domanda: «L’esegesi dei miracoli degli ultimi due secoli può così essere ampiamente vista come un tentativo di non tener conto di aspetti ed elementi essenziali dei testi di miracoli. Lo scopo dell’esegesi dei testi di miracoli è quello di portare avanti una demiracolizzazione?» (23). La risposta a questo interrogativo l’abbiamo già intuita: è giunto di nuovo il tempo in cui urge rivolgere l’attenzione al testo stesso. Dopo che a lungo ci si era occupati degli eventi (per esempio, della vita di Gesù), dei testi dell’ambiente circostante (per esempio di Epidauro o del giudaismo), del messaggio astrattamente ricavato dai testi (ad esempio il kèrygma della scuola di Bultmann) o del contenuto simbolico, è giunto il tempo nel quale conviene rivolgersi alle strutture letterarie e comunicative dei testi stessi.

Si è ormai convinti che il segreto per meravigliarsi ancora sia racchiuso nei testi stessi. Non vi è però solo meraviglia, «il miracolo non suscita solo stupore, ma spesso anche paura e timore (...) Non si tratta però di una paura che paralizza e induce a dubitare. Essa è produttiva ed efficace e conduce alla fine alla conoscenza. Promuove una “euristica della paura”, come ebbe a dire Hans Jonas» (27).


P. Stefani, in Il Regno Attualità 22/2018, 674

«II miracolo è la creatura diletta della fede», diceva Goethe. Ma con l'avvento dell'immagine moderna del mondo e con l'impostazione scientifica, anzi, scientista, la realtà dei miracoli divenne sinonimo di pagine scomode all'interno dei vangeli. Tanto che già all'inizio del XX secolo Franz Rosenzweig ebbe a dire basandosi sull'affermazione di Goethe: il miracolo è «un figlio problematico» della fede. I miracoli, che erano un motivo forte che impressionava l'immaginazione e dava un colore particolare alla fede, sono diventati un ostacolo. Più che una risposta e una proposta, i miracoli nei tempi moderni fanno porre tante domande: i miracoli non alimentano una concezione ingenua e addirittura sbagliata della fede in Dio? I miracoli non sono qualcosa per le persone credulone e avide di cose sensazionali? Abbiamo bisogno di miracoli per credere, oppure essi non alterano la fede? E ancora: come dobbiamo comprendere i racconti neotestamentari dei miracoli?

Il Compendio dei miracoli di Gesù curato da Ruben Zimmermann accetta la sfida di queste e di tante altre domande inerenti al tema dei miracoli. Contestualmente, il volume si collega all'altra opera Compendio delle parabole di Gesù (tradotta dalla Queriniana nel 2011) e ne condivide molti criteri metodologici ed ermeneutici. Una caratteristica particolare di quest'opera è la multiformità dei testi e delle prospettive proposte. Generalmente un'opera tende a presentare un'ottica unificata. Il pregio di questo compendio è il mettere insieme (attraverso i contributi di una settantina di studiosi) varie prospettive per permettere al lettore di confrontarsi con vari orizzonti interpretativi.

Tra le «interpretazioni razionalistiche» dei miracoli che sono state avanzate Iungo i tre secoli precedenti, ci troviamo dinanzi a un ventaglio davvero ampio che va dal considerare Gesù come una specie di medico che aveva con sé una sorta di «farmacia ambulante», all'interpretazione dei miracoli in chiave ragionevole, come ad esempio la spiegazione del miracolo dell'interpretazione dei pani e dei pesci effettuata da Gerd Theissen il quale afferma nel suo romanzo su Gesù, L'ombra del Galileo che la moltiplicazione dei pani può essere spiegata con una suddivisione di alimenti già esistenti: «Quando la gente crede che ci sia pane a sufficienza per tutti, supera l'angoscia di fronte alla fame. Allora tirano fuori le proprie riserve di pane, che tenevano nascoste per non doverle condividere con gli altri, e le condividono».

