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L’amore sessuale
Aristide Fumagalli

L’amore sessuale

Fondamenti e criteri teologico-morali

Prezzo di copertina: Euro 30,00 Prezzo scontato: Euro 25,50
Collana: Biblioteca di teologia contemporanea 182
ISBN: 978-88-399-0482-9
Formato: 16 x 23 cm
Pagine: 464
© 2017

In breve

Fumagalli mette al centro la relazione interpersonale, privilegiando la differenza sessuale e l’alterità di genere fra uomo e donna. Non più dunque una morale “degli atti sessuali”, e nemmeno una morale “della persona”, ma finalmente una morale “della relazione”.

Descrizione

La teologia morale sviluppata in questo libro riguarda le questioni fondamentali e i criteri principali dell’agire sessuale. L’intento perseguito è di proporre un’interpretazione della sessualità umana che, non limitandosi agli atti e nemmeno alla persona, consideri la relazione interpersonale e ne valuti la qualità amorosa. La concentrazione sulla relazione differenziale tra uomo e donna, privilegiata nel libro, intende corrispondere alla sfida posta dall’attuale cultura occidentale, piuttosto incline a rimuovere la differenza che non a confrontarsi con essa. Lo studio della relazione tra uomo e donna indaga il loro agire sessuale mettendo in luce l’amore interpersonale che in esso si attua e il suo rapporto con l’amore di Dio che in esso si rivela.
L’architettura del testo contempla quattro parti. La prima parte, dedicata ai «Fondamenti antropologici» della morale sessuale, prendendo spunto da una breve fenomenologia dell’esperienza sessuale e avvalendosi delle interpretazioni scientifiche di carattere biologico, psicologico e socio-culturale proprie della sessuologia, giunge a delineare le principali dimensioni dell’antropologia sessuale. La seconda parte, riguardante i «Fondamenti biblici» della morale sessuale, illustra il rapporto tra la rivelazione cristiana e l’esperienza sessuale attestato nella sacra Scrittura. La terza parte, relativa ai «Fondamenti storico-teologici» della morale sessuale, ne recensisce l’evoluzione lungo le successive epoche – patristica, medioevale, moderna e contemporanea – della Tradizione cristiana. La quarta parte, proponendo una «Criteriologia morale», fornisce le coordinate fondamentali e i criteri principali per la valutazione morale dell’agire sessuale.

Commento

Dall’autore de La questione gender: tre edizioni in pochi mesi

Recensioni

A meno di due anni da La questione gender (già recensito dalla nostra rivista), Aristide Fumagalli pubblica L’amore sessuale, un manuale di Teologia morale sessuale fondamentale. L’A. osserva che, dopo aver a lungo sottovalutato il valore della dualità sessuale, oggi la teologia morale non può più esimersi dal «riflettere sul rilievo propriamente personale della reciprocità e dell’identità maschile e femminile» (p. 6). D’altra parte, la differenza sessuale è proprio «il problema che la nostra epoca ha da pensare» (pp. 9-10). La sua rimozione, operata dalla cultura contemporanea, non contribuisce al superamento delle difficoltà, ma, al contrario, le acuisce, come ha osservato in più di un’occasione papa Francesco.

Dovendo necessariamente compiere una scelta, il volume si prefigge di mettere a fuoco le questioni fondamentali e i criteri principali dell’agire sessuale, prediligendo una morale della persona e della relazione a una morale degli atti, in continuità col rinnovamento della teologia morale inaugurato dal concilio Vaticano II. Volendo arrivare a fornire i criteri fondamentali per la valutazione morale dell’agire sessuale (cf. pp. 359-396), l’A. compie un ampio scavo antropologico, biblico e teologico sull’esperienza sessuale (cf. pp. 13-357). Il risultato è un volume monumentale, di oltre 450 pagine, articolato in quattro parti, tra loro ben correlate.

Volendo delineare, in una prospettiva antropologica, le principali dimensioni dell’esperienza sessuale, l’A. studia l’incontro tra l’uomo e la donna descritto nel Cantico dei Cantici, concentrandosi, in particolare, sul gesto del bacio, colto nelle sue implicazioni corporee, psicologiche, spirituali, religiose, socioculturali e storiche. Ne deriva un capitolo di rara bellezza.

Dopo aver considerato l’esperienza sessuale in prospettiva scientifica (alla luce, cioè, della biologia, della psicologia e della sociologia), l’A. avverte l’esigenza d’integrare i dati raccolti in «un’antropologia che renda ragione dell’esperienza sessuale quale esperienza propriamente umana» (p. 74). Ciò significa tener conto della dimensione interpersonale, corporea, culturale, temporale e trascendente della persona. Dicendo questo, l’A. costruisce una griglia di lettura, che riproporrà nelle diverse sezioni del suo volume per interpretare l’esperienza sessuale. Dal punto di vista scientifico e sistematico, l’operazione appare assolutamente esauriente e soddisfacente.

Nella seconda parte del volume, di taglio biblico, l’A. mostra di essere guidato soprattutto da due criteri: la scelta di un approccio di tipo canonico alla Scrittura e l’attenzione al suo «vertice attrattivo» (p. 111), ossia il mistero dell’amore sponsale di Cristo, inteso come criterio ermeneutico di ogni esperienza sessuale. Questa opzione consente, da una parte, un confronto serio con i luoghi biblici più significativi per quanto riguarda il tema dell’esperienza sessuale e, dall’altra, una loro lettura «gerarchica», ossia capace di tener conto del centro della rivelazione, l’una caro in Cristo, come mostrano le pagine conclusive della sezione (cf. pp. 179-182).

La terza parte del volume è la più corposa: ne occupa quasi la metà. E non poteva che essere così, dal momento che essa vuole rendere ragione di quasi due millenni di teologia, dall’epoca patristica ad oggi. Senza silenziare le varie voci che, nel corso dei secoli, hanno contribuito a dar vita a quella articolata (e, a tratti, dissonante) polifonia che costituisce la tradizione, l’A. si concentra soprattutto su alcune figure, il cui contributo è stato maggiormente rappresentativo delle differenti stagioni teologiche: Agostino, Tommaso, Alfonso Maria de’ Liguori e il Vaticano II. Al termine di questo excursus (che mostra la connessione esistente tra l’amore sessuale e l’amore sponsale di Cristo), l’A si prefigge di «offrire una riflessione sintetica e sistematica sull’amore sessuale alla luce dell’amore di Cristo» (p. 361), in una prospettiva morale.

Perché l’amore di un uomo e di una donna possa corrispondere all’amore di Cristo, deve essere un amore sponsale, ossia totale, fecondo, fedele e indissolubile. L’A. nota come ognuna di queste caratteristiche corrisponda perfettamente alle dimensioni dell’amore da lui individuate nella prima parte del volume, ossia la dimensione interpersonale, corporea, culturale e temporale. L’A. viene quindi a indicare altrettante direttive che devono orientare l’amore sessuale, perché esso possa corrispondere all’amore di Cristo. Si tratta di vivere per l’altro, con tutto se stessi, nel mondo ambiente, lungo la storia. Per raggiungere tale obiettivo, occorre coltivare la virtù della carità coniugale, insieme alle quattro virtù cardinali, adeguatamente declinate in una prospettiva nuziale.

Al di là del suo contenuto, di estrema ricchezza, il volume è di grande interesse anche per le prospettive che spalanca. Da un punto di vista metodologico, esso è un riferimento importante per la trattazione delle questioni della morale sessuale speciale. Ma rappresenta un contributo prezioso anche per l’antropologia teologica, oggi alle prese con la teoria del gender, e per la teologia del sacramento del matrimonio. In particolare, proprio a questo riguardo, l’A. auspica una maggiore integrazione tra la dogmatica e la morale, a motivo dell’«intimo legame che intercorre tra libertà umana e grazia cristiana» (p. 7).


F. Badiali, in Rivista di Teologia dell’Evangelizzazione 44 (2/2018) 523-524

Questo nuovo testo di Aristide Fumagalli, professore di teologia morale della Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale di Milano, si presenta – come afferma lo stesso A. nella Nota conclusiva – come una «teologia morale sessuale fondamentale» (p. 396) e come l’offerta di un paradigma metodologico, che può essere applicato alle diverse questioni particolari. Partendo dalla considerazione che la concezione biofisicista del sesso, propria della riflessione teologica e morale del passato, ha impoverito (e talora alterato) la percezione più profonda della sessualità, Fumagalli propone un’accurata ricostruzione dei fondamenti e dei criteri valutativi dell’amore sessuale allo scopo di restituire ad esso l’autentico significato umano.

Questa ricostruzione avviene nel segno del ricupero di una visione integrale dell’umano, che guarda all’agire sessuale, in quanto costitutivo ed espressivo dell’identità personale e delle relazioni interumane, in particolare della relazione uomo-donna, con l’impegno di salvaguardarne e di promuoverne lo stretto nesso con l’amore interpersonale.

Le quattro parti in cui si articola la riflessione ripercorrono le tappe fondamentali della tradizione cristiana al riguardo – dai fondamenti biblici a quelli storico-teologici – per giungere, infine, all’elaborazione di una finissima criteriologia morale che fornisce le linee orientative per la valutazione dei comportamenti.

1. Le odierne interpretazioni scientifiche e culturali. La prima parte del volume (Fondamenti antropologici) si apre con un approccio fenomenologico alla sessualità attraverso una rilettura suggestiva del Cantico dei Cantici, uno dei testi più significativi della letteratura d’amore di tutti i tempi. L’attrazione sessuale, che ha luogo a partire dall’emozione sensibile la quale coinvolge tutti i sensi, si integra nell’attrazione sentimentale, che conduce alla scoperta della singolarità dell’altro, e trova la sua più alta espressione in un legame spirituale in cui confluiscono emozioni e sentimenti e nel quale l’esperienza sessuale acquisisce la dimensione del mistero. La sessualità appare così come un fenomeno complesso, che Fumagalli indaga a più livelli mediante il ricorso a diverse discipline antropologiche e teologiche.

