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Etica animale
Martin M. Lintner

Etica animale

Una prospettiva cristiana

Prezzo di copertina: Euro 36,00 Prezzo scontato: Euro 34,20
Collana: Biblioteca di teologia contemporanea 201
ISBN: 978-88-399-3601-1
Formato: 15,7 x 23 cm
Pagine: 304
Titolo originale: Der Mensch und das liebe Vieh. Ethische Fragen im Umgang mit Tieren
© 2020

In breve

Con contributi di Christoph J. Amor e Markus Moling.

Questo l’imperativo di Lintner: «Agisci in modo da non utilizzare mai gli animali semplicemente come mezzi e in modo da essere sempre giusto nei loro confronti».

Descrizione

Gli animali occupano un posto importante nella nostra società. Oggi sempre più persone mostrano di essere sensibili alla sofferenza che gli animali patiscono, specie a quella provocata da allevamenti intensivi.
Nonostante ciò, il nostro comportamento nei loro confronti è stato ed è sempre caratterizzato da grande ambivalenza. Alcuni animali sono oggetto del nostro amore, della nostra protezione e sono sepolti in appositi cimiteri; altri, invece, li cacciamo, li uccidiamo e li mangiamo. Cosa è giusto fare? In base a quali princìpi etici? Quali conseguenze ne derivano per il nostro stile di vita e per le nostre abitudini di consumatori? Dobbiamo forse diventare tutti quanti vegetariani o vegani?
Questo libro innovativo non sostiene una posizione del tipo «tutto o niente». Lintner cerca piuttosto di affrontare le questioni fondamentali per capire come si possa tenere, verso gli animali, un comportamento che sia rispettoso delle loro esigenze specifiche e individuali. Presenta poi le posizioni attualmente dibattute nel campo dell’etica animale e in particolare, tenendo conto di differenze e somiglianze tra essere umano e animali, mette in evidenza la nostra responsabilità, indicando come essa si concretizzi in ambiti come il nostro rapporto con gli animali domestici, l’allevamento a fini di reddito, la sperimentazione animale nella ricerca medica, la caccia e il consumo di prodotti di derivazione animale.
Un grande libro di etica relativa agli animali. Per rispettarli e amarli in un modo che corrisponda alla loro natura.

Recensioni

Nel risvolto di copertina si è fatto fotografare con un gatto dallo sguardo sornione, facendo sospettare che vale anche per lui la confessione autobiografica di Montaigne nei Saggi: «Quando gioco con la mia gatta, chi sa se lei non si diverte con me più di quanto mi diverta io con lei». Il libro, confezionato con la collaborazione di altri due colleghi teologi, Christopher J. Amor e Markus Moling, è firmato da Martin M. Lintner, classe 1972, docente di etica nello Studio filosofico-teologico accademico di Bressanone che, pur essendo in Italia, è di lingua tedesca, come si evince non solo dall'originale del testo ma anche dalla bibliografia finale trionfalmente germanica. Il titolo Etica animale sorprende molto meno oggi rispetto al passato, considerata l'attuale sensibilità animalista che assume talora accenti veementi come nella lotta allo «specismo» condotta da Peter Singer col suo manifesto di Liberazione animale (Il Saggiatore 2015), pronto ad assegnare la qualità di «persona» anche agli animali fino all'eccesso di ritenere - a livello utilitaristico - più grave la soppressione di uno scimpanzé o di un delfino adulto rispetto a quella di un bambino piccolo.

Si deve riconoscere che il testo del teologo sudtirolese/altoatesino conquista il lettore per un dettato quasi narrativo e coinvolgente, capace però - coi suoi colleghi - di scovare tutti gli angoli insospettati, oltre ai capitoli fondamentali, di questa etica molto particolare. L'antropocentrismo tradizionale, basato sugli asserti biblici, assunti talora in modo sbrigativo e assoluto (ad esempio, il celebre binomio della Genesi sul «dominare» e «soggiogare», un lessico in realtà più variegato a livello semantico ebraico), ha fatto accantonare la presenza animale. Essa era ridotta a cornice o a fondale dell'imponente presenza umana, nonostante l'affollamento del bestiario biblico che va dal sacrale «agnello» fino alla fastidiosa «zanzara». Il percorso proposto da queste pagine comprende una tetralogia di tappe che sono difficili da riassumere perché costellate di tante scene tematiche.

I primi due movimenti si allargano a ventaglio sulle questioni fondamentali. Esse si aprono proprio su un'interrogazione capitale: qual è il significato globale di un creato così molteplice nel quale l'essere umano ha, sì, una funzione di rappresentanza divina, ma non in chiave suprematista e tirannica, bensì secondo i canoni dell'etica della responsabilità? Il ventaglio, spalancandosi pienamente, si colora di ulteriori domande: esiste una differenza uomo-animale? Si può parlare di dignità animale? Quali sono stati gli approcci passati (Lintner scopre, al riguardo, un «buco nero») e quelli dell'etica filosofica attuale a tendenza «patocentrica», ossia attenta a riconoscere anche all'animale la gamma dell'esperienza del dolore? E ancora: oltre al citato Singer, come si collocano due figure importanti che si sono dedicate al nostro legame con gli animali, Tom Regan col suo I diritti animali (Garzanti 1990) e Martha Nussbaum che si è orientata a sondare le loro «capacità» applicando anche ad essi la categoria «giustizia» (ad esempio, nelle Nuove frontiere della giustizia. Disabilità, nazionalità, appartenenza di specie, Il Mulino 2007)?