Altre interpretazioni sono in chiave medico-patologica attraverso l'interpretazione dei problemi spirituali in chiave psico-somatica. Così gli esorcismi sono interpretati come rimozioni di blocchi psichici, le apparizioni come fenomeni di suggestione di massa, ecc. Ulteriori interpretazioni sono quelle che considerano il miracolo come una metafora e quindi presentano la possibilità di cogliere il senso dei miracoli attraverso il superamento della metafora, così, ad esempio, Jens Herzer afferma che «la cosa importante anche per il narratore del vangelo nel caso dei miracoli non è Gesù come taumaturgo, bensì la vicinanza della signoria di Dio che diventa visibile e sperimentabile nella sua azione».

Ciò che accomuna tutte queste prospettive è che leggono a priori i testi neotestamentari dei miracoli come testi allegorici. Così i racconti di miracoli sono accostati alle parabole. Manfred Köhnlein lo dice esplicitamente: «I miracoli possono essere parabole e le parabole miracoli».

Il presente Compendio, invece, mette al centro dell'attenzione il testo stesso, ritornando al testo senza intenzioni aprioristiche proiettate su di esso. Il testo - spiega il curatore - viene inteso «come testo di miracolo, perché rappresenta in modo sensibilmente percepibile e concreto un'azione o un evento e, nel farlo, sottolinea il fatto che esso infrange la normalità e ciò che ci si può attendere. Lo stupore deve raggiungere e afferrare il lettore e/o la ricettrice del testo. Lo scopo di questi testi è che i ricettori si stupiscano, sul piano narrativo, con i testimoni oculari e i protagonisti dell'azione».


R. Cheaib, in Theologhia.com 4/2018

Ruben Zimmermann, docente di Nuovo Testamento alla Johannes Gutenberg-Università di Magonza (Germania), ha raccolto attorno a sé settanta autori e autrici in un progetto di collaborazione esegetica sul tema fondamentale dei “miracoli” di Gesù raccontati nei Vangeli e nelle opere apocrife a loro coeve.

Nonostante se ne predicesse la loro scomparsa di significato nell’era moderna e post-moderna, i miracoli segnano ancora un boom di interesse a ogni latitudine del pianeta e nelle culture più diverse. Il gruppo di lavoro ha confrontato a lungo il proprio lavoro, discutendolo coi colleghi e recependo interpretazioni anche in parti contrapposte ma altrettanto accettabili. Il volume raccoglie, in tal modo, un lavoro d’équipe che non è solo la sommatoria matematica dei contributi dei singoli autori.

I miracoli di Gesù sono interessanti, meravigliano e sfidano ancora oggi l’intelligenza e lo spirito dell’uomo moderno. Quale può essere il loro significato, ambientato nel tempo e analizzato a livello storico, letterario, narratologico, semantico, pragmatico, estetico, teologico, tenendo conto della storia degli effetti? Quale importanza possono avere per me oggi, lettore del XXI secolo? Si tratta di esplorare e valutare non solo la mera storicità dei singoli avvenimenti, fermandosi a un giudizio sommario di veridicità o di falsità, ma di esplicare la loro significatività a vari livelli, tutti altrettanto importanti.

Una descrizione “larga” del genere letterario “miracolo di Gesù” ha guidato il lavoro della numerosa e qualificata équipe. Le parole in corsivo riportano le integrazioni della descrizione del genere che sono tipiche del racconto di genere di miracolo di Gesù: «Un racconto protocristiano di miracoli è un racconto fattuale a più membri (1) dell’azione di Gesù o di un suo seguace nei confronti di persone, di cose o della natura (2), azione che provoca un cambiamento sensibilmente percepibile, ma in un primo momento inspiegabile (3), che, all’interno del testo (4a) e/o contestualmente (4b) è fatta risalire all’intervento di una forza divina e che persegue l’intenzione di far stupire e irritare il ricettore/la ricettrice (5a), al fine di guidarli così a riconoscere la realtà di Dio (5b) e/indurli a credere e a cambiare il proprio comportamento» (5c).