Il primo di questi livelli ha come oggetto un’accurata analisi delle basi biologiche del sesso, condotta con l’ausilio dell’etologia umana e delle neuroscienze e destinata a mettere in evidenza il dimorfismo sessuale – la differenza maschile-femminile risulta fondamentale (anche se non assoluta) – e a rilevarne le dinamiche sottese, con il rifiuto peraltro del riduzionismo biologico in ragione del riconoscimento dell’eccedenza dell’esperienza biologica umana, cioè della sua considerevole plasticità e del rimando, di conseguenza, a un dato meta-biologico. Quest’ultima considerazione rende trasparente – è il secondo livello – l’incidenza del fattore psicologico nell’insorgere dell’impulso sessuale. La ricerca psicanalitica ha messo bene in luce le origini di tale incidenza, risalendo ai processi infantili e sottolineando la pervasività del dato sessuale in tutte le stratificazioni della persona e lungo tutta la sua evoluzione storica. L’aspetto più rilevante è tuttavia costituito – Fumagalli lo mette in evidenza con chiarezza, facendo riferimento soprattutto all’esperienza del fidanzamento – dall’emergere del carattere dialogico e della dimensione simbolica della sessualità umana, fattori che fondano la reciprocità tra i sessi dando luogo a una forma di «dipendenza interpersonale reciproca». I processi segnalati non avvengono in un ambiente del tutto neutro; si sviluppano invece – è questo il terzo livello – in un preciso contesto socioculturale, che incide profondamente sul loro strutturarsi. La sessualità umana si configura infatti come luogo eminentemente culturale, al punto che la sua rilevanza sociale è presente indistintamente in tutte le culture. Per questo un’importanza primaria rivestono le forme di socializzazione attraverso le quali si perviene all'identificazione con il ruolo di genere, le cui differenze non possono mai essere ascrivibili – sta qui la corretta interpretazione della questione del gender – alla sola natura o alla sola cultura, ma sono il prodotto di una loro reciproca interazione.

Da ultimo (ma non in ordine di valore), una funzione essenziale va assegnata all’antropologia, la quale ha a che fare con la dimensione propriamente umana dell’esperienza sessuale in cui affiorano i profondi significati che ad essa afferiscono: dal riconoscimento dell’altro come soggetto colto nella sua singolarità personale all’edificazione della relazione interpersonale, in quanto relazione etica fondata su una reciprocità dialogica, fino al superamento di ogni forma di dualismo e di monismo per fare spazio a un’antropologia simbolica. Fumagalli non manca di sottolineare, in questo contesto, l’esigenza di riguadagnare il corpo alla soggettività e di conferire all’incontro uomo-donna il carattere di unione sessuale e di generazione filiale.

Si deve aggiungere che l’esperienza sessuale ha strutturalmente – come già si è accennato – una dimensione culturale e sociale, in cui carne e parola si implicano vicendevolmente, e dove l’aspetto istituzionale non ha un carattere accessorio, ma è un fattore costitutivo che dà al legame coniugale e genitoriale la possibilità di realizzarsi pienamente. Nel processo dinamico della crescita relazionale, la cui identità narrativa ha i tratti di un vero racconto, si inserisce, da ultimo, la dimensione trascendente, l’apertura cioè a una ulteriorità in cui l’estasi erotica e la generazione del figlio fanno nascere la nostalgia dell’Altro; e nella tenerezza del rapporto uomo-donna si rende presente l’epifania dell’Infinito.

2. Nel cuore del disegno di Dio. Nella seconda parte del volume (Fondamenti biblici), al cui centro vi è l’amore sponsale in Cristo come criterio ermeneutico dell’esperienza sessuale – in corrispondenza al rivelarsi di tale amore viene rivelato il senso autentico dell’amore umano – Fumagalli ripropone l’itinerario attraverso il quale è venuto manifestandosi il disegno di Dio sull’amore sessuale. La definizione dell’uomo come immagine di Dio, propria del libro della Genesi e ripresa dalla successiva letteratura biblica e patristica, al punto di poter essere considerata la categoria portante dell’antropologia cristiana, rinvia, fin dall’inizio, alla relazione uomo-donna. La reciprocità della loro esistenza sta a fondamento del dialogo e dell'integrale comunione di vita, incentrata sul riconoscimento della pari dignità dei partner e sulla bontà della sessualità – l’unità di corpo e di spirito è uno dei tratti qualificanti dell’antropologia biblica – nonché su una fecondità relazionale e procreativa che costituisce il sigillo dell’amore e immette nell’esperienza della fraternità. Il messaggio della letteratura profetica va oltre, inserendo direttamente l’amore sessuale nell’ambito dell’alleanza. Le vicissitudini della vita matrimoniale divengono il luogo della rivelazione del rapporto che intercorre tra Dio e il suo popolo. Si istituisce, in tal modo, una circolarità tra alcune storie concrete – emblematica è la vicenda biografica di Osea – e la descrizione dei caratteri propri dell’alleanza; ma si rende anche evidente l’asimmetria tra l’infedeltà di Israele e l’amore fedele del suo Signore. Immagini allegoriche come quelle della prostituzione, dell’adulterio e della fornicazione si alternano e si intrecciano con la rivelazione di un amore – quello di YHWH – che non viene meno, nonostante tutto, e che spinge l’amore umano verso una dedizione radicale.

L’esplicitazione concreta di questa modalità di vivere l’amore si trova nei libri sapienziali, dove sono proposte figure di uomo e di donna sagge e giuste, che rappresentano un modello esemplare al quale i coniugi dovrebbero ispirare la propria condotta. Pur non mancando talora accenti moralistici e visioni misogine, significativi sono i connotati con i quali l’amore viene descritto: dall’esaltazione della bellezza del corpo e dell’eros – il richiamo è qui al già ricordato Cantico dei Cantici – all’apprezzamento dell’amore fedele, fino alla proposta di regole sapienziali che rendono possibile lo sviluppo dell’armonia nei rapporti. Il matrimonio monogamico, divenuto ormai la forma privilegiata di unione uomo-donna, va vissuto nell’impegno a adempiere la volontà di Dio – emblematico è il matrimonio di Tobia e di Sara – il quale assicura con la sua benedizione la fecondità della sposa e il dono della prole.

Il Nuovo Testamento riprende la tradizione ebraica inserendola nell’alveo della vita nuova comunicata all’uomo dalla venuta di Cristo. La pratica della volontà di Dio, già segnalata, fa dell’unione dell’uomo e della donna una sola caro in Cristo e il matrimonio acquista il significato di espressione immediata dell’agire di Dio. Riferendosi in particolare all’episodio delle nozze di Cana, Fumagalli rileva come l’amore di Cristo sia la fonte dell’amore umano e mette successivamente in evidenza come quest’ultimo non può che svilupparsi in una prospettiva di radicalità – la forte affermazione dell’indissolubilità, da non intendere in senso normativo ma in senso fondativo, come istanza critica di ogni determinazione legislativa, ne è la riprova – in quanto forma (insieme ovviamente al celibato) della vocazione cristiana da vivere nella scia della sequela Christi.

La partecipazione ontologica all’alleanza divina in Cristo fa sì che l’amore umano acquisisca il valore di mistero sacramentale e venga letto alla luce del mistero di amore che lega Cristo alla Chiesa. Le tavole domestiche e i codici familiari, che si trovano soprattutto nelle lettere paoline, pur dipendendo in parte dai modelli socioculturali del tempo, presentano i contorni di una spiritualità incarnata, in cui il corpo è coinvolto nella comunione «nel Signore», e il reciproco concedersi dei coniugi nel rapporto sessuale trova pienezza di senso nel quadro storico-temporale con la naturale apertura al compimento escatologico.

Il matrimonio, in cui occupa un ruolo centrale l’amore coniugale, viene in tal modo ricuperato nel suo significato originario come realtà soggetta a un processo che si distende nel tempo, e la relazione a Dio, implicata nell’esperienza sessuale, fa sì che la chiave di volta che funge da criterio di valutazione morale dei comportamenti sia di natura teologica, o più propriamente cristologica, e che il compito etico della libertà umana consista nell’aderire alla realtà espressa dal sacramento, improntando la vita quotidiana alla sequela del Signore.

3. Il contributo della tradizione e della teologia. La terza parte dell’opera (Fondamenti storico-teologici) è dedicata all’analisi dei vari momenti in cui la morale sessuale cristiana è venuta evolvendosi, sollecitata nei diversi contesti socioculturali dai movimenti e dalle dottrine in essi presenti e dall’esperienza concreta delle comunità cristiane. Il primo periodo affrontato da Fumagalli è il periodo patristico, nel quale la Chiesa si trova a far fronte a numerose dottrine ereticali, che vanno dal rigorismo al libertinismo, ed è, nello stesso tempo, costretta a confrontarsi con il giudaismo e l’ellenismo (soprattutto con lo stoicismo), le due correnti culturali più influenti del tempo. Il riconoscimento che il matrimonio è uno stato di vita cristiano, sia pure introdotto (è questa un’opinione diffusa) in conseguenza del peccato, va di pari passo con il riconoscimento del primato della verginità, in quanto appartenente allo stato originario e destinata a rimanere anche nella vita futura. L’unione sessuale non è demonizzata, purché venga finalizzata alla procreazione, che è tenuta in grande onore poiché fa dei coniugi i veri collaboratori di Dio.

Molti sono gli aspetti problematici – dalla subordinazione della donna, frutto anche della cultura dell’ambiente del tempo, a una visione ambigua della sessualità legata al peccato o quanto meno alla concupiscenza –; ma l’aspetto più preoccupante è costituito dalla promulgazione di una morale negativa, il cui fondamento non sta nella grazia, bensì nella peccaminosità; una morale che conduce a un'interpretazione del matrimonio come rimedio alla concupiscenza. Diverse sono le figure dei padri della Chiesa, che si sono succeduti dal I al VII secolo; su tutte spicca la figura di Agostino, la cui dottrina – si pensi ai tria bona e alla teoria della concupiscenza – pur non rinunciando ad affermare la bontà in sé del matrimonio, dà della sessualità una lettura pessimistica, che avrà largo seguito nella tradizione immediatamente successiva.