Ricostruito in modo più corretto lo statuto del dialogo con queste creature viventi, che ci accompagnano nel giardino del mondo, dalla vetta dei princìpi si scende fino a valle ove si diramano le strade ben più sassose dei «campi concreti d'azione» che occupano le altre due tappe dell'itinerario di ricerca proposto da questo saggio. Qui non solo gli animalisti - ma tutti coloro che, come Montaigne e Lintner, hanno un gatto o un cane o contemplano l'orizzonte popolato di animali (compresi i pipistrelli e i pangolini saliti alla ribalta in questi tempi di pandemia) - si incontrano con un altro arco ancor più ampio di questioni. Tentiamo solo un'esemplificazione, che subito rende ragione del territorio accidentato in cui ci troviamo a procedere, anche a causa della tentazione di reazioni eccedenti in opposte direzioni.

Pensiamo all'allevamento intensivo, alle relative soppressioni e al consumo di prodotti animali. Tempo fa nelle nostre città sono apparsi manifesti a due registri: sopra, un gattino con la scritta: «Lo mangi di baci»; e sotto, una gallina con la replica: «La mangi arrosto». Si accende, così, il dibattito feroce che vede avanzare la folla in crescita di vegani, vegetariani, pescetariani e così via, a cui si oppongono i «freegani», cioè coloro che invece non esitano a impiattare verdure, carni, pesci e quant'altro. Ma, procedendo in terreni più ardui, ecco la sperimentazione animale, oggetto di invincibile odio e di indomito amore per esigenze terapeutiche. Oppure l'insonne vertenza che ruota attorno agli zoo e ai circhi e, più in generale, alla custodia degli animali. Ma ancor più incandescente è la discussione sull'attività venatoria.

Il discorso si complica ulteriormente quando si assiste a fenomeni culturali inediti come la sepoltura, il lutto o l'attribuzione di legati ereditari agli animali, approdando in sede teologica all'escatologia degli animali, cioè a una loro ascensione paradisiaca, sulla quale già esitava persino per gli umani Qohelet, sapiente biblico di frontiera: «Chi sa se il soffio vitale dell'uomo sale in alto, mentre quello della bestia scende in basso, nella terra?» (3,21). Certo è che nella società odierna il nostro sguardo su queste con-creature è molto mutato, e il saggio di Lintner e dei suoi colleghi ne è un'attestazione qualificata e meditata, capace di incrociare e giudicare pacatamente le diverse sensibilità, senza ignorare che talora l'animale può diventare quasi la virtù dell'amicizia personificata per certe persone totalmente sole e dimenticate dagli altri esseri umani, ma anche non evitando di penetrare nell'oscuro sotterraneo della zoofilia.

Pur lasciando che «l'animale sia animale e l'uomo sia uomo», è possibile, in modo forse un po' ingenuo, ripetere col Molière dell'Anfitrione che «le bestie non sono così bestie come si pensa», nonostante non ci facciano domande né ci muovano critiche. Ne erano consapevoli i santi che, come Francesco d'Assisi, interloquivano con esse: non bisogna dimenticare che la favolistica, da Esopo a Fedro, da La Fontaine a Parrault, ha proiettato negli animali quella sapienza di cui spesso gli uomini sono privi. Anzi, nella Gaia scienza con palese (ma non troppo) paradosso, Nietzsche temeva che essi «vedessero nell'uomo un essere a loro uguale che ha perduto in maniera estremamente pericolosa il sano intelletto animale, vedessero quindi in lui l'animale delirante, che ride, che piange, l'animale infelice».

Per concludere, si deve notare che in questi ultimi anni in modo inatteso gli animali sono stati scoperti anche dai teologi, al punto tale che dal 2009 esiste a Münster persino un «Istituto di teologia zoologica»... E l'opera godibile e suggestiva del professore di Bressanone e dei suoi colleghi ne è una testimonianza efficace, capace di allegare persino il delizioso film di animazione Pets. Vita da animali (2016) sulla «vita segreta» della fauna domestica che popola Manhattan!


G. Ravasi, in Il Sole 24 Ore 3 gennaio 2021

Se dovessimo valutare l’importanza di un argomento, oltre che dal numero delle pubblicazioni, anche dalla qualità e profondità con cui esso ha fatto la sua comparsa nel dibattito pubblico e specializzato, potremmo dire che il tema degli animali è uno di quelli che maggiormente hanno occupato la scena dei dibattiti filosofici e teologici, ma anche etici, politici, ecologici e perfino dietetici della prima decade del XXI secolo e che, negli anni seguenti, hanno visto la radicalizzazione di alcune tesi abbozzate già sul finire del XX secolo.

Ma perché questa «messa-in-questione» dell’animale? Come dev’essere valutata tale rinnovata attenzione – anche da parte della teologia cristiana – di un’etica della liberazione animale che aveva fatto la sua apparizione (per restare nel XX secolo), già a metà degli anni Settanta, a opera di Peter Singer (Animal Liberation, New York 1975) e che aveva portato a una corposa riflessione circa i «diritti degli animali» a opera di Tom Regan (The Case for Animal Rights, Los Angeles 1983)?