Nell’introduzione generale (pp. 11-10) Zimmermann presenta alcune osservazioni sulla storia della ricerca sul prodigioso, sul suo linguaggio e e sulla sua forma, l’analisi dei miracoli quali intreccio di fatti e di finzioni, alcune osservazioni ermeneutiche tese a sottolineare come si comprende, raccontando, la pragmatica dei miracoli e la loro funzione: che senso ha raccontare miracoli oggi? Nel secondo capitoletto, il curatore invita alla lettura del Compendio precisando alcune direttive che il gruppo si è posto circa la delimitazione dei testi, ricordando la struttura complessiva del volume e la molteplicità dei “punti di vista” in esso presenti. Nel terzo paragrafo egli offre, infine, una bibliografia generale sui racconti protocristiani dei miracoli (pp. 98-103): monografie, opere in collaborazione (degli ultimi cinquant’anni), saggi tematici su riviste e scelte di saggi, in ordine cronologico. Gli otto importanti articoli tematici (pp. 104-236) riguardano l’immagine del mondo, miracoli e storiografia, la scienza medica antica e le forme arcaiche di terapia, quadri clinici e conseguenze sociali (cecità, paralisi, sordità o sordomutismo), demoni-ossessioni-rituali di esorcismo, il Gesù cronistorico come taumaturgo, i miracoli dei Gesù alla luce della magia e dello sciamanesimo, la didattica dei miracoli al nostro tempo e la predicazione riguardante gli stessi.

Nei cc. I-V (pp. 237-1070) si analizzano di seguito i due racconti di miracoli nella fonte dei Detti Q (pp. 237-272), i diciassette miracoli presenti nel Vangelo di Marco, con relativa introduzione generale (pp. 273-530), i tredici miracoli raccontati nel Vangelo di Matteo, con relativa introduzione (pp. 531-716), i tredici miracoli riportati nel Vangelo di Luca, con relativa introduzione (pp. 717-910) e, infine, gli otto miracoli (viene ritenuta volutamente questa dizione) attestati nel Vangelo secondo Giovanni (pp. 911-1071).

Ogni contributo dei vari esegeti prevede una traduzione personale, l’analisi linguisticonarratologica, l’illustrazione del contesto sociale e reale, lo studio dello sfondo storico tradizionale e religioso, alcune proposte di comprensione e orizzonti interpretativi, la delineazione degli aspetti della tradizione parallela e della storia degli effetti, una bibliografia sintetica per ulteriori approfondimenti.

Il c. VI (pp. 1071-1240) è dedicato ai racconti di miracoli presenti nei vangeli apocrifi, con relativa introduzione: essi sono tratti da Il racconto dell’infanzia di Tommaso (PsTom), dal Papiro Egerton (P.Egerton 2), dal vangelo degli Ebrei/Nazareni (EvNaz), dall’epistola degli Apostoli (EpAp), dal vangelo segreto di Marco (segrMc), dal vangelo di Nicodemo (EvNic), e dal vangelo di Pietro (EvPetr).

Segue l’elenco dei racconti dei miracoli secondo le fonti (pp. 1241-1256), disposti in chiare tabelle sinottiche che indicano il loro numero progressivo nell’opera di riferimento, la serie nella stessa, il loro titolo, i passi paralleli e, infine, le pagine del Compendio dedicate alla loro analisi.

I nomi e le sedi istituzionali di attività delle autrici e degli autori sono riportati alle pp. 1257-1260. Segue lo sterminato indice bibliografico (pp. 1257-1362). Il lungo ma indispensabile elenco delle abbreviazioni occupa le pp. 1363-1390, che precede il prezioso indice dei passi citati (pp. 1391-1458) che chiude l’ampio volume.

Volume gemello di quello dedicato alle parabole, anch’esso curato da R. Zimmermann (Queriniana, Brescia 2011, or. ted. Gütersloh 2007), il Compendio dei miracoli di Gesù si presenta sin d’ora, felicemente in lingua italiana, quale punto di riferimento imprescindibile per lo studio, la predicazione e la catechesi su un blocco narrativo importante del Nuovo Testamento, intrigante, affascinante ma non del tutto evidente alla mentalità scientifica moderna, che va aiutata a espandere il proprio orizzonte ermeneutico anche a questi racconti del prodigioso, che hanno un profondo significato anche oggi, se correttamente interpretati e attualizzati.

La ricchezza delle varie prospettive ermeneutiche, unita alla grande massa di dati di ogni tipo, fa di questo monumentale volume una pietra miliare della ricerca neotestamentaria sul genere letterario dei miracoli, in specie quelle compiuti da Gesù narrati nel NT, e su quelli riportati nei testi coevi del sec. I d.C.


R. Mela, in SettimanaNews.it 11 aprile 2018