Il passaggio all’epoca medioevale coincide con un'elaborazione teologicamente più rigorosa della dottrina matrimoniale. Dopo un periodo iniziale – quello dell’Alto medioevo – in cui l’influenza del rigorismo agostiniano si traduce nell’istituzione di un nesso stretto tra sessualità e peccato, con l’ammissione dell’uso del sesso soltanto in vista della procreazione e con l’aperta condanna della ricerca del piacere, si fa strada, a partire dal XII secolo, una stagione ricca di fermenti positivi. Il matrimonio, definito «profondo mistero» (Ugo di San Vittore) e concepito come unio animarum e come «sacramento» – il primo a inserirlo nel settenario sacramentale è stato Pier Lombardo – è, a pieno diritto, inscritto nell’ambito dell’economia della salvezza, e l’unione sessuale e il piacere ricevono di conseguenza un pieno riscatto.

A dare una strutturazione compiuta a questa prospettiva è soprattutto – lo mette bene in evidenza Fumagalli – Tommaso d’Aquino, il quale non esita ad ammettere la bontà del matrimonio, quale realtà di natura e di grazia, e a concepire l’unione sessuale, che ne è una componente essenziale, come parte integrante della dimensione sacramentale, e dunque come dato altamente positivo. La dottrina dei fini, che riprende la distinzione agostiniana, conferisce il primato al bonum prolis, che è tuttavia il fine che l’uomo condivide con il mondo animale, mentre il bonum fidei e il bonum sacramenti, avendo rispettivamente carattere umano e cristiano, rivestono sul terreno valoriale una maggiore significatività.

Il riconoscimento della natura sacramentale del matrimonio e l’elaborazione di una liturgia nuziale, da cui discende un’etica che ha le proprie radici nel dono della grazia, subiscono una battuta d’arresto nel XIV secolo, in concomitanza con l’affermarsi del nominalismo, il quale, oltre a conferire un’impronta rigidamente individualista alla riflessione morale, apre la strada a una casistica prevalentemente concentrata sui peccati sessuali e funzionale all’amministrazione del sacramento della confessione. Le Somme per confessori, eredi dei Libri penitenziali medievali, sono destinate ad assolvere a questo compito, mentre acquistano sempre maggiore consistenza questioni di ordine giuridico, quali l’accertamento dell’essenza del matrimonio tra consenso e copula o la distinzione dei peccati sessuali in atti secundum o contra naturam.

Grande interesse merita la ricostruzione offerta da Fumagalli a proposito dell’epoca moderna, che si apre nel secolo XVI – il «secolo d’oro della teologia morale» – con la rinascita tomista, e che si sviluppa successivamente sotto la spinta della Riforma protestante e della Controriforma cattolica. La teologia morale cattolica, che si presenta come disciplina autonoma di carattere casuistico dando vita alle Institutiones morales, fa propria la complessa struttura dei «sistemi morali», ai quali ricorrere per la ricerca di soluzioni adeguate alle questioni sul tappeto. La conferma ufficiale del matrimonio come sacramento e la definizione della sua forma canonica, nonché l’introduzione della confessione individuale quale unica modalità di esercizio della penitenza, concorrono, in misura determinante, al costituirsi di una disciplina morale che avrà per molto tempo largo seguito.

A occupare un posto di rilievo è, in questo periodo, lo scontro tra lassismo e rigorismo: si va da chi sostiene la naturalità del piacere sessuale e la liceità dell’atto coniugale per la sola ricerca di esso, a chi ritiene legittimo l’uso del matrimonio soltanto per il perseguimento del fine procreativo, imponendo per il resto l’astinenza totale dai rapporti sessuali, fino a escludere nell’ambito della sessualità la possibilità della parvitas materiae anche in presenza di atti superficiali. Particolare valore acquista, in questo contesto, la posizione di sant’Alfonso, che ha avuto il merito, peraltro riconosciutogli – il grande consenso ricevuto per molto tempo lo testimonia – di proporre una visione equilibrata della morale sessuale – il sistema da lui adottato è l’equiprobabilismo – ispirata alla prudenza razionale e alla benignità pastorale, con una migliore integrazione del rapporto sessuale entro la relazione coniugale.

Il XIX e XX secolo sono caratterizzati dalla presenza di profonde mutazioni socioculturali e dall’intervento sempre più rilevante, in campo sessuale, del magistero della Chiesa. Nella prima fase a prevalere è un atteggiamento apologetico, volto a rivendicare la natura sacramentale del matrimonio, l’identità di contratto e sacramento e la competenza esclusiva della Chiesa nei confronti di tale istituzione, o a riproporre – come avviene nel Codice di diritto canonico del 1917 – la tradizionale gerarchia dei fini, con al vertice la procreazione e l’educazione della prole.

Successivamente, a farsi strada è il rinnovamento personalista, che attribuisce grande importanza alla mutua donazione di sé e alla fecondità spirituale dell’amore (D. von Hildebrand) e che introduce la distinzione tra senso e fine, dando al matrimonio la dignità di una realtà in sé e inserendo in questo contesto la fecondità procreativa. Gli interventi di Pio XI (Casti connubii) rivendicano la santità del matrimonio cristiano con l’implicazione della fedeltà vicendevole e la condanna della contraccezione; mentre quelli di Pio XII, pur ribadendo il primato della finalità procreativa, affrontano più direttamente questioni tecniche (e non solo) – si pensi al giudizio sul ricorso ai tempi biologicamente infecondi e sulla fecondazione artificiale – che assumeranno nel tempo sempre maggiore rilevanza.

Tutto questo rifluisce nel Vaticano II, che ha impresso alla riflessione sull’amore coniugale una svolta decisiva di carattere dottrinale e pastorale, soprattutto attraverso la promulgazione della costituzione pastorale Gaudium et spes, nella quale il matrimonio è definito «intima comunità di vita e di amore coniugale» (n. 48), fondato sul patto (foedus) di mutua donazione tra uomo e donna. Nel postconcilio non sono mancati momenti difficili come quello che ha fatto seguito alla promulgazione dell’Humanae vitae di Paolo VI, enciclica nella quale l’aperta condanna della contraccezione ha suscitato vivaci reazioni sia in ambito teologico-morale che in alcuni settori del popolo di Dio.

Non si possono tuttavia trascurare anche i molti approfondimenti positivi avvenuti in questo periodo, soprattutto nel campo della spiritualità, con l’attenzione rivolta alla comunità coniugale e familiare concepita come «piccola chiesa» e la lettura allargata della fecondità come servizio alla società e alla comunità cristiana, nonché con la reinterpretazione del rapporto positivo tra eros e agape, che mette in evidenza – come ha ricordato Benedetto XVI – la circolarità delle due esperienze, superando la tentazione, oggi frequente, di disumanizzazione dell’amore umano ma anche, all’opposto, quella della sua astratta spiritualizzazione, che finisce per mortificare il corpo e la sessualità.

Si inserisce in questo quadro il contributo di papa Francesco che, nella Amoris laetitia, oltre ad affrontare con lungimiranza pastorale la questione delle «situazioni irregolari», approfondisce i significati umani e cristiani del matrimonio – prezioso è l’originale commento del c. 13 della Prima lettera ai Corinzi applicato alla vita dei coniugi e della famiglia – innestandone la dimensione sacramentale e vocazionale sia nel contesto cristologico – l’amore di Cristo per la Chiesa – che in quello trinitario.

4. I criteri della valutazione etica. Nella quarta (e ultima) parte del volume (Criteriologia morale) Fumagalli offre una riflessione sintetica e sistematica sull’amore sessuale alla luce dell’amore di Cristo; riflessione da cui scaturiscono alcuni fondamentali criteri di valutazione del comportamento morale, che possono venire applicati ai vari ambiti della vita personale e interpersonale nelle diverse fasi del loro sviluppo. L’eros e la philia, cioè l’amore passionale e l’amicizia come condivisione, confluiscono, nella prospettiva cristiana – è questo l’assunto di Fumagalli – nell’agape, cioè in una forma di amore del tutto disinteressato e incondizionato. Quest’ultima espressione dell’amore, il quale comporta il dono di sé agli altri in quanto partecipazione dell’amore di Dio in Cristo, non si oppone all’eros, se esso non viene ridotto a mero istinto biologico, bensì ha, in qualche modo, bisogno di esso per umanizzarsi – come ricorda Benedetto XVI, già precedentemente citato – e per far assumere all’amore cristiano carattere di integralità. L’amore donato da Cristo è infatti la condizione di possibilità dell’amore umano, il quale va vissuto nella logica dell’incarnazione: solo riconoscendo in Cristo la fonte dell’amore autentico, che ha le sue radici ultime nella vita trinitaria, è infatti possibile amare come Cristo ha amato. Il vissuto coniugale e familiare, le cui esigenze di totalità e di fecondità, di fedeltà e di indissolubilità, presentano dimensioni diverse, ha infine bisogno, secondo Fumagalli, per dispiegarsi concretamente e in modo corretto, di criteri orientativi ai quali ancorare la morale sessuale.