Una risposta composita a queste domande viene ora offerta dalla scelta, da parte dell’editrice Queriniana, di pubblicare nella prestigiosa Biblioteca di teologia contemporanea il volume di Martin M. Lintner (docente di Etica teologica presso lo Studio teologico di Bressanone) Etica animale. Una prospettiva cristiana (al cui interno possiamo leggere alcuni saggi del teologo dogmatico Christoph J. Amor e del filosofo Markus Moling). Questo contributo, dal carattere eminentemente etico-teologico e pratico, pubblicato originariamente nel 2017 in Austria, dalla Tyrolia Verlag, con il titolo Der Mensch und das liebe Vieh. Ethische Fragen im Umgang mit Tieren (L’uomo e il caro animale. Questioni etiche nel rapporto con gli animali), viene ora a colmare una colpevole mancanza di riflessione teologica su una questione di particolare attualità (basti solo pensare che nel 2020 – secondo l’Eurispes – i vegetariani e i vegani in Italia sono, rispettivamente, l’8,9% e il 6,7% della popolazione complessiva).

La responsabilità umana

Con questo lavoro, Lintner intende offrire al più ampio pubblico possibile un’introduzione all’etica animale in prospettiva cristiana, facendo dialogare tra loro sia la riflessione teologica (dove la dottrina della creazione, ma anche l’escatologia e l’etica fungono da chiavi di volta di un ripensamento del valore degli animali nell’ordo creaturarum), sia quelle scienze biologiche ed evolutive che, da molteplici punti di vista, si sono occupate degli animali iuxta propria principia.

La posizione che viene assunta in questo contributo – come spiega l’autore nell’Introduzione – è quella secondo cui «non è che si debba rifiutare radicalmente l’utilizzo degli animali, ma le bestie devono essere trattate e accudite in modo tale da tenere debitamente conto delle loro esigenze e facoltà sul piano sensitivo, emozionale e cognitivo, tanto di quelle proprie della specie quanto di quelle individuali».

Il volume – detto in altri termini – offre una risposta, teologicamente motivata e ben inserita nel contesto culturale e scientifico odierno, circa le modalità con cui l’essere umano è chiamato a rapportarsi responsabilmente agli animali quale parte integrante della propria vita, nella consapevolezza che proprio la loro presenza non è da considerarsi né ininfluente, né estemporanea nella visione cristiana, ma va colta nel quadro di quel dono della vita originariamente pensata e voluta dal Creatore medesimo fin dall’inizio.

Sebbene il mondo degli animali, per la teologia cristiana occidentale, sia ancora oggi, di fatto, «una “terra incognita”», Tommaso d’Aquino – nella Summa contra Gentiles – ha sapientemente ricordato che «gli errori circa le creature talora allontanano dalla fede, perché sono incompatibili con la vera conoscenza di Dio» e che, proprio per questo motivo, si potrebbe forse dire che un erroneo approccio agli animali ha sottratto qualcosa di essenziale «alla virtù di Dio che opera nelle creature», contribuendo ad allontanare molti uomini del nostro tempo dalla stessa dottrina cristiana.

Da questo punto di vista, la modalità con cui l’essere umano ha trattato gli animali (è questo il significato complessivo del termine tedesco Umgang presente nel sottotitolo del volume tedesco) fa emergere chiaramente quanto sostenuto da Herwig Grimm e cioè che «chi parla degli animali, mette a tema l’essere umano». E non per un antropocentrismo di maniera che deve essere superato, ma perché – come ha affermato Jacques Derrida – lo sguardo sull’animale da parte dell’essere umano è la rivelazione di quell’inumano e disumano che abitano nell’uomo stesso, ma può diventare anche uno dei luoghi dove esercitare la giustizia, cioè quella «mistica degli occhi aperti» (J.B. Metz) che si fa sensibile al dolore di tutte le creature (anche degli animali non umani).

Supremazia dell’uomo sull’animale?

La scansione del volume in quattro parti invita il lettore ad appropriarsi teologicamente del tema in questione. La I parte è incentrata sul posto dell’essere umano nell’ambito della creazione. I racconti sull’inizio restituiscono, per Lintner, due idee fondamentali che stanno a fondamento della visione biblica sugli animali. La prima è che esiste sicuramente una differenza tra animale ed essere umano, dal momento che quest’ultimo è creato da Dio a sua immagine e somiglianza, ma anche una comunanza, perché sia gli uni che gli altri, significativamente creati lo stesso giorno, condividono lo stesso suolo e quel soffio vitale che è lo stigma della comune mortalità.

La seconda è che, immediatamente dopo la decisione da parte di Dio di creare l’uomo a propria immagine e somiglianza, Dio assegna all’uomo il compito di dominare la terra (cf. Gen 1,26). Nonostante tale ingiunzione stia alla base, per molti, dell’ideologia dello sfruttamento sconsiderato del pianeta e di tutte le forme viventi (il cristianesimo sarebbe in tal senso il colpevole del quale bisognerebbe sbarazzarsi), il mandato del «dominium terrae» – ricorda Lintner – «non significa in nessun modo un’autorizzazione a intervenire arbitrariamente sulla natura o a comportarsi irresponsabilmente con gli animali», ma richiama il «dovere di conservare e favorire la vita, di non provocare sofferenze e di non distruggere la vita» (47).