Il primo di questi criteri è la disponibilità a vivere per l’altro. Si tratta di rapportare l’amore sessuale all’amore di Cristo mediante la con-donazione. Il dono gratuito dello Spirito spinge ciascuno a ridonare la vita ricevuta: in questa circolazione si verifica la promozione dell’identità di uomo e donna, i quali acquisiscono, a loro volta, l’identità del noi, traducendo la reciprocità in tenerezza, perdono e fedeltà fino alla fine. La specificità dell’amore sessuale rende poi necessario l’appello a un secondo criterio, quella della donazione con tutto se stessi. In gioco vi è qui il coinvolgimento dell’uomo e della donna nella loro integralità – spirito e corpo – evitando tanto la caduta nel dualismo quanto, inversamente, nel monismo. L’adesione positiva a questa visione è legata a una conoscenza appropriata dei dinamismi del corpo e delle potenzialità sessuali – il linguaggio del corpo va appreso mediante un processo di interiorizzazione che esige tempo e che deve dar vita a veri e propri habitus esistenziali –; ma è legata anche all’esercizio della castità coniugale, una forma di ascesi, che ha radici spirituali e che, lungi dall’implicare la negazione del piacere, consente l’attivarsi di un controllo e di un orientamento che consolidano e valorizzano, anche sul piano fisico, la relazione. L’amore sessuale – lo mette bene in evidenza Fumagalli – non può inoltre ridursi a fatto privato; esiste una stretta interazione tra la comunità coniugale e familiare e la società di appartenenza. L’inscrizione del rapporto nel mondo ambiente diviene in tal modo il terzo criterio cui deve fare riferimento la condotta sessuale. In quanto ambito di scambio tra generi e generazioni differenti e struttura aperta a una rete di rapporti esterni, la famiglia è per definizione un soggetto pubblico, chiamata a offrire alla società preziosi servizi e a ricevere, nello stesso tempo, da essa (e dalla cultura) modelli comportamentali e risorse simboliche, che hanno grande importanza per la propria crescita. Il fatto che la comunione familiare è condizione vitale per lo sviluppo della convivenza civile – si pensi soltanto alla responsabilità educativa – implica la messa in atto di politiche adeguate da parte delle istituzioni pubbliche. Non si può infine dimenticare – è questo il quarto (e ultimo) criterio – il dinamismo storico dell’esperienza sessuale, la quale presenta connotati evolutivi che la collocano tra il già e il non-ancora della salvezza. La morale sessuale, più che proporre un catalogo dettagliato di precetti, si presenta come una direzione da perseguire, un sentiero lungo il quale camminare. Radicata nella storicità dell’essere umano, essa soggiace (e non può che soggiacere) alla legge della gradualità, la quale non esita a proporre l’ideale, ma fa insieme i conti con la maturazione progressiva della personalità umana. Questo comporta, da un lato, l’acquisizione della virtù della fortezza, che è garanzia della solidità e della continuità dei rapporti, e implica, dall’altro, l’esercizio costante della virtù della prudenza come mezzo per una corretta valutazione delle concrete esperienze della vita quotidiana.

L’applicazione di questi criteri, che non vanno mai tra loro disgiunti, consente di promuovere un approccio globale alle diverse situazioni nelle quali la vita sessuale si dispiega e costituisce un prezioso contributo alla costruzione di un’etica della sessualità che tenga in considerazione la complessa realtà della relazione uomo-donna, rispettandone le dinamiche e facendo spazio alla molteplicità e alla ricchezza dei suoi significati.

Il volume di Fumagalli, che ha un carattere sistematico – si configura come un vero e proprio trattato, nel senso classico del termine – apre un orizzonte di comprensione del vissuto sessuale in cui si intersecano e interagiscono tra loro, senza soluzione di continuità, aspetti antropologici e aspetti teologici.

Molti sono, dunque, i meriti di questo testo che, per l’ampiezza con cui affronta la tematica dell’amore sessuale e per il rigore metodologico che lo caratterizza, nonché per la chiarezza del linguaggio, frutto anche di una consolidata esperienza di insegnamento, si propone come un’opera fondamentale per un serio accostamento a una disciplina – la morale sessuale – che è andata soggetta nel post-concilio a un consistente rinnovamento. Tra questi meriti non si può non ricordare la struttura originale e organica data all’intero itinerario espositivo della riflessione attraverso la messa a fuoco di alcune dimensioni (religiosa, interpersonale, corporea, culturale e temporale) che, oltre a facilitare sul piano didattico l’apprendimento, consentono di seguire con profitto il cammino (talora accidentato) dell’evolversi della tradizione cristiana, e – è questo senza dubbio uno degli aspetti più innovativi e dei pregi maggiori dell’opera – la coerenza con cui la prospettiva teologica viene trasferita nella delineazione degli orientamenti etici. Un volume, in definitiva, la cui lettura e il cui studio non vanno raccomandati ai soli addetti ai lavori, ma anche ai numerosi operatori pastorali e ai coniugi che hanno a cuore le sorti del matrimonio cristiano.


G. Piana, in Archivio Teologico Torinese 2/2018, 429-437

Nel cammino di rinnovamento della teologia morale avviatosi dopo il Concilio Vaticano II, anche il trattato riguardante l’etica sessuale e coniugale ha conosciuto una considerevole trasformazione. Diversi fattori vi hanno contribuito, correlati sia all’evoluzione del pensiero contemporaneo, sia ai nuovi equilibri instauratisi tra le discipline teologiche. Nel primo ordine di fattori possiamo anzitutto collocare il progressivo affermarsi di una più articolata comprensione del significato della sessualità, come elemento che caratterizza profondamente l’essere personale nel suo complesso e pone le premesse per stabilire la differenza tra maschile e femminile. In passato infatti la riflessione antropologica tendeva a sottovalutare l’importanza della dualità sessuale, riducendola soltanto ai suoi aspetti anatomici e funzionali, con riferimento agli atti sessuali e procreativi. Per di più, l’intera riflessione antropologica, (anche) in teologia, privilegiava il punto di vista maschile, estrapolandolo come universalmente valido ed escludendo di fatto la prospettiva femminile, confinata in posizione subalterna e strumentale ai fini riproduttivi. Per quanto riguarda le discipline teologiche, non solo la Scrittura ha assunto nuovo rilievo come nutrimento della riflessione, ma si è superata l’articolazione tra i due trattati che svolgevano la morale sessuale e coniugale secondo il modello alfonsiano, ricalcato sui comandamenti del Decalogo: De sexto e De matrimonii sacramento. Gli accenti sono diventati meno legalisti e canonistici, e una maggiore unificazione si è trovata nel nesso tra libertà umana, sul cui esercizio ispirato dalla fede criticamente riflette la teologia morale, e grazia cristiana, che è al centro della teologia sacramentaria. Secondo questa impostazione si sviluppa il percorso del volume.

Dal punto di vista tematico, la scelta è di non «addentrarsi nella trattazione delle fattispecie morali che normalmente corredano i manuali», ma di attenersi «alle questioni fondamentali e ai criteri principali» (7), secondo la prospettiva di una «teologia morale sessuale fondamentale» (396). Tre sono le ragioni che motivano questa opzione. Anzitutto la varietà dei comportamenti che si incontrano in questo campo, per di più non univocamente interpretati dalle scienze umane. Inoltre, la convinzione che criteri elaborati sulla base di fondamenti ben istruiti potranno essere riferimenti validi per valutare le molteplici e differenziate situazioni in cui ci si può trovare. Infine, una prospettiva meno frammentaria e più complessiva meglio corrisponde alla logica del concilio Vaticano II, che ha invitato la teologia morale a non limitarsi all’analisi di singoli e distinti atti morali per «sottoporli al giudizio della legge oggettiva» (8), ma di prendere più organicamente in conto il loro rapporto con il soggetto agente nella sua completezza.

Nel campo specifico della morale sessuale questo significa puntare su una comprensione della sessualità meno riduttivamente funzionale e più attenta alla rilevanza che essa ha per la persona. I comportamenti sessuali sono suscettibili di un’interpretazione simbolica e sono per molti aspetti paragonabili al linguaggio (cfr 9 e 376). La natura relazionale della persona assume in questo campo una rilevanza cruciale. Infatti la sessualità riguarda proprio il rapporto tra persone nella loro differenza, in quanto cifra eminente e immediata dell’incontro con l’alterità. Essa costituisce il codice di riferimento che consente di situarsi con una propria identità all’interno di relazioni (strutturate), grazie alla somiglianza con persone dello stesso sesso e alla diversità con persone di sesso differente. È questa la ragione che conduce l’A. a operare la ulteriore scelta di limitarsi a trattare l’agire sessuale nel quadro della relazione tra uomo e donna, che appunto più compiutamente esprime la differenza, «mettendo in luce l’amore interpersonale che in esso si attua e il suo rapporto con l’amore di Dio che in esso si rivela» (10). Vengono invece escluse le questioni che riguardano l’omosessualità.

Chiarite le coordinate e motivate le scelte circa gli argomenti, il volume si sviluppa in quattro parti. La prima delinea i tratti principali dell’antropologia sessuale ricorrendo, dopo aver descritto alcune caratteristiche proprie dell’esperienza sessuale, alle conoscenze della sessuologia, come sapere che si avvale di un ampio spettro di discipline, dalla biologia alle scienze umane.

I fondamenti biblici vengono esplorati nella seconda parte. Dalla narrazione delle origini emerge un archetipo che illumina il senso della relazione tra uomo e donna, dotato di una sua universalità di tempo e di luogo. Esso evidenzia «il legame originario che intercorre tra l’esperienza sessuale e la presenza di Dio all’uomo e alla donna. Dio è all’origine della loro relazione, nonché della loro identità differenziale» (136). La letteratura profetica mette in collegamento circolare e storico le esperienze dell’alleanza coniugale e dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. Le concrete storie di vita matrimoniale, narrate dai profeti talvolta anche in prima persona nella loro problematicità di infedeltà o di fallimento, diventano il luogo della rivelazione della nuova e definitiva alleanza, gratuitamente donata da Dio (cfr Osea). Gli scritti sapienziali esplorano l’esperienza del matrimonio e della vita familiare in ciò che ha di tipicamente umano e valido per tutti, senza insistere su un esplicito riferimento a Dio. In questa fase, l’istituzione matrimoniale va incontro a una evoluzione che la orienta verso un modello più esplicitamente monogamico e più sensibile a legami di solidarietà che si estendono verso i connazionali. Nel Nuovo Testamento, i Vangeli espongono il senso dell’esperienza sessuale e del patto coniugale tenendo sullo sfondo il mistero di Cristo, «il quale, come sposo, inaugura la nuova ed eterna alleanza con la Chiesa sua sposa» (153). Attraverso i detti e i segni posti da Gesù, vengono affrontati in modo sintetico, ma chiaro ed esauriente, i temi del divorzio, dell’adulterio e delle diverse forme della sequela di Cristo. Negli scritti protocristiani l’esperienza sessuale assume con maggiore chiarezza «carattere sacramentale, poiché implica realmente l’amore di Cristo per la Chiesa, e valenza escatologica, nel senso di essere rinviata al suo destino ultimo» (163). Il percorso biblico mostra quindi come il fondamento a cui riferire tutta la morale sessuale cristiana sia l’alleanza di Dio con l’umanità, rivelata nell’amore di Cristo per la Chiesa e da Lui resa accessibile tramite il dono dello Spirito santo, specialmente nel sacramento del matrimonio. La promessa iscritta nella reciprocità dell’uomo e della donna, creati non solo in Cristo e per mezzo di Lui, ma anche in vista di Lui, si compie in quanto assunta responsabilmente come comunione interpersonale. È grazie al legame di ciascuno dei coniugi con Cristo, che essi possono diventare una caro in Lui. Ma in quanto affidato alla loro libertà, questo percorso non è al riparo da contraddizioni e fallimenti.