Se l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio che gli ha assegnato il compito di soggiogare la terra e di dominare sugli animali, questo va esercitato secondo un atteggiamento di responsabilità e di cura nei confronti di quell’ambito creaturale che egli è chiamato a riconsegnare al Creatore e, per quanto riguarda gli animali, a riconoscerne il valore, difendendoli «nella loro vulnerabilità». Sebbene «questa modalità di vedere gli animali in senso antropocentrico pervada tutta la tradizione biblica», essa non giustifica alcun comportamento arbitrario verso gli animali, che restano parte del disegno salvifico di Dio. Esiste, in altri termini, una bontà sostanziale di tutte le cose create; Dio è amico della vita e per nessuna creatura prova disgusto (cf. Sap 11,24-26).

È a partire da questo dato biblico fondamentale che, secondo Lintner, va colta la portata della riflessione circa l’urgenza di un’etica animale che, avviata nel XVIII secolo da Jeremy Bentham, ha attraversato tutto il XIX secolo (con Immanuel Kant, Karl Marx, Friedrich Nietzsche, Arthur Schopenhauer e Sigmund Freud), arrivando a occupare la scena filosofica del XX secolo (basti pensare, oltre ai citati Peter Singer e Tom Regan, a pensatori del calibro di Jacob von Uexküll, Martin Heidegger, Karl Jaspers, Jacques Derrida, Ralph Acampora, Giorgio Agamben e Martha Nussbaum).

In tal senso, Lintner parla di una sorta di «buco nero» nella storia dell’Occidente e, cioè, del fatto che la modalità con cui, nella maggior parte dei casi, sono stati pensati e considerati gli animali non solamente «non è all’altezza del dato biblico», ma denota che l’etica che si è andata sempre più imponendosi non è minimamente «un’etica della vita delle creature di Dio», ma piuttosto «un’etica della vita cristiana carente» (67).

Un’etica animale per una vita umana etica

Sono proprio questi autori che, invece, hanno cercato di spostare l’attenzione da una considerazione degli animali di tipo essenzialmente gnoseologico (l’animale non è degno di considerazione in quanto non ha un’anima razionale) a una di tipo esperienziale (l’animale soffre, in quanto dotato di un’anima sensitiva) giungendo lentamente, ma inesorabilmente, a considerarli come soggetti a pieno titolo degni di attenzione e di cura. La svolta di pensiero rinvenibile in questi autori ha condotto – come mostra Lintner nella II parte del suo libro dedicata a Questioni filosofiche fondamentali di etica animale – ad aprire in molti nostri contemporanei spiragli di consapevolezza etica di grande impatto, anche per quanto riguarda la trasformazione dei propri stili di vita, a partire dalla conoscenza della vita stessa degli animali, sia come specie sia come singoli.

Ogni animale è capace di sentire – cosa, peraltro, già sottolineata da Aristotele – e di soffrire (quanto detto da Bentham rimane un punto di non ritorno), deve poter vivere una vita degna di questo nome (si parla sempre di più di «benessere animale»), e l’essere veramente umano non può non comportarsi se non umanamente verso l’animale, pena il suo più radicale abbruttimento morale e la riduzione di se stesso a «bestia» (qui la lezione kantiana – come del resto ha ricordato Albert Schweitzer – rimane ancora oggi insuperata).

Ma la domanda etica fondamentale che Lintner stesso non si astiene dal porre, anche in riferimento agli autori con i quali egli stesso entra in dialogo, è questa: data la comunanza, ma anche la differenza tra esseri umani e animali, è eticamente giustificato trattarli diversamente? Se il punto di vista senzientistico o patocentrico (accettato da quanti afferiscono all’Animal liberation – come ricorda Markus Moling) pare attribuire uno status morale agli animali non umani tale da non poterli in alcun modo trattare in modo diverso da come devono essere trattati gli esseri umani, quale etica animale deve essere adottata dall’essere umano per essere veramente tale?

È questa la domanda fondamentale che sta alla base dei dibattiti odierni, e la risposta a questa domanda trasforma radicalmente il modo di porsi di fronte agli animali. Chi, da un lato, sottolinea la comunanza e l’uguaglianza (biologico-evolutiva, emozional-cognitiva e persino morale) tra esseri umani e animali, sorvolando su e, addirittura, disconoscendo e rifiutando qualsiasi differenza fondamentale tra loro (nei dibattitti la dicitura usata spesso è: «animali non umani» e «animali umani»), sarà inevitabilmente condotto a sostenere un’etica animale radicale nella quale risulta proibito qualsiasi «uso» di animali (da qui la scelta, per molti assolutamente necessaria e conseguente, di un veganesimo assoluto).

La prospettiva dell’etica animale in prospettiva cristiana propugnata da Lintner, invece, pur riconoscendo molti elementi comuni tra gli esseri umani e gli animali, ritiene che tra loro esista una differenza tale che, pur restando problematica ogni uccisione di un animale, diventa fondamentale ricorrere a «motivi necessari adeguati per i quali un animale debba essere ucciso o per i quali sia meglio che un animale muoia piuttosto che continui a vivere» (136).