Nella terza e più corposa parte del volume il messaggio della rivelazione biblica sul matrimonio viene descritto nel suo evolversi nel tempo e nel dialogo con le diverse culture. Per ciascuna delle epoche considerate – patristica, medioevale, moderna e contemporanea – viene illustrato in particolare il pensiero di un autore emblematico. Così dalla sistematizzazione agostiniana dei beni del matrimonio si passa alla rielaborazione che ne fa Tommaso all’interno di una prospettiva aristotelica dei fini. I primi accenni di una impostazione personalistica già si intravedono nel pensiero di sant'Alfonso de’ Liguori per giungere alla svolta conciliare, che trova il suo elemento caratteristico nel «passaggio da una concezione del matrimonio quale contratto tra i coniugi, in vista di determinati beni e fini, naturali e sacramentali, al matrimonio quale mutua donazione dei coniugi, corrispondente all’amore donato e comandato da Cristo» (375). L’aspetto contrattuale non scompare, ma viene interpretato come esigenza intrinseca dell’amore coniugale, che trova nella dimensione corporea espressione e alimento per la comunione interpersonale. I principali interventi dei pontefici che hanno preceduto e seguito il Concilio, da Leone XIII a Francesco, completano l’esposizione.

Sulla base dell’ampia riflessione svolta, la quarta parte propone in modo sintetico una serie di criteri di valutazione dell’agire sessuale. Il punto di riferimento ultimo è l’amore di Cristo, che si realizza nel dono della vita e si esprime nel mistero della Sua unione con la Chiesa (cf Ef 5,32). Un amore in cui sono incluse le esigenze a cui riferirsi: totalità, fecondità, fedeltà e indissolubilità. Tale modo di amare è anzitutto dono gratuito da parte del Signore, che l’uomo e la donna sono invitati ad assumere liberamente e a testimoniare nella loro relazione. Si tratta di vivere l’uno per l’altra nella reciproca donazione di sé, nella logica della carità coniugale. Una carità che nel caso degli sposi riguarda la totalità della persona, giocandosi quindi anche nella dimensione corporea, nella specifica forma di castità che è propria degli sposi. Alla sessualità va poi riconosciuta una rilevanza che va oltre la sfera privata, per la interazione che la comunità coniugale e familiare intrattiene con la società. E questo a partire dalla novità che la coppia inaugura con il patto con cui si costituisce, anche qualora la fecondità non potesse esprimersi nella generazione di figli.

Emerge qui il riferimento alla giustizia e al bene comune a cui la comunità familiare contribuisce in modo specifico, soprattutto per la qualità e unicità dei legami che la caratterizzano. Infine il cammino della coppia si svolge nel tempo, in una dinamica di amore in permanente tensione tra le attuazioni del già e l’orizzonte del non ancora. È alla luce dell’orientamento globale intenzionalmente perseguito che vanno valutati i singoli atti e interpretata la “legge della gradualità” (Familiaris consortio, n. 34), in un atteggiamento di continua conversione a cui predispongono le virtù della fortezza e della prudenza.

Il volume costituisce una valida sintesi della riflessione attuale sull’etica sessuale e coniugale. Esso si avvale dei contributi dei diversi saperi che trattano della sessualità. Presenta con chiarezza e organicità gli snodi principali, come ci si attende da un manuale, senza entrare nelle controversie che animano il dibattito pubblico, prudentemente affidate a opere specialistiche e settoriali. Un’ampia e aggiornata bibliografia, che menziona anche diversi autori di lingua francese e inglese, e un valido indice analitico rendono la consultazione agevole ed efficace.


C. Casalone, in Rassegna di Teologia 59 (3/2018) 517-520

Questo nuovo volume di Aristide Fumagalli, professore di teologia morale nella Facoltà teologica dell'Italia settentrionale di Milano, si presenta - come afferma lo stesso autore nella Nota conclusiva - come una "teologia morale sessuale fondamentale" (396). Partendo dalla considerazione che la concezione biofisicista del sesso, propria della riflessione teologica e morale del passato, ha impoverito (e talora alterato) la percezione più profonda della sessualità, Fumagalli propone qui un'accurata ricostruzione dei fondamenti e dei criteri valutativi dell'amore sessuale allo scopo di restituire ad esso l'autentico significato umano.

Le quattro parti in cui si articola la riflessione ripercorrono le tappe fondamentali della tradizione cristiana - dai fondamenti biblici a quelli storico-teologici - per giungere, infine, ad elaborare una finissima criteriologia morale, finalizzata alla valutazione dei comportamenti.

La prima parte del volume (Fondamenti antropologici) si apre con un approccio fenomenologico alla sessualità umana attraverso una rilettura suggestiva del Cantico dei Cantici, uno dei testi più significativi della letteratura d'amore di tutti i tempi. La sessualità appare, fin dall'inizio, come un fenomeno complesso, che viene successivamente indagato a più livelli mediante il ricorso alle scienze umane: dalla biologia alla psicologia, dalla sociologia all'antropologia culturale e filosofica. L’analisi delle basi biologiche del sesso, condotta con l'ausilio dell'etologia umana e delle recenti neuroscienze, oltre a mettere in luce il dimorfismo sessuale e a descriverne le dinamiche sottese, evidenzia l'eccedenza dell'esperienza biologica umana, e perciò il necessario rimando al fattore psicologico, a partire dal quale emerge il carattere dialogico e la dimensione simbolica della sessualità umana. Fumagalli non manca di segnalare in seguito come tali processi non avvengano in un ambiente neutro, ma si sviluppino in un preciso contesto socioculturale, che incide profondamente sul loro strutturarsi, e come diventi essenziale l'apertura alla dimensione propriamente umana dell'esperienza sessuale nella quale affiorano i profondi significati che ad essa afferiscono: dal riconoscimento dell'altro come soggetto colto nella sua singolarità personale all'edificazione della relazione interpersonale, fino alla tensione verso una ulteriorità, in cui si fa sentire la nostalgia dell'Altro.

Nella seconda parte del volume (Fondamenti biblici) Fumagalli ripercorre l'itinerario attraverso il quale è venuto manifestandosi il disegno di Dio sull'amore sessuale. La definizione dell'uomo "immagine di Dio", che è la categoria portante dell'antropologia cristiana, rinvia alla relazione uomo-donna, la quale riceve nella letteratura profetica il suo sigillo nel segno dell'alleanza e alla quale sono offerti come modello per la condotta coniugale - è questa soprattutto la lezione dei libri sapienziali - valori come la fedeltà e la temperanza, nonché la piena adesione alla volontà di Dio, il quale assicura con la sua benedizione il dono della prole. Il Nuovo Testamento riprende la tradizione ebraica inserendola nell'alveo della vita nuova comunicata all'uomo dalla venuta di Cristo. La partecipazione ontologica all'alleanza divina in Cristo fa sì che il matrimonio acquisisca il valore di mistero sacramentale, diventando una forma della vocazione cristiana, e debba essere pertanto vissuto secondo i parametri di una spiritualità incarnata – di cui peraltro le tavole domestiche e i codici familiari presenti nelle lettere paoline non mancano di disegnare i contorni - in cui il reciproco donarsi dei coniugi nel rapporto sessuale non si riduce soltanto a una esperienza umanamente significativa, ma diviene, più profondamente, espressione della sequela Christi.

La terza parte dell'opera (Fondamenti storico-teologici) è dedicata da Fumagalli all'analisi dei vari periodi nei quali la morale sessuale cristiana è venuta sviluppandosi. Il primo di essi è il periodo patristico, nel quale, pur non venendo meno al riconoscimento del matrimonio come stato di vita cristiano e non venendo demonizzata l'unione sessuale purché finalizzata alla procreazione, si fa strada una visione ambigua della sessualità legata al peccato, o quanto meno alla concupiscenza, e acquisisce il sopravvento una morale tendenzialmente negativa – è sufficiente ricordare qui la dottrina di Agostino - fondata su una lettura pessimistica della natura umana, che avrà una grande incidenza negli sviluppi della tradizione immediatamente successiva. Il passaggio all'epoca medioevale coincide con l'elaborazione di uno statuto teologicamente più rigoroso della dottrina matrimoniale. Dopo un periodo iniziale - quello dell'Alto Medioevo – contrassegnato dall'influenza del rigorismo agostiniano, si apre, a partire dal XII secolo, una stagione ricca di fermenti positivi. Il matrimonio, che acquisisce, in modo definitivo, carattere di "sacramento" – il primo a inserirlo nel settenario sacramentale è stato Pier Lombardo - viene inscritto, a pieno diritto, nell'ambito dell'economia della salvezza. Protagonista principale di questa stagione è Tommaso d'Aquino, il quale - come ricorda Fumagalli - riconosce all'amore sessuale piena dignità considerandolo parte integrante della dimensione sacramentale.

Dopo una battuta d'arresto, che si verifica nel XIV secolo, nel quale la riflessione morale assume, grazie all'affermarsi del Nominalismo, un'impronta rigidamente individualista, che si traduce in una casistica funzionale all'amministrazione del sacramento della confessione - allo svolgimento di questo compito sono destinate le Somme per confessori, - si assiste a partire dal XVI secolo a un processo di rinnovamento, che coincide con il costituirsi della teologia morale come disciplina autonoma, nella quale la problematica sessuale acquista un ruolo di primo piano, divenendo oggetto di una casistica sempre più dettagliata. Lassismo e rigorismo si scontrano con asprezza, mentre assume un ruolo di prim'ordine la visione equilibrata di S. Alfonso, ispirata a una efficace mediazione pastorale.

La presenza nei secoli XIX e XX di profonde mutazioni socioculturali costringono il magistero della chiesa, a frequenti interventi. A una prima fase, caratterizzata da un atteggiamento apologetico, succede, grazie all'affermarsi della prospettiva personalista, una visione sempre più positiva dell'amore sessuale. Il Vaticano II fa propria questa visione, imprimendo alla riflessione sulla sessualità una svolta decisiva di carattere dottrinale e pastorale. La definizione del matrimonio come "intima comunità di vita e di amore coniugale" (n. 48) fondata sul patto (foedus) di mutua donazione tra uomo e donna, valorizza l'amore sessuale e obbliga a ripensare il ruolo della fecondità procreativa e il ricorso alla contraccezione, questione quest'ultima alla quale dà una risposta negativa l'enciclica Humanae vitae di Paolo VI, suscitando vivaci reazioni sia nell'ambito dei teologi moralisti che in alcuni settori del popolo di Dio.

Nel periodo postconciliare particolare attenzione viene poi assegnata alla spiritualità coniugale e familiare con la reinterpretazione del rapporto tra eros e agape e con il superamento della tentazione - come ha ricordato Benedetto XVI – tanto della disumanizzazione dell'amore umano quanto di una sua astratta spiritualizzazione. In questo contesto si inserisce anche il contributo di papa Francesco che, nella Amoris laetitia, oltre ad affrontare il problema delle situazioni matrimoniali "irregolari", approfondisce i significati umani e cristiani del matrimonio - prezioso è l'originale commento al cap. 13 della prima lettera ai Corinti applicato alla vita della famiglia – innestandone la dimensione vocazionale e sacramentale tanto nel contesto cristologico che in quello trinitario.

Nella quarta (e ultima) parte del volume (Criteriologia morale) Fumagalli enuncia alcuni fondamentali criteri di valutazione del comportamento morale: dalla disponibilità a vivere per l'altro, cioè a dare vita a un amore disinteressato e incondizionato, espressione dell'integrazione dell'eros e della philia nell'agape, alla donazione con tutto se stessi - spirito e corpo - la quale implica l'appropriazione della castità coniugale, da non intendere come negazione del piacere, ma come esercizio di una forma di controllo destinata a consolidare la relazione; dall'inscrizione del rapporto nel mondo ambiente con l'impegno ad offrire alla società il proprio servizio e a ricevere, nello stesso tempo, da essa risorse materiali e simboliche, che hanno grande importanza per la crescita della comunione, all'apertura al dinamismo dell'esperienza sessuale, con l'adesione alla legge della gradualità, la quale non comporta rinuncia a proporre l'ideale, ma tiene, nello stesso tempo, in considerazione i tempi di maturazione della persona e della relazione.

Lapplicazione di questi criteri, che non vanno mai tra loro disgiunti, ai vari ambiti dell'esperienza umana consente di procedere alla costruzione di un'etica della sessualità, che faccia seriamente i conti con la complessa realtà della relazione uomo-donna, rispettandone le dinamiche e aprendosi alla molteplicità e alla ricchezza dei suoi significati.

Il volume di Fumagalli, che ha un carattere sistematico - si tratta di un vero e proprio trattato nel senso classico del termine - offre un orizzonte di comprensione del vissuto sessuale in cui si intersecano e interagiscono tra loro aspetti antropologici e aspetti teologici. Particolare significato rivestono, da questo punto di vista, la attenzione ad alcune dimensioni (religiosa, interpersonale, corporea, culturale e temporale), che consentono di seguire con profitto il cammino (talora accidentato) dell'evolversi della tradizione cristiana, e la coerenza con cui la prospettiva teologica è trasferita nell'ambito della delineazione degli orientamenti etici.

L’ampiezza con cui la tematica viene affrontata, il rigore metodologico e la chiarezza del linguaggio, frutto anche di una consolidata esperienza di insegnamento, sono altrettanti fattori, che concorrono a fare di quest'opera uno strumento fondamentale per l'accostamento a una disciplina - la morale sessuale - che è andata soggetta nel postconcilio a un consistente processo di rinnovamento. Per questo il volume si raccomanda non soltanto allo studio degli addetti ai lavori, ma anche alla lettura di quegli operatori pastorali e di quei coniugi che hanno a cuore le sorti del matrimonio cristiano.


G. Piana, in Teologia 1/2018, 107-109

L’A. offre in questo saggio, attraverso una trattazione ampia e articolata, un percorso che porti il lettore a confrontarsi con la costituzione sessuata dell’essere umano e sul darsi di questa identità sessuata in relazione alla libera e consapevole responsabilità. L’intenzione teologica dell’A. è realizzata partendo e mettendo a tema la relazione differenziale tra uomo e donna: la convenienza di questa prospettiva è, nelle parole dell’autore, giustificata da una certa preferenza della nostra contemporaneità a rimuovere le differenze piuttosto che a confrontarsi con queste.

Il testo si struttura in quattro parti che, pur nella differenza precipua, compongono un’unità di pensiero. Il percorso prende il via in una parte chiamata «Fondamenti antropologici» (15-107) composta di tre sezioni: «fenomenologia sessuale», «sessuologia scientifica» e «antropologia sessuale». All’interno di questa parte si affrontano in maniera adeguata le istanze biologiche e psicologiche che fondano la caratterizzazione sessuale dell’essere umano rendendo ragione del significato antropologico di questa: dal fenomeno sessuale allo studio scientifico di questa fino alle evidenze antropologiche che questi dati forniscono.

La seconda parte del testo, «Fondamenti biblici» (111-186), si articola in sette sezioni: «il mistero sponsale di Cristo», «il mistero archetipo», «il mistero profetico», «il mistero tipologico», «il mistero evangelico», «il mistero sacramentale ed escatologico» e «osservazioni finali». Questa parte del testo ha il pregio di mettere in luce il carattere specifico dell’interpretazione biblica dell’esperienza sessuale — cioè il suo carattere religioso — rinunciando alla tentazione di ridurre le complessità che le Scritture offrono.

La terza parte è intitolata «Fondamenti storico-teologici» (185-357) e si compone di quattro sezioni: «epoca patristica», «epoca medievale», «epoca moderna» e «epoca contemporanea». Ogni sezione offre un’analisi diacronica dei principali contributi elaborati dai diversi autori e un quadro sincronico sintetico che fa emergere degli elementi di sintesi dei dati emersi.

La quarta parte, «Criteriologia morale» (361-392), si fonda sui dati emersi nelle sezioni precedenti — la Rivelazione biblica e la Tradizione cristiana rivelano una connessione essenziale tra l’amore sessuale di un uomo e una donna e l’amore sponsale di Cristo per la Chiesa (361) — e offre una riflessione sintetica e sistematica del tema. Completa il tema un’ampia e articolata bibliografia ragionata che copre tutti i temi presentati nel volume.

Dalla lettura del testo emerge come la teologia morale elaborata dall’A. ha lo scopo di affrontare le questioni fondamentali e prospettare i principali criteri di valutazione dell’agire sessuale (395). Guardando allo sviluppo integrale del testo possiamo rilevare come l’analisi offerta nella prima parte presenti in maniera più che adeguata le caratteristiche antropologiche della costituzione sessuale umana anche se, a giudizio di chi scrive, l’attuale analisi scientifica della sessualità richieda di prendere in adeguata considerazione le indicazioni che le neuroscienze offrono sulla sessualità.

Inoltre per questo come per altri testi che hanno il grande pregio di far dialogare la teologia con le scienze si rende necessario rendere ragione di come i risultati delle scienze abbiano un significato che travalica quello delle scienze stesse e formalizzare il quadro epistemologico di riferimento che consenta ai dati scientifici di essere integrati anche in altri ambiti disciplinari. L’ampia e articolata ricostruzione della storia teologica in materia di morale sessuale è particolarmente ricca e significativa; tuttavia una premessa di metodo che giustifichi la partizione fatta dall’A. e l’esplicitazione dei criteri ermeneutici scelti per l’analisi dei testi patristici avrebbero consegnato al lettore una maggiore consapevolezza.

Al termine di questa disamina del testo, dopo averne contemplato l’architettura, ci sembra di poter indicare, continuando ad utilizzare la metafora architettonica intrapresa, la chiave di volta dello stesso. Il punto focale del testo è espresso nel titolo stesso: L’amore sessuale. L’A. connette il sostantivo amore che riguarda la relazione tra persone umane con l’aggettivo sessuale che indica la differenza tra uomo e donna vissuta nei loro corpi sessuati e agita nei comportamenti sessuali (p. 10). Proprio il tenere insieme questi due termini indica la prospettiva, la novità e il pregio del testo stesso: questi termini a lungo giustapposti o contrapposti nel corso della storia trovano qui una loro sintesi di senso. La volontà di indicare nell’amore sessuale il fuoco della riflessione moral-teologica indica il desiderio di superare ogni possibile dissociazione e ogni possibile riduzionismo in tema di etica sessuale. Il testo ha il grande pregio di promuovere e valorizzare il nesso tra amore interpersonale e agire sessuale offrendo prospettive di senso che sembrano in grado di rendere ragione del vissuto umano e di saper affrontare le sfide culturali del nostro tempo. Tutti questi elementi fanno di questo contributo un’opera da cui si potrà difficilmente prescindere nelle riflessioni future.


P. Benanti, in Gregorianum 4/2017, 860-861

Una delle questioni etiche del nostro tempo, se non la questione per eccellenza, è quella che si riferisce alla differenza sessuale. Dinanzi a una cultura che tende a rimuoverla, o quanto meno a relativizzarla sempre di più, occorre che la teologia morale impieghi le sue migliori energie per pensare in profondità tale differenza. È il compito assegnato in questo tempo al tradizionale trattato sulla morale sessuale, profondamente rivisto dopo il concilio Vaticano II, ma che a tutt’oggi sconta difficoltà non di poco conto.