Esiste, da questo punto di vista, un concetto etico-teologico fondamentale, capace di illuminare, seppure problematicamente – per Lintner – la relazione tra uomo e animale, e cioè quello di «dignità della creatura» – mutuato dalla teologa moralista tedesca Heike Barankze (Würde der Kreatur?, Zürich 1997) – che, se da un lato sottolinea come centrale l’essere umano, dall’altro non tace assolutamente circa la dignità dell’animale. Questo concetto, che ha nella cultura occidentale molteplici radici (da quella biblica a quella illuministico-kantiana, passando attraverso quella stoica), ha il merito di superare un’etica semplicemente patocentrica, cogliendo l’idea secondo cui ogni creatura ha un proprio «valore specifico» che la rende degna di rispetto e protezione.

Baranzke ritiene sia necessario far dialogare tra loro due tradizioni che nella storia occidentale non sempre hanno saputo convivere: la tradizione della «bontà (bonitas) di ogni creatura» (cf. Gen 1,31), che richiama la benedizione impartita da Dio sia agli uomini che agli animali (cf. Gen 1,22.28); e la tradizione della «dignità (dignitas) dell’uomo», che afferma la sua preminenza su tutte le altre creature in quanto creato a immagine e somiglianza di Dio (cf. Gen 1,26-28). Secondo Baranzke sarebbe davvero fecondo per l’elaborazione di un’etica del creaturale riuscire a integrare tra loro queste tradizioni entro il dibattito sulla bioetica animale, che molto spesso sembra invece arenarsi in una differenziazione antagonista tra la bontà di tutti gli esseri di tipo psicofisico e la dignità dell’essere umano di tipo morale. Se «con la dignità-dignitas dell’uomo sta o cade la bontà-bonitas di ogni creatura, inclusa quella dell’uomo», si può sostenere che «la moralità del soggetto agente è la condizione di possibilità del carattere di valore assoluto della persona umana e del carattere di valore relativo delle entità non personali e, quindi, anche degli animali».

Detto in altri termini: la bontà (bonitas) appartiene essenzialmente a tutti gli esseri, animali compresi; la dignità (dignitas) è prerogativa essenziale dell’essere umano, che è chiamato da Dio a esercitarla con responsabilità verso tutto l’ambito creaturale. Come scrive Lintner: «Ciò significa che l’essere umano deve rispettare e proteggere la dignità degli animali non umani (bonitas) per essere all’altezza della propria dignità (dignitas)».

Una sfida rivoluzionaria

Da questo punto di vista, la III parte del volume è una riflessione circa alcuni campi concreti di azione nei quali l’uomo è chiamato a esercitare la sua dignità verso il mondo creaturale animale. L’allevamento degli animali domestici e la loro utilità (cioè: utilizzazione) per l’uomo; gli esperimenti sugli animali; la caccia (grazie al contributo dedicato di Markus Moling); e una riflessione sugli aspetti etici riguardanti il consumo di prodotti animali chiariscono come la strada di questo esercizio sia molto complessa e tutt’altro che semplice in una società nella quale «il benessere animale è subordinato al profitto economico, l’animale viene ridotto alla fine al suo valore economico e si accettano dolori e sofferenze a carico degli animali, senza che ci siano motivi di inevitabilità o necessità che li giustifichino» (165); ma è proprio qui che, forse, a motivo di tale drammatica situazione, la sfida per un’etica animale in prospettiva cristiana diventa stimolante, anzi: rivoluzionaria.

In questa parte il lettore si troverà di fronte a una moltitudine di situazioni, delle quali molto spesso pare non rendersene conto ma che, considerate nell’insieme, manifestano un panorama di sfruttamento che richiama la necessità di fare ricorso a un principio fondamentale nella valutazione etica di queste stesse situazioni: la cooperatio ad malum. Questo non significa soltanto la necessità di valutare in senso morale in quali circostanze e a quali condizioni, spesso inconsapevolmente, ciascuno, anche come cristiano, cooperi a compiere delle azioni ingiuste anche verso le creature animali, ma – in positivo – sottolinea come un’autentica etica animale in prospettiva cristiana sia chiamata a rispondere mediante scelte concrete alla domanda: «Come essere giusti con gli animali?»

È un’etica concreta quella oggi richiesta, oltre che agli uomini di buona volontà, anche ai cristiani. «Un’etica della concreaturalità» – così la chiama Lintner – e una prassi che riesca ad attestare come l’essere umano sappia esercitare la sua libertà mettendosi al servizio della vita, secondo quella «forma di responsabilità che Dio gli ha attribuito per renderlo partecipe dell’opera divina della creazione e per permettergli di contribuire alla costruzione di un mondo che sia l’ambiente di vita per gli uomini e per gli animali» (239), evitando sia un antropocentrismo erroneo che un biocentrismo radicale.

Considerare gli animali come «concreature» significa riconoscerli come portatori di valori propri, coabitanti assieme all’essere umano – di quello spazio vitale che è la creazione di Dio, inclusi in quell’alleanza noachica che Dio ha stipulato con l’uomo dopo il diluvio (cf. Gen 9). Questa «con-creaturalità» afferma che «esseri umani e animali formano una comunità di destino», nella convinzione che «la creazione intera è colpita dal peccato dell’uomo, ma anche che l’uno e l’altra sono coinvolti nella storia della salvezza e nella redenzione operata da Cristo». È qui – come chiusa del volume – che viene affrontata la questione, oggi particolarmente sentita da molti nostri contemporanei, della vita dopo la morte degli animali, cioè, se gli animali vadano in cielo.

Tale domanda, che potrà sembrare a molti addirittura esagerata, viene giustamente tenuta aperta dal teologo dogmatico Christoph J. Amor, oltre che a partire dalla crescente richiesta, fatta da più parti, di cimiteri per animali e, più in particolare, di cimiteri per uomini e animali insieme, da una riflessione teologica più complessiva su questo tema che anche papa Francesco – nella sua enciclica Laudato si’ – ha affrontato, sottolineando come nella visione biblica «lo scopo finale delle altre creature non siamo noi», ma «tutte avanzano, insieme a noi e attraverso di noi, verso la meta comune, che è Dio, in una pienezza trascendente dove Cristo risorto abbraccia e illumina tutto» (LS 83).

Pur rimanendo aperte molte domande circa il destino della vita degli animali dopo la morte, una teologia della creazione e dell’alleanza può avanzare elementi significativi tali da permettere ai cristiani «di pensare che Dio, in una forma loro adeguata, porterà anche gli animali al compimento» (271).


G. Coccolini, in Il Regno Attualità 16/2020, 475-478

L'altemo rapporto uomo-animali e le conseguenze che ne derivano in termini di scelte etiche sono l'oggetto dell'ultimo testo - tradotto ora in lingua italiana da Queriniana - del religioso sudtirolese Servo di Maria, Martin Maria Lintner, docente di teologia morale a Bressanone e Innsbruck. Forte di un'esperienza personale che l'ha visto crescere in un maso di montagna a due passi dal Santuario di Pietralba, a stretto contatto con ogni sorta di animali domestici delle Alpi (mucche, galline, conigli...), Lintner racconta iI quotidiano di una vita contadina ieri e oggi, ma soprattutto l'urgenza di fondare anche in campo cattolico un'etica animale per colmare un gap che ha registrato un colpevole ritardo della Chiesa su questi temi. In altre parole: riflettere come si possa concretizzare un'etica animale in un contesto culturale di una sempre maggiore sensibilità e attenzione nei confronti degli animali non priva di contraddizioni diventa sempre più necessario oggi quando assistiamo sempre più frequentemente alle proteste degli animalisti per la sperimentazione animale, ma chiudiamo un occhio di fronte a quella signora impellicciata seduta in un banco alla messa...

Nato da un interesse di studio per il diploma alla Facoltà cattolica di teologia all'università di Vienna (fondamentali le discussioni con l’etologo Kurt Kotrschal), il tema si è andato via viaampliando negli anni e per Lintner questo significa dare la parola a studiosi come Albert Schweitzer, Peter Singer (il filosofo che ha sviluppato una propria visione sul rapporto con gli animali, fondatore nel 2006 dell'Oxford Centre for Animal Ethics),Tom Regan, Martha Nussbaum e molti altri come Richard David Precht, Ursula Wolf, Anne Siegetsleitner, Leonie Bossert...

Significativa, in questo contesto, la sua accoglienza più che positiva espressa nei confronti della prima enciclica sull'ambiente che papa Francesco ha pubblicato nel 2015: «Si tratta, non da ultimo, di riscoprire e rendere feconda la ricca eredità biblica, a cominciare dalla teologia della creazione per arrivare all'escatologia, vale a dire alla dottrina di ciò che possiamo sperare per il compimento non solo degli esseri umani ma anche dell'intera creazione».

«In questo libro - scrive Lintner - non si intende dare una fondazione dell'esigenza morale che chiede ad ogni essere umano di agire in modo moralmente buono e giusto. Si darà invece per presupposto che l'esperienza di essere interpellati dal dovere è un elemento essenziale dell'auto-esperienza e dell'auto-osservazione umana». Gli esseri viventi sono quindi "oggetti morali" - destinatari di obbligo morale e inclusi nella comunità morale - e ogni essere umano ha il dovere di rendere conto delle sue azioni nei loro confronti: è un concetto di responsabilità che cresce con la comprensione personale di ciò che per abitudine viene considerato giusto e delle conseguenze delle proprie azioni. Di conseguenza, eccoil concetto di "dignità animale" e l'imperativo categorico di "etica animale": agisci in modo da non utilizzare mai gli animali semplicemente come mezzi per soddisfare i tuoi interessi, bensì rendere giustizia ai loro bisogni sia a livello di specie che individuale. «Le esigenze dell'etica animale derivano prima di tutto dalla moralità dell'agire umano, in modo tale da non dover essere fondate né nell'animale in quanto tale, né negli interessi o scopi che l'essere umano si prefigge».

Forte il suo ribadire a più riprese la necessità di un dialogo tra le discipline, laiche e teologiche - scienze della natura, filosofia e teologia - che si occupano di creature e nella fattispecie di animali. Interessante, e coinvolgente per i non addetti ai lavori, il richiamo al contesto culturale, alla cinematografia a partire dal film di animazione Pets-Vita da animali di Chris Renaud (titolo originale The Secret Life of Pets)del 2016: la vitaa New York che registra la presenza di circa due milioni di quattrozampe cui vanno aggiunti molti altri animali "domestici" quali gatti, porcellini d'India, conigli, uccelli ornamentali, pesci, serpenti, tartarughe...