Aristide Fumagalli, docente di teologia morale a Milano, recepisce in modo intelligente e argomentato la sfida con un volume accolto nella prestigiosa collana «Biblioteca di teologia contemporanea» della Queriniana. L’amore sessuale. Fondamenti e criteri teologico-morali intende proporre una riflessione fondamentale, in cui emergono i criteri di fondo di una valutazione etica basata sulla natura più profonda dell’agire sessuale. La tesi di fondo è che «la relazione tra uomo e donna è il luogo privilegiato e la forma paradigmatica per indagare l’agire sessuale, alla volta di meglio scorgere e decifrare l’enigma antropologico e il mistero teologico in esso racchiusi e dischiusi» (p. 395). Questo implica il fatto che ogni questione di etica sessuale specifica deve essere riportata a tale paradigma originario in cui l’amore sessuale – vale a dire personale e relazionale – trova la sua espressione autentica.

Naturalmente esiste anche una sessualità al di fuori della relazione sponsale uomo-donna: si pensi non solo ai rapporti omosessuali ma anche al sesso virtuale, ad esempio. Ma tali questioni non sono trattate nel testo di Fumagalli, che intende essere un testo di «teologia morale sessuale fondamentale» e che rimanda perciò, per le sempre più numerose e complesse questioni particolari, a trattazioni specifiche. Ma con l’avvertenza che tali questioni vengano analizzate con un metodo solido e convincente.

Il metodo proposto è quello utilizzato nel volume e che struttura anche la scansione delle diverse parti. Anzitutto la ricerca dei fondamenti antropologici che, a partire da una fenomenologia dell’amore sessuale, si pone in ascolto dei dati della sessuologia scientifica per approdare quindi a una prospettiva più globale, che potrebbe definirsi di antropologia relazionale. È questa la prima parte del trattato (pp. 13-107), suddivisa per l’appunto in «Fenomenologia sessuale», «Sessuologia scientifica», «Antropologia sessuale». In secondo luogo, la teologia morale è radicata nella rivelazione attestata dalla Scrittura e recepita e trasmessa dalla tradizione e dal magistero.

Ecco allora la seconda parte dedicata ai «Fondamenti biblici» (pp. 109-182) e la terza parte ai «Fondamenti storicoteologici» (pp. 183-357). Già solo la vastità di queste due parti rende il volume particolarmente appetibile per una ricostruzione affidabile della tradizione biblico-teologica. Si giunge così alla proposta di una «Criteriologia morale» (pp. 359-391). Essa è concretamente traducibile in quattro vettori, che definiscono quello che l’autore chiama «il quadrifoglio della morale sessuale»: vivere per l’altro/a (la donazione reciproca fra uomo e donna); con tutto sé stessi (nella totalità corporea e spirituale della persona); nel mondo ambiente (in interazione con la società); lungo la storia (in un cammino di progressione).

È a partire da questi criteri che si può interpretare e valutare l’agire sessuale che, come opportunamente nota Fumagalli nelle prime righe, non è altro dall’agire umano. In effetti, ogni agire è essenzialmente relazionale e l’agire sessuale implica l’alterità-in-relazione. Torniamo così alla tesi di fondo di questo pregevole volume, adatto non solo agli studenti di teologia che ne apprezzeranno la sintesi e la chiarezza, ma anche agli addetti ai lavori che ne ammireranno il rigore e l’equilibrio: «Una relazione interpersonale sussiste laddove vi siano due persone, l’una e l’altra differenti, laddove cioè vi sia alterità personale. Qualora la relazione interpersonale sia considerata sotto il suo specifico profilo sessuale, l’alterità personale trova la sua più evidente manifestazione nella differenza sessuale delle persone. L’alterità personale non si risolve nella differenza sessuale e, tuttavia, trova in essa il suo paradigma più immediato e universale. In effetti, la differenza di sesso è implicata non solo nella definizione della più diffusa identità etero-sessuale, ma anche in quella di tutte le altre identità minoritarie, omo-, bi-, trans-sessuali e persino in quella dell’eventuale identità a-sessuale. La differenza con le persone di differente sesso e la somiglianza con quelle dello stesso sesso è la grammatica binaria che, pur variamente intesa e assunta, permette al soggetto di riconoscere la propria identità sessuata e definire le proprie relazioni sessuali» (p. 9).


S. Zamboni, in SettimanaNews.it 24 giugno 2017

«Un medesimo ardor, un desir... / inclina e sforza l’uno e l’altro sesso / a quel suave fin d’amor». Siamo nel IV canto dell’Orlando Furioso, quello del volo di Ruggiero, innamorato di Angelica, sull’ippogrifo, all’ottava 66, e Ariosto ci offre una suggestiva ricomposizione della costellazione che regge l’innamoramento. Esso parte, sì, dall’«ardor» istintuale della sessualità (e fin qui procediamo appaiati a tutti gli esseri viventi) ma sboccia poi in «desir» che è sostanzialmente l’eros, cioè la scoperta della bellezza dell’altro, è la passione, il sentimento, l’emozione, la tenerezza, e qui ci attestiamo in un territorio che è squisitamente umano. Ma la vera meta che la persona riesce a raggiungere è sulla vetta, ove brilla l’amore, «quel suave fin d’amor», come scrive il poeta emiliano.

Sull’esortazione postsinodale Amoris laetitia di papa Francesco (19 marzo 2016) l’attenzione prevalente dei lettori s’è inchiodata su quel capitolo VIII e in particolare sulla nota 351, alla ricerca di una risposta alla questione dell’ammissibilità all’eucaristia dei divorziati risposati. In realtà, il testo papale è un grande affresco dell’amore nuziale, della famiglia, della spiritualità coniugale con molte pagine che esaltano appunto quella triplice ascensione capace di collocare all’apice l’esperienza d’amore, «che persiste attraverso mille vicissitudini, come il più bello dei miracoli, benché sia anche il più comune», come annotava nel suo Journal François Mauriac. Naturalmente riguardo al documento pontificio, ma soprattutto attorno al tema che lo regge, s’è allargata una raggiera di pubblicazioni.

Noi ne vogliamo segnalare una trilogia di taglio differente, capace però di ricomporsi in un trittico dalle scene e dai colori variegati ma complementari. Iniziamo dall’orizzonte più largo, proposto da uno dei nostri maggiori e più raffinati teologi morali, Giannino Piana, che ha ricostruito fin dal titolo un’altra terna che trascende e colloca al suo interno la sequenza sesso-eros-amore (l’ariostesco «ardor-desir-amor»): persona, corpo, natura. È una trattazione sintetica di alcuni temi spesso roventi nel dibattito contemporaneo: si pensi solo al concetto di “natura” umana del quale si indica, al termine di un lungo itinerario storico-ideale, l’approdo a una prospettiva personalista, capace di reagire a visioni riduttive solo fisiciste o essenzialiste. Per elaborare una simile proposta sono necessarie, anzi, sono capitali le altre due categorie, il corpo e la persona.

Da un lato, c’è la base della corporeità umana che non può essere derubricata a mera biologia eticamente neutra ma che è per eccellenza simbolo relazionale e razionale. D’altro canto, si ha l’accesso terminale alla persona, “ultimo referente”, la cui dignità genera automaticamente una serie di corollari molto delicati come la sua manipolabilità, l’inserzione sociale, il coinvolgimento nell’intrico delle cosiddette «questioni eticamente sensibili». Come è evidente, lo scritto di Piana si rivela come una guida primaria per un itinerario lungo strade che ogni giorno si diramano davanti ai passi della nostra vita.

Da questa mappa primordiale possiamo transitare senza soluzione di continuità all’altro volume della nostra trilogia, un vero e proprio “trattato” nel senso classico del termine ove il tractare, cioè “impegnarsi in un’opera” precisa, acquista una connotazione didattica.

Così un teologo, Maurizio Chiodi, e un filosofo, Massimo Reichlin, delineano una Morale della vita, un’architettura imponente eretta e “trattata” a quattro mani, proprio perché la bioetica esige un duplice sguardo sia filosofico-etico, sia teologico-morale secondo epistemologie non overlapping (per usare la celebre formula di Stephen Gould), non sovrapponibili ma neppure antitetiche, distinte ma non separate. L’imprescindibile diversità metodologica non conduce, quindi, a una mera giustapposizione ma a un dialogo fecondo (gli autori parlano di «approfondimento reciproco») all’interno di un perimetro comune che è riassunto anche in questo caso in una terna lessicale: nascere, morire, soffrire. E dato che non si parte mai da una tabula rasa, cioè da una tavoletta o pagina senza iscrizioni (come suggerisce la locuzione latina), la prima sezione dell’opera è dedicata alla memoria, cioè alla storia della riflessione sul tema e alla relativa eredità culturale. Là sfilano i grandi come Agostino e Tommaso, Cartesio e Kant, Schopenhauer e Nietzsche, ma anche figure più vicine a noi come Illich, Jonas, Habermas, Ellul e così via.

Altre figure riappaiono nella seconda parte del trattato ove si presentano quei tre crocevia – nascita, morte, dolore – che tutti affrontiamo e che costituiscono la nostra carta d’identità comune. È proprio qui che s’aggrovigliano tutti i nodi della bioetica. Per questo sono convocati pensatori come Arendt e Ricoeur, Levinas e Rahner, naturalmente sotto l’ombrello di una riflessione teorica complessa che cerca di coprire soggetti etici la cui sola elencazione rende evidente la delicatezza e urgenza: genetica, aborto, procreazione medicalmente assistita, staminali, eutanasia, sperimentazione clinica, testamento biologico... Un orizzonte sul quale Chiodi accende la lampada della Rivelazione biblica e della teologia, mentre Reichlin rischiara questo orizzonte con l’insonne interrogarsi della filosofia e con le sue diagnosi.

Giungiamo, così, all’ultima tavola del nostro trittico che restringe l’arco di visuale dall’antropologia generale a quel campo da cui siamo partiti con Ariosto, cioè l’Amore sessuale, come recita il titolo di un altro saggio-trattato, frutto della ricerca di un teologo ambrosiano, Aristide Fumagalli, che abbiamo già ospitato su queste pagine per un suo interessante studio sul gender. L’opera, piuttosto maestosa ma nitida nella sua impostazione e nel dettato, si muove sostanzialmente lungo due traiettorie indicate già nel sottotitolo «Fondamenti e criteri teologico-morali». Il primo movimento rivela un’assidua frequentazione delle biblioteche non solo esegetiche e teologiche, ma anche storiche, filosofiche e psicologiche. Così, accanto a tutta la letteratura religiosa che attorno a questo tema ha da sempre accumulato uno scrigno di analisi – a partire dall’asserto biblico dell’“immagine” di Dio nel “maschio e femmina”, cioè nella creatività genetica d’amore (Genesi 1,27) – si accostano i “fondamenti antropologici” che la sessuologia scientifica, la simbologia, la psicologia hanno eretto o demolito.