L’analisi di Unmer prende in esame le concezioni della natura e il posto dell'essere umano nel creato, immagine di Dio alla luce dell'etica della responsabilità. "Soggiogare" non significa "depredare" e l'antropocentrismo che ha caratterizzato secoli di cristianesimo viene oggi superato dalla Laudato si' (n. 118): gli animali sono inseriti nell'alleanza con Dio anche nella promessa di salvezza che accomuna il destino di uomini e animali come descritto per l’Arca di Noé. «Quando l'essere umano pone se stesso al centro, finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diventa relativo» (LS 122).


M.T. Pontara Pederiva, in Presbyteri 5/2020, 399-400

L’infanzia trascorsa in un maso sudtirolese - a contatto con ogni sorta di animali domestici, cani, gatti, mucche, pecore, capre, conigli, polli … - a due passi dal Santuario della Madonna di Pietralba è l’esperienza da cui prende le mosse padre Martin Maria Lintner, religioso dei Servi di Maria, docente di teologia morale a Bressanone e Innsbruck e ben conosciuto anche a Trento per i suoi frequenti interventi.

Nella traduzione di Queriniana, per la collana «Biblioteca di teologia contemporanea», arriva sugli scaffali Etica animale, un testo che raccoglie le riflessioni nate da un interesse di studio per il diploma alla Facoltà cattolica dell’Università di Vienna. È nella capitale austriaca che il religioso ha potuto far tesoro delle conversazioni con l’etologo Kurt Kotrschall, ma nel libro si dà spazio anche alle parole di studiosi come Albert Schweitzer, Peter Singer (il filosofo che ha fondato nel 2006 a Oxford il “Centre for Animal Ethics” sviluppando una propria visione del rapporto con gli animali), Tom Regan, Martha Nussbaum, Richard David Precht, Ursula Wolf, Anne Siegetsleitner, Leonie Bossert ...

All’inizio dell’Anno speciale dedicato alla Laudato si’ è significativa la sua piena approvazione dell’enciclica di papa Francesco pubblicata nel maggio 2015, un documento che colma il ritardo della Chiesa cattolica su questi temi. È in quest’ottica che Lintner colloca il suo lavoro: «In questo libro - scrive - non si intende dare una fondazione dell’esigenza morale che chiede ad ogni essere umano di agire in modo moralmente buono e giusto. Si darà invece per presupposto che l’esperienza di essere interpellati dal dovere è un elemento essenziale dell’auto-esperienza e dell’auto-osservazione umana». Sarà allora la “responsabilità” la chiave di lettura del rapporto uomo/creato. Tutti gli esseri viventi sono “oggetti morali” - destinatari di obbligo morale e inclusi nella comunità morale - e ogni essere umano ha il dovere di rendere conto delle sue azioni nei loro confronti. Di conseguenza il concetto di “dignità animale” e l’imperativo categorico di “etica animale”: agisci in modo da non utilizzare mai gli animali semplicemente come mezzi per soddisfare i tuoi interessi.

La responsabilità su cui fa leva p. Lintner si rivela l’unica arma per combattere la distruzione del pianeta anche per quanto riguarda la biodiversità animale. Degno di nota, infine, il tono del discorso che non “invade” mai il campo scientifico, ma lo valorizza.


M.T. Pontara Pederiva, in Vita Trentina 22 (31 maggio 2020) 12

Dalla vita in un maso del Sud Tirolo – dove fin da bambini si è in contatto con gli animali domestici, mucche, galline, conigli – alla riflessione sul come si possa concretizzare un’etica animale in un contesto culturale di una sempre maggiore sensibilità e attenzione nei confronti degli animali: è questa la scelta originale di Martin M. Lintner, religioso suditirolese dei Servi di Maria e docente di teologia morale a Bressanone e a Innsbruck, in un testo che esce in questi giorni nella traduzione italiana per i tipi di Queriniana di Brescia (Biblioteca di teologia contemporanea) dal titolo Etica animale. Una prospettiva cristiana

Con uno stile narrativo che si rafforza pagina dopo pagina, Lintner “racconta” il rapporto uomo-animali con un’attenzione particolare alla vita delle Alpi su cui aveva focalizzato il suo interesse di studio per il diploma alla Facoltà cattolica di Teologia all’Università di Vienna. È là che il religioso aveva potuto contare sulle discussioni con l’etologo Kurt Kotrschal e su quella che si può definire una riscoperta della teologia su questi temi. Nel libro si dà la parola anche a studiosi di etica come Albert Schweitzer, Peter Singer (il filosofo che ha sviluppato una propria visione sul rapporto con gli animali, fondatore nel 2006 dell’Oxford Centre for Animal Ethics), Tom Regan, Martha Nussbaum e molti altri come Richard David Precht, Ursula Wolf, Anne Siegetsleitner, Leonie Bossert, quasi a voler sottolineare il ritardo della Chiesa cattolica, una lacuna che diventa un debito da risarcire per ricucire un gap oggi sempre più evidente nel contesto occidentale.

Alla luce di queste considerazioni esposte nella presentazione non stupisce l’accoglienza più che positiva espressa nei confronti della Laudato Si’, la prima enciclica sull’ambiente che Papa Francesco ha pubblicato nel 2015: «Si tratta, non da ultimo, di riscoprire e rendere feconda la ricca eredità biblica, a cominciare dalla teologia della creazione per arrivare all’escatologia, vale a dire alla dottrina di ciò che possiamo sperare per il compimento non solo degli esseri umani ma anche dell’intera creazione».

Fondamentale la tesi circa la necessità di un dialogo tra le discipline, teologiche e laiche – scienze della natura, filosofia e teologia – che si occupano di creature e nella fattispecie di animali. Interessante, e coinvolgente per i non addetti ai lavori, il richiamo al contesto culturale, a partire dalla cinematografia, per fare un esempio, dal film di animazione Pets - Vita da animali (titolo originale The Secret Life of Pets) del 2016: la situazione in una metropoli come New York che registra la presenza di circa due milioni di quattro zampe cui vanno aggiunti molti altri animali “domestici” quali gatti, porcellini d’India, conigli, uccelli ornamentali, pesci, serpenti, tartarughe.

«In questo libro – scrive Lintner – non si intende dare una fondazione dell’esigenza morale che chiede ad ogni essere umano di agire in modo moralmente buono e giusto. Si darà invece per presupposto che l’esperienza di essere interpellati dal dovere è un elemento essenziale dell’auto-esperienza e dell’auto-osservazione umana». Gli esseri viventi sono quindi “oggetti morali” – destinatari di obbligo morale perché inclusi nella comunità morale - e ogni essere umano ha il dovere di rendere conto delle sue azioni nei loro confronti: è un concetto di responsabilità che cresce con la comprensione personale di ciò che per abitudine viene considerato giusto e delle conseguenze delle proprie azioni. Sorge, di conseguenza, un imperativo categorico di etica animale: agisci in modo da non utilizzare mai gli animali semplicemente come mezzi per soddisfare i tuoi interessi, bensì rendere giustizia ai loro bisogni sia a livello di specie che individuale».

Ma cos’è in fin dei conti l’etica animale? «Le esigenze dell’etica animale – risponde Lintner – derivano prima di tutto dalla moralità dell’agire umano, in modo tale da non dover essere fondate né nell’animale in quanto tale, né negli interessi o scopi che l’essere umano si prefigge». È un appello urgente, quello lanciato nel libro, ad un trattamento più “umano” degli animali e a comportamenti di consumo e stili di vita più consapevoli dei loro effetti sugli animali.

Il testo si snoda tra le concezioni della natura e sul posto dove si colloca nel creato l’essere umano, immagine di Dio alla luce dell’etica della responsabilità: «soggiogare» non significa «depredare» e l’antropocentrismo che ha caratterizzato secoli di cristianesimo viene oggi ampiamente superato dalla Laudato si’ (n. 118). Gli animali sono inseriti nell’alleanza con Dio anche nella promessa di salvezza che accomuna il destino di uomini e animali come descritto nell’episodio dell’Arca di Noé. «Quando l’essere umano pone sè stesso al centro, finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diventa relativo» (LS 122).

Molto interessante l’analisi delle riserve e aperture del cristianesimo nei confronti del darwinismo che molti nel secolo XIX videro come un attacco alla fede cristiana con il sollevamento di tutta una serie di problemi teologici e antropologici. Prima l’enciclica Humani generis e poi l’accettazione di Giovanni Paolo II mostrano al contrario la non contraddizione con la teologia cattolica come recita il Catechismo: «Dio crea le cose in modo che siano capaci di cooperare alla propria evoluzione» in quanto Dio non abbandona il mondo-in-divenire, perché la sua provvidenza si estende a tutta la creazione e quindi anche al processo dell’evoluzione.

In questa ottica si può allora parlare di «dignità animale» (come recita il titolo del volume di Kurt Remele): non si tratta di un antropomorfismo, anacronistico e discutibile sia sul piano filosofico che giuridico, ma di una necessità che ha il carattere di una denuncia e di un appello: un orizzonte verso il quale si orientano in prospettiva i diritti umani. Per tale motivo «il concetto di dignità, nella misura in cui se ne può sufficientemente motivare l’utilizzo per analogia rispetto agli animali, potrebbe avere una funzione guida per tutta l’etica animale». E la dignità animale diventa il fulcro per il riconoscimento del valore proprio degli animali. 

Non possono che restare aperti, ma oggetto di rigorosa riflessione, alcuni temi alquanto problematici quali l’uccisione e la macellazione degli animali, l’allevamento degli animali domestici e la loro «utilità» per l’uomo (cfr. E l’uomo incontrò il cane di Konrad Lorenz), la protezione degli animali, le esigenze di allevamento come l’uso di ormoni da ingrasso, la prassi di indossare pellicce (vietata per legge del 2015 dal governo tedesco), l’utilizzo degli animali a scopo alimentare, il controllo della fertilità e le tecniche di riproduzione, compresa la tecnologia genetica.

Nella conclusione emerge come si tratti di questioni etiche complesse e di ampia portata, questioni che giungono solo da qualche anno alla riflessione della teologia cattolica, ma soprattutto si evince come «la problematica etica fondamentale si presenta sempre nel caso in cui il benessere animale è subordinato al profitto economico». Ancora una volta è «l’economia che uccide», per dirla con un’espressione molto usata da Papa Francesco, a guidare, e portare fuori strada, anche l’uomo contemporaneo, vuoi si tratti di un allevatore o di un consumatore. Entrambi, però, soggetti morali carichi di responsabilità.


M.T. Pontara Pederiva, in VaticanInsider 22 maggio 2020

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