D’altronde, quelli della generazione che ha vissuto la “contestazione” degli anni Sessanta e Settanta (Fumagalli ne è cronologicamente escluso, tant’è vero che non lo cita) ricordano la battuta della Rivoluzione sessuale di Wilhelm Reich – testo del 1936 allora imbracciato col “libretto rosso” di Mao – secondo cui «l’ideologia sessuale è la più profondamente ancorata di tutte le ideologie conservatrici». Ma Fumagalli su questi fondamenti vasti e complessi si preoccupa di elevare una criteriologia morale che tiri anche le fila della precedente carrellata storica lunga più di 350 pagine. Ora ne bastano una cinquantina (forse troppo poche e sintetiche) per spremere il succo di una concezione squisitamente teologico-morale della sessualità umana. Come egli scrive ricorrendo a una metafora vegetale, la morale sessuale può essere riassunta in un quadrifoglio, le cui foglie possono crescere in forme diverse ma mai disgiunte, pena l’avvizzimento: «vivere per l’altro/a, con tutti se stessi, nel mondo ambiente, lungo la storia».


G. Ravasi, in Il Sole 24 Ore 11 giugno 2017

Nei giorni in cui leggevo questo volume, una nota agenzia di stampa presentava il seguente link: «L'educazione sessuale secondo Dio? È nel sesto e nel nono comandamento». Seguendolo, si veniva a sapere che la questione sarebbe di fatto risolvibile in una pagina. Ecco, questo testo di Aristide Fumagalli - che a pagina 396 l'autore riconosce essere «limitato» a una teologia morale sessuale fondamentale – ragiona in modo decisamente - e fortunatamente - diverso.

«La specificità della teologia morale sessuale», dice Fumagalli, «è legata alla dualità maschio-femmina che connota l'essere umano. Per lungo tempo, in dipendenza da un'antropologia a-sessuata, la teologia morale ha misconosciuto la valenza della dualità sessuale, riferendola alla sola natura biologica e valutandola solo rispetto agli atti sessuali e procreativi. Per di più, la teologia morale ha nettamente privilegiato il sesso maschile, ritenendo il sesso femminile subordinato e funzionale».

A ragione anche di questi limiti pregressi, «la traiettoria di riferimento» del Vaticano II, che Fumagalli fa propria, «consiste nel passaggio da una morale degli atti a una morale della persona e quindi a una morale della relazione, la cui qualità umana sia valutata in rapporto all'amore cristiano. [...] In quest'ottica, la morale sessuale mette a tema l'agire sessuale in quanto costitutivo ed espressivo di una relazione interpersonale».

Assumendo l'indicazione di papa Francesco a «tenere i piedi per terra» (Amoris Laetitia 6), la prima parte del volume (Fondamenti antropologici) è dedicata a una «breve fenomenologia dell'esperienza sessuale avvalendosi delle interpretazioni scientifiche di carattere biologico, psicologico e socioculturale proprie della sessuologia».

Insieme alla quarta parte (Criteriologia morale), sono queste, a nostro giudizio, le pagine più stimolanti dell'opera per l'equilibrio di narrazione e lo stimolo alla riflessione che offrono al lettore. Completano la struttura di questo ottimo manuale la seconda e la terza parte (Fondamenti biblici e Fondamenti storico-teologici),utili a fugare facili luoghi comuni e a ripercorrere la complessità della questione per la fede cristiana.

Fumagalli individua la «relazione tra uomo e donna come luogo privilegiato e forma paradigmatica per indagare l'agire sessuale», ma l'autore - insieme alla quasi totalità dei lettori - è comunque consapevole che il lavoro futuro è ancora lungo perché «la relazione tra uomo e donna non è il luogo esclusivo in cui si attua l'agire sessuale».

Dopo, quindi, il preziosissimo e agile volume La questione gender (Queriniana, 2015), e dopo questo corposo e solido manuale, speriamo che l'autore offra alla riflessione sulla vita credente altri studi sulla materia.


M. Ronconi, in Jesus 6/2017, 90-91

«Ogni epoca – secondo Heidegger – ha una cosa da pensare. Una soltanto. La differenza sessuale, probabilmente, è quella del nostro tempo» (Luce Irigaray), questo è il motivo per cui il trattato di teologia morale speciale dedicato alla sessualità non è più un ambito confinato dentro i margini della teologia. A dire il vero, non lo è mai stato in modo totale ed esclusivo data la sua portata vitale e intima, ma ai nostri giorni la riflessione sulla sessualità e i temi ad essa collegati acquistano una complessità inaudita di sfide e di bisogno di risposte. A questo tema di teologia morale speciale è dedicato il possente volume di Aristide Fumagalli, L’amore sessuale. Fondamenti e criteri teologico-morali. Parlare di amore sessuale connette il sostantivo “amore” che riguarda la relazione tra persone umane all’aggettivo “sessuale” che indica la differenza tra uomo e donna.

Cosciente che la rimozione e la negazione delle differenze sessuali non è una soluzione, ma il cuore del problema, l’a. puntualizza che «la concentrazione sulla relazione differenziale tra uomo e donna intende corrispondere alla sfida posta dall’attuale cultura occidentale cosiddetta “post-moderna”, piuttosto incline a rimuovere la differenza che non a confrontarsi con essa».

Quanto alla suddivisione, il testo si presenta positivamente didattico e suddiviso in quattro parti, di cui le prime sono dedicate a una rassegna storica dedicata ai fondamenti: antropologici, biblici e storico-teologici. La quarta parte, sistematica e propositiva, offre le coordinate fondamentali e i criteri principali per la valutazione morale dell’agire sessuale.

Il volto umano della sessualità

L’autore mostra una lodevole sensibilità nella parte iniziale antropologica, che parte da un’analisi sapienziale della fenomenologia dell’incontro “incarnato” nel Cantico dei Cantici. Il secondo capitolo della prima parte presenta una riflessione sulla sessuologia scientifica che tiene conto della sfida di elaborare uno studio della sessualità che sappia collegare la differenza biologica con quella psicologica e con quella sociale e culturale. L’analisi evidenzia come la sessualità non è soltanto un dato biologico e nemmeno un fattore psicologico variabile, ma è un fenomeno tipicamente umano e, in quanto tale, complesso e in cui confluiscono diversi fattori tra cui primeggiano quelli appena accennati. Sotto questa luce, il corpo si presenta non semplicemente come «l’involucro differenziale in cui lo spirito prende posto rimanendo neutro, ma [come] la modalità simbolica dell’essere maschile e femminile dello spirito umano». Lo spirito umano non sussiste se non nella polarizzazione sessuale segnata nella carne.

Lo sviluppo storico che attraversa le parti successive evidenzia la maggiorata attenzione e specificazione della morale sessuale che passa dalla moderna casistica, alla contemporanea attenzione olistica e personalistica all’essere umano sessuato. In questo modo viene considerato l’uomo nella sua «totalità unificata» di spirito, anima e corpo. Una testimonianza di tale personalizzazione dello sguardo sulla sessualità è il magistero di Giovanni Paolo II che «non ha paragoni nella storia della chiesa» e che presenta uno sguardo alla sessualità non estraneo, ma integrato in una fenomenologia personalista dell’amore. Scrive papa Wojtyla: «L’amore abbraccia il corpo umano e il corpo è reso partecipe dell’amore spirituale».

L’ultima parte del libro sviluppa la visuale dell’a. che parte mostrando la convergenza tra éros ed agápe (e philía) nella sana esperienza umana dell’amore e sviluppa la sua visione sulle esigenze dell’amore sessuale a partire da quest’affermazione sintetica: Vivere per l’altro/a, con tutto se stessi, nel mondo ambiente, lungo la storia.

Se si volesse segnalare qualche aspetto migliorabile nel libro, ci sarebbero due punti: l’approfondimento di visioni teologiche di spicco nella parte contemporanea (più concentrata sul magistero nell’attuale scansione) e l’allargamento della parte propositiva e sistematica dell’autore che ricopre una porzione relativamente ridotta rispetto alla mole generale del volume.


R. Cheaib, in Theologhia.com maggio 2017

Un testo didattico che analizza i fondamenti e i criteri dell’agire sessuale, «senza addentrarsi nella trattazione delle fattispecie morali che normalmente corredano i manuali». Don Aristide Fumagalli, docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, spiega nell’introduzione alla sua nuova fatica, L’amore sessuale. Fondamenti e criteri teologico-morali, che «l’intento prescelto, secondo l’indole della teologia morale, non è solo interpretativo, ma anche valutativo, cosicché lo studio dei fondamenti dell’agire sessuale, è integrato con quello dei principali criteri di riferimento per il giudizio di qualsivoglia fattispecie». Suddiviso in quattro sezioni (fondamenti antropologici, biblici, storico-teologici e criteriologia morale), lo studio è un’analisi accurata della relazione uomo-donna, con non pochi tratti di originalità.


L. Moia, in Noi. Famiglia&Vita marzo 2017

La teologia morale sessuale di cui si occupa il saggio mira a delineare le problematiche fondamentali nonché i principi essenziali relativi all’agire sessuale. Muovendo dall’alterità esistente tra l’uomo e la donna, l’a. organizza la propria ricerca in quattro parti: la prima è dedicata ai fondamenti antropologici che la sottendono; la seconda tratta dei fondamenti biblici che si evincono nella rivelazione cristiana e nelle Scritture; la terza è relativa ai fondamenti storico-teologici e ne tratteggiano l’evoluzione; l’ultima offre al lettore una criteriologia morale in grado di stabilire le coordinate necessarie per valutare moralmente l’agire sessuale.
D. Segna, in Il Regno Attualità 6/